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23 Ottobre 2019

Iran e nucleare: un binomio pericoloso

di Giorgio Prinzi
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Iran e nucleare: un binomio pericoloso

Possiamo credere a un programma nucleare iraniano solo per usi civili? Leggendo i rapporti dell’Iaea e osservando le ‘manovre’ strategiche delle forze militari Usa e UK, come osserva Giorgio Prinzi, segretario nazionale del Comitato italiano per il rilancio del nucleare, sembrerebbe proprio di no.

La regola non scritta della geopolitica è che chi la pratica da attore non ne parla, mentre chi ne parla non la esercita, nel senso che è solo un analista, un commentatore, uno che cerca di capire e di interpretare quello che gli attori di geopolitica, spesso ignoti e sconosciuti, pensano e quali risultati si propongono di conseguire. Questo non vuol dire assolutamente che chi ne parla ne parli a vanvera, senza avere una esatta cognizione di quello di cui discute. Si tratta solamente di farlo con metodo. I tal senso l’analista è una sorta di investigatore, che si mette al lavoro utilizzando tutti gli strumenti di indagine per risolvere il caso.Questo preambolo è una metafora per spiegare come chi scrive abbia da molti anni sostenuto che il programma nucleare iraniano avesse finalità belliche, e che, se l’Iran fosse stato in procinto di realizzare un ordigno nucleare sarebbe scattato un intervento preventivo militare condotto da una coalizione a sostegno di Israele, assolutamente non in grado di affrontare da solo un conflitto la cui portata è difficile da valutare. Inoltre, abbiamo più volte sostenuto che un attacco alle installazioni belliche nucleari e missilistiche iraniane non si sarebbe potuto limitare a sole azioni dal cielo, ma avrebbe richiesto una fase terrestre per distruggere i siti allocati in profonde caverne che oscurano la vista persino ai più sofisticati satelliti da osservazione, quelli in grado di “vedere” sotto la superficie terrestre (tra i miei più recenti scritti sull’argo mento, nei quali vengono ribadite queste tesi, ne segnalo, alla fine di questo articolo, due redatti per “Agenzia Radicali”).Il tam tam delle agenzie di stampa, che in questi giorni si sono susseguite sulla questione, conferma con un livello di approssimazione che ci gratifica in relazione a quanto scriviamo da anni. In particolare, apprendiamo che Israele ha simulato un attacco aereo a lungo raggio con contrasto attivo da parte di velivoli di Paesi amici in una esercitazione contro una base italiana, quella di Decimomannu in Sardegna; Stati Uniti e Gran Bretagna hanno reso noto di avere pianificato la dislocazione di unità navali su posizioni di attacco missilistico all’Iran e di essere pronti a una azione terrestre di truppe speciali, forse solo un eufemismo per parlare della onerosissima penetrazione in profondità con truppe di terra, ritenuta da molti esperti necessaria ed inevitabile.A tal punto il lettore si sarà chiesto come abbiamo fatto a descrivere con anni di anticipo uno scenario ufficialmente inesistente, anzi a lungo escluso dai rapporti dell’Iaea, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica, che ha per molti anni parlato del programma nucleare iraniano come finalizzato a usi civili. Siamo della Cia, del Mossad, dei Servizi più o meno deviati o, addirittura, confidenti, ovviamente inaffidabili, di qualche alta personalità iraniana?Niente di tutto questo, semplicemente conosciamo a livello professionale la materia nucleare e ci siamo letti con lo spirito critico dell’analista le fonti aperte disponibili a cominciare proprio dai documenti della Iaea, che “diplomaticamente” negavano gli aspetti militari del programma nucleare iraniano, forse per lasciare aperta una opportunità alla soluzione “suasiva” (per chi non lo sapesse moral suasion è un termine diffuso negli ambienti diplomatici, tradotto corrisponde a persuasione morale ovvero un tipo di trattativa non ricattatoria), consentendo all’Iran di “non rimetterci la faccia” in caso di retromarcia. Certo, bisogna saperli leggere, ma questo è solo questione di competenza tecnica professionale specifica. Ad esempio, che l’Iran fosse in grado di produrre Polonio-210 con un apparato laser è una vecchia informazione contenuta proprio nei rapporti dell’Iaea. Che questo radioisotopo sia un elemento indispensabile per fare detonare un ordigno al plutonio è una conoscenza tecnica legata alla sfera professionale. Tralasciamo i particolari, ma se ci si impegna a produrre questo costosissimo radioisotopo, peraltro a emivita relativamente breve (più breve è il tempo di dimezzamento di un isotopo, meno stabile è l'atomo), non si pensa certo all’elettrogenerazione. Inoltre l’Iran ha realizzato un avanzato impianto (sito di Arak) per la produzione di acqua pesante, il cui impiego bellico è noto persino ai lettori di soli fumetti. Su internet si trovano anche le foto satellitari dei siti iraniani con delucidazioni e didascalie inequivocabili per chi naturalmente abbia voglia e competenza per affrontare con serietà professionale il problema.Questo è il nocciolo della questione. Purtroppo, soprattutto nel settore della comunicazione, manca competenza e spesso anche professionalità. Viene considerata notizia solo l’esternazione, magari estemporanea se non interessata e manipolatoria del personaggio politico di turno, si riportano acriticamente i giudizi contenuti nei documenti ufficiali, quasi sempre filtrati da intermediari non neutrali, senza leggere direttamente le fonti e tanto meno analizzarle e valutarle spesso per inadeguatezza professionale, ma a volte anche con forzature deontologiche in nome del politicamente corretto. Al di là di questo piccolo autocompiacimento, ridiamo una lucidata alla nostra “sfera di cristallo” e cerchiamo di fare il punto della situazione che si è venuta a creare oggi, sforzandoci di fare delle previsioni, possibilmente corrette. Assai probabilmente l’Iran è ormai relativamente prossimo, sia pure in tempi difficili da valutare con esattezza, a realizzare l’arma nucleare, forse al plutonio e non all’uranio ad elevatissimo arricchimento (quest’ultimo tipo di ordigno apparentemente meno complesso, ma condizionato dalla tecnologia, si adatta a raggiungere il grado indispensabile di arricchimento che sinora l’Iran sembra non essere riuscito ad acquisire). Pertanto sarebbe opportuno un tentativo di dissuasione nei confronti della classe dirigente iraniana con ‘esortazione a non andare oltre, a fermarsi in tempo, a non superare la soglia limite del non ritorno oltre la quale, nell’ottica di chi si sente minacciato, sarebbe “inevitabile” la riprovazione della Comunità intervazionale. Al riguardo all’Iran sono dati già dei segnali inequivocabili quali l’attacco informatico con il virus “stuxnet”, l’eliminazione mirata di scienziati di punta nella realizzazione del programma nucleare militare, con forse un “incidente” alle centrifughe e relativa contaminazione del sito e di alcuni operatori per fare sentire, come si dice in gergo, il “fiato sul collo” alla dirigenza iraniana, nel senso di farla sentire spiata e vulnerabile.Il problema è ora tutto interno all’Iran, agli equilibri di potere e al prevalere o meno della fazione dei “falchi” o di quella delle “colombe”. L’Occidente per il momento lancia dei messaggi e “mostra bandiera” con fermezza e determinazione. Sinora, infatti, le simulazioni d’attacco a lungo raggio erano state eseguite solo da Israele e in esercitazioni senza contrasto; per la prima volta ci troviamo di fronte, con un innalzamento del livello dissuasivo, a una esercitazione congiunta e, fondamentale dal nostro punto di vista, con un ruolo centrale dell’Italia che ha messo a disposizione lo scenario della base di Decimomannu, descritta nel sito “non ufficiale” http://www.decimomannuairbase.com/. Apprendiamo da questa fonte che tale base è specializzata nella simulazione di combattimenti aerei con reparti “nemici”, con piloti che operano secondo le tecniche e le tattiche del potenziale avversario, nel corso della guerra fredda persino su velivoli dell’ex Unione Sovietica, di cui la Nato è entrata in possesso. Un’esercitazione di attacco simulato contro quella base potrebbe apparire come un inequivocabile messaggio in codice nei confronti dell’Iran: Credo che anche il profano più sprovveduto si renda conto del messaggio in codice lanciato all’Iran: “guardate che che facciamo sul serio, come ai “bei tempi” dell’ex Unione Sovietica”.Certo è, comunque che un attacco all’Iran sarebbe devastante e non potrebbe essere sostenuto dal solo stato di Israele. Gli Stati Uniti e i Paesi della Nato (tra cui l’Italia), con l’esercitazione di Decimomannu hanno ‘comunicato’ all’Iran di non farsi illusioni, sul fatto che l’Occidente sia pavido ad affrontare questo scenario, che come da anni diciamo, e come viene in questi giorni confermato da autorevoli dichiarazioni, richiederebbe l’impiego di cariche demolenti nucleari, probabilmente da piazzare in sito con azioni terrestri (le fonti ufficiali parlano di truppe speciali, più verosimilmente sarebbe necessaria una profonda penetrazione di massa con truppe terrestri) che prefigurano uno scenario conflittuale di grosse dimensioni. Per questo, secondo l’opinione personale di chi scrive, si è cominciato con il mettere in crisi un intero arco di Paesi islamici in modo da progressivamente sgretolare la loro tenuta e le loro capacità operative sul campo di battaglia. Egitto e Paesi limitrofi di retrovia quali Tunisia e Libia sarebbero, sempre a mio avviso, stati destabilizzati in quest’ottica conflittuale sul campo. Un trattamento “particolare” è stato riservato alla Siria per il suo stretto legame di alleanza con l’Iran e per il suo ruolo di cinghia di trasmissione con Hezbollah.L’attacco comunque non sarebbe imminente, anche se pianificato e con le operazioni preliminari, quali la destabilizzazioni delle aree ai margini, già messe in atto. Si spera che questo “mostrare bandiera” porti l’Iran a rivedere la sua politica nel settore del nucleare militare. Si ha infatti notizia di forti difficoltà sul fronte interno del Presidente Mahmud Ahmadinejad, peraltro non rieleggibile per un terzo mandato nella presidenziali del giugno 2013, e del gruppo che lo sostiene, in forte calo di consensi. Sarebbe pertanto già un risultato positivo se a prevalere fosse un candidato espressione di una diversa visione strategica e di un diverso impegno politico, orientato a risolvere i gravi problemi economici e sociali interni, piuttosto che a correre dietro a sogni di egemonia a cominciare da quella su un mondo islamico, affatto monolitico e con la componente di osservanza sunnita preoccupata non meno dell’Occidente da queste mire dell’Iran di confessione sciita. Un successo maggiore sarebbe il formarsi di una nuova maggioranza parlamentare su posizioni opposte a quelle attuali dominanti nelle più vicine elezioni politiche del marzo 2012, che metterebbe sotto scacco Ahmadinejad nell’ultimo anno del suo mandato, ridimensionando le sue residue velleità. Tra l’altro i candidati vengono preventivamente filtrati e messi in lista solo se conseguono le “cinque stelle” di gradimento, questa volta non da Beppe Grillo.L’auspicio è pertanto che un “felice” esito dello scontro politico interno, magari condizionato dal rischio di un conflitto esterno, possa evitare il deflagrare di un confronto in armi di vaste dimensioni, pesante ed oneroso per tutti. La politica, riecheggiando un famoso aforisma, potrebbe essere in questo caso l’alternativa con altro approccio conflittuale alla guerra classica in armi.Vogliamo almeno sperare che sia così.

 

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