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21 Ottobre 2019

Italia-Cina: due popoli, una sola app

di Carla De Leo – cdeleo@periodicoitalianomagazine.it
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Una app che con pochi gesti annulla le barriere: è questo lo scopo di ‘Cinitalia’, l’applicazione recentemente presentata alla Farnesina come esempio di promozione integrata della cultura di due Paesi: perché il linguaggio della creatività è in grado di abbattere tutte le barriere

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Comunicazione, dunque dialogo, apertura e conoscenza. Siamo certi di ricordare sempre questa breve associazione di analogie? In particolare, quando ‘sfruttiamo’ le nuove tecnologie e i mezzi di comunicazione con un fine decisamente distante e incompatibile con i concetti di tolleranza e comprensione reciproca? Probabilmente, è la presa di coscienza di come un uso ‘errato’ e fuorviante dei media possa allontanare, anziché attrarre e avvicinare, fino a generare la volontà di un’inversione di tendenza. Un tentativo di cambiare 'marcia' che intende porre l’accento sul grandissimo potenziale delle nuove tecnologie e del mondo della comunicazione: se giustamente indirizzate, esse possono rappresentare un linguaggio comune, avvicinando tutti i popoli. Ed è con questo fine che, recentemente, presso il ministero degli Esteri, è stata presentata ‘Cinitalia’, l’applicazione per smartphone che mette in contatto due popoli, due comunità e due tradizioni come Italia e Cina, molto distanti e molto diverse tra loro. In che modo? Innanzitutto, la ‘app’, ideata da Radio China international, è bilingue. Dunque, nasce già col chiaro obiettivo di essere compresa e fruita da entrambe le popolazioni, in modo tale da favorire la conoscenza dell’altro e la promozione dei rapporti. Abbiamo già visto, specie nell’ultimo anno, come gli incontri tra Italia e Cina siano diventati sempre più frequenti, a dimostrazione del fatto che i due Paesi nutrono un interesse reciproco che è sì culturale, ma che ovviamente si proietta verso il rafforzamento di una collaborazione di tipo economico. Pertanto, se le due comunità vogliono pensare di lavorare assieme, devono poter dialogare per comprendere meglio com’è fatto l’altro Paese, cosa può dare e, soprattutto, cosa poter fare come unica unità. Ad accomunare i due popoli esistono tradizioni millenarie, che entrambi considerano punti di forza su cui basare sviluppo e crescita: “Con questa applicazione vogliamo creare un’esperienza culturale: noi vogliamo accogliere visitatori, non solo attirare turisti”, ha dichiarato infatti il direttore generale per il ‘Sistema-Paese’ del Maeci, Vincenzo De Luca, “servono perciò degli strumenti, perché esistono delle barriere linguistiche”. Ma in che modo questa app è in grado di accogliere i turisti? Per scoprirlo, l’abbiamo ‘scaricata’ sul telefonino: il ‘portale’ permette di entrare in contatto con il cuore dell’altro Paese, illustrando e spiegando non solo Storia e ‘radici’, ma fornendo altresì informazioni relative alle abitudini, alle tradizioni, alla cucina, ai musei. Si trovano inoltre notizie aggiornate, punti di riferimento e indirizzi utili in caso di difficoltà (consolati, ambasciate, visti), una sezione interamente dedicata alla traduzione, distinta in settori di riferimento (per esempio: hotel, ristoranti, ospedali, frasi, aeroporti, vita, shopping, intrattenimento) che con il supporto di un traduttore vocale risponde alle domande più frequenti e urgenti degli ambiti selezionati. Anche noi ci siamo divertiti a esplorare le varie sezioni dell’applicazione e ci siamo sorpresi nell’aver constato che la frittura di pollo con arachidi può essere realizzata seguendo più di una ricetta. La app è semplice e veloce, ma consente in un gesto di metterci in contatto con una realtà molto distante dalla nostra. Lontana, ma al contempo ‘appetibile’, poiché “i due Paesi possano realizzare insieme prodotti importanti non solo per le loro comunità, ma per tutto il mercato internazionale”, ha affermato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli. Una convinzione ormai certa, confermata in primis dal memorandum del 20 maggio scorso, con cui Italia e Cina hanno firmato un accordo di reciprocità nella collaborazione. La nascita di questa ‘piattaforma’ non solo tende alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, quindi alla promozione della conoscenza delle Storie e delle comunità che i due Paesi rappresentano, ma può essere da stimolo, specie in questo periodo di tensione che domina i rapporti internazionali, per porre l’accento su ciò che unisce i popoli e non su quel che li divide. Al momento, non è dato sapere se questo nuovo strumento produrrà i frutti sperati: investimenti, internazionalizzazione delle imprese, trasferimento di competenze. Sicuramente, ci troviamo di fronte a una risposta innovativa, adatta a facilitare questo delicato momento storico delle relazioni bilaterali e, soprattutto, in linea con l’attuale tendenza di ‘fusione’ tra media tradizionali e quelli nuovi. Gli scambi tra Cina e Italia si stanno intensificando e sono ormai assidui: molti gli investimenti cinesi in Italia, nel settore delle imprese, della cultura e dell’università. Più di 22 mila studenti cinesi studiano qui da noi ed è stato istituito un progetto di ‘scambio’ tra musei, rassegne e mostre. In Cina, qualche setimana fa, è stata inaugurata la ‘Festa del vino’ (il 9 settembre scorso), interamente dedicata all’Italia, a testimonianza di come il nostro Paese e i suoi prodotti, in special modo il vino, sia molto apprezzato dal popolo cinese, avvicinandosi al loro gusto. La pubblicizzazione di questa festa, tra l’altro, ha notevolmente  incrementato la quota di vino italiano esportato: ciò rende bene l’idea di quanto i media e la promozione culturale stiano diventando sempre più importanti. Infine, questa 'piattaforma' consente di creare un ‘ponte’ e di restare collegati nei più differenti ambiti: politica, economia, turismo, ricerca, università, cultura. Ed è un tentativo ‘apripista’ per ulteriori iniziative di carattere culturale: sono già in cantiere altri elementi di coproduzione e collaborazione, come dimostra la firma del protocollo tra Rai e China Radio international, che punta sull’attività internazionale e prevede una serie di programmi che realizzino uno scambio incrociato per la diffusione di materiale presente in archivio, ma anche formazione di contenuti nuovi.           
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