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23 Ottobre 2019

Italia 'superpotenza' della cultura

di Carla De Leo – cdeleo@periodicoitalianomagazine.it
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Questo il postulato da cui prenderanno il via oltre 5 mila iniziative di promozione integrata della nostra ‘diplomazia culturale’ in tutto il mondo: un rilancio che prevede, per quest’anno, 20 milioni di euro di investimenti in più rispetto al 2016

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Comprendiamo chi siamo e cosa sappiamo fare. Guardiamo alla nostra Storia, ai nostri successi e ai nostri fallimenti. Fatto questo, tiriamo le somme e organizziamoci per investire risorse economiche e diffondere  iniziative che incentivino le nostre ‘eccellenze’, rafforzando le nostre possibilità economiche-commerciali, che passano senza dubbio per altre ‘eccellenze’ italiane: le persone. Questo il ‘ragionamento’ seguito dal nostro mondo diplomatico, alla ricerca di una strada che rilanci il Paese. Ma cosa sappiamo fare? Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, come ha dichiarato in più di un’occasione durante la riunione degli Addetti scientifici e nella conferenza dei direttori degli Istituti di cultura italiani all’estero, sostiene che la nostra arma vincente sia proprio la cultura: “L’Italia non è una super potenza militare, ma sta nel mondo con la postura di una superpotenza della bellezza, della cultura e della scienza”. Cultura intesa come insieme di valori, tradizioni, competenze e eccellenze, per le quali siamo ammirati e richiesti in tutto il mondo. “E’ proprio sulla cultura su cui bisogna puntare per un rilancio che sia d’immagine prima, economico poi, del Paese”, prosegue il responsabile della Farnesina. Ma in quale modo? La nostra proposta diplomatica è diventata, in questi utimi anni, molto ‘ramificata’. E prevede l’ampliamento di più sinergie. Innanzitutto, essa sottolinea la necessità di una convergenza di obiettivi e di sforzi con quelli di altri ministeri, dell’Istruzione e dei Beni culturali in primis, affinché sia pianificata, ricca, valida e continua; in secondo luogo, stabilisce l’incremento del coinvolgimento del mondo della promozione integrata tra diplomazia propriamente detta e quella economico-culturale. Ciò perché le personalità italiane di ‘spicco’ all’estero, che promuovono la nostra cultura direttamente o indirettamente, sono da considerarsi ‘portatori di italianità’ al di fuori dei nostri confini nazionali. In pratica, sono veri e propri diplomatici, ambasciatori e divulgatori dei valori, delle conoscenze e delle competenze del nostre Paese. La convinzione che il progetto sia quello ‘giusto’ e la dimostrazione di serietà nel volerlo perseguire è testimoniato dai 20 milioni di euro in più, rispetto allo scorso anno, stabiliti dalla legge di bilancio approvata a fine anno, da destinare alla promozione, oltreché dalle 5mila e più iniziative previste in tutto il mondo. I settori coinvolti sono la musica, l’arte, la scienza, la salute, l’aerospazio, l’agrifood, la cucina, il design, l’insegnamento della lingua italiana: in sostanza, i comparti che danno primato all’Italia nel mondo e che, per molto tempo, non sono stati adeguatamente ‘coltivati’ dai Governi precedenti. Su quest’ultima questione è Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali, a sottolineare non solo come i mancati sovvenzionamenti alla cultura degli anni passati abbiano ‘ostacolato’ l’insorgere di nuovi talenti, ancorando le nostre ‘glorie’ a 'personalità del passato', ma abbiano anche impedito la costruzione di un’agenda in cui stabilire le priorità. “Ma i prossimi importanti appuntamenti di rilevanza internazionale”, dichiara il ministro, “come l’anniversario di Leonardo, di Raffaello e di Dante, anche in previsione del G7 di Taormina – che avrà, per la prima volta nella storia di un G7, la cultura come tema portante – dovrebbero ‘costringerci’ a iniziare a programmare con largo anticipo i settori in cui il Paese vuole investire negli anni a venire. È fondamentale”, prosegue Franceschini, “stabilire una missione su alcune priorità: stiamo infatti lavorando a un provvedimento legislativo che consenta di avere indicazioni già per anni lontani. Ci serve un’azione strategica più forte, che dia ‘vetrina’ all’estero non solo alle glorie passate, ma che investa anche sui nuovi talenti”.

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Diffondere l’arte, la lingua, la musica, la cultura e tutto ciò che concerne il ‘vivere all’italiana’ significa aumentare le possibilità di far affezionare i ‘non italiani’ all’umanesimo e all’umanità del nostro Paese. Ruolo che spetta, oltre che alle istituzioni e agli istituti di cultura italiani nel mondo, anche ai mezzi di comunicazione. “E’ proprio questo lo spirito”, ricorda il direttore della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, “che ha animato la creazione di contenuti di molti nostri palinsesti, in cui si è tentato di far emergere l'identità italiana, sperando di raggiungere un pubblico amplissimo. Abbiamo riportato la ‘prima’ della Scala in diretta e credo sia indicativo constatare che i non italiani che hanno visto la ‘Butterfly’ fossero 12 milioni di persone. È un dato significativo: la cultura ce l’abbiamo nel sangue e dev’essere una nostra priorità”. I numeri sembrano confermare: un terzo del nostro fatturato turistico deriva proprio dal nostro comparto culturale, che produce da solo il 17% del Pil. Per questo, dopo anni di ristrettezze, è tornato il momento degli investimenti, che vanno a triplicare i contributi alla promozione integrata – dalla cifra di bilancio, notiamo non solo i 20 milioni di euro del 2017 rispetto all'anno scorso, ma anche altri 30 milioni per il 2018 e 50 milioni per il 2019. Al momento, non ci è possibile prevedere se promuovere insieme la nostra arte, la nostra bellezza, il nostro ‘design’, il nostro gusto, la nostra cucina e una serie di valori italiani che sono considerati ‘eccellenze’ nel mondo, possa davvero spingere ancor più velocemente un motore importantissimo della nostra economia. Ma quel che ci sembra lecito ricordare ai più 'scettici' è che, per anni, abbiamo tutti lamentato i ‘tagli’ alla cultura e alle conseguenti possibilità sottratte al Paese. Ora, non abbiamo più scuse: bisogna abbandonare i 'soliti egoismi' e lavorare insieme per ricostruire i vari ‘pezzi’ di un Paese che ha subìto più del necessario gli effetti di una depressione economica mondiale troppo lunga e devastante.

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NELLA FOTO: IL DIRETTORE GENERALE DELLA RAI, ANTONIO CAMPO DALL'ORTO

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