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20 Giugno 2024

Nicola Procaccini (FdI): "Una Ue troppo debole e ipocrita innanzi al conflitto in Ucraina"

di Valentina Spagnolo
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Nicola Procaccini (FdI): "Una Ue troppo debole e ipocrita innanzi al conflitto in Ucraina"

Ripercorrendo il percorso del suo mandato al parlamento europeo, abbiamo avuto modo di riconoscere il costante impegno di un valido esponente della destra italiana verso i temi salienti legati all’ambiente, alla sicurezza e in difesa della produzione ‘Made in Italy in Europa

Nicola Procaccini è attualmente parlamentare europeo del gruppo Ecr (Conservatori e riformisti europei, ndr). La sua lunga attività politica è cominciata già negli anni universitari, tra le formazioni universitarie e giovanili della destra italiana. A soli 21 anni diventa consigliere comunale a Terracina (Lt), dove è fra i banchi dell'opposizione. In Azione Giovani nasce una stretta collaborazione con Giorgia Meloni, di cui diventa portavoce nel 2008, quando quest'ultima ha ricoperto l’incarico di ministro per le Attività giovanili nel quarto governo Berlusconi. Nel 2011 lascia la carica di portavoce e si candida a sindaco di Terracina, risultando il candidato più votato al primo turno, con il 44,78% dei voti e accedendo al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra, Gianfranco Sciscione (21,71%). Al secondo turno, viene eletto sindaco con il 52,85% dei consensi, contro il 47,14 del suo avversario. Sempre nel 2011 entra a far parte del Popolo delle Libertà. Con la sospensione del PdL nel 2013, aderisce a Fratelli d’Italia e, nel 2016, si ripresenta come candidato a sindaco di Terracina, dove viene rieletto col 63,09% dei consensi. Alle elezioni europee del 2019 si candida con Fratelli d’Italia nella circoscrizione dell’Italia centrale, risultando il primo dei non eletti con 45 mila 331 preferenze. Entra nel parlamento europeo in seguito alla rinuncia del seggio da parte di Giorgia Meloni. Pertanto, il 19 luglio 2019 si dimette da sindaco di Terracina per l’incompatibilità tra le due cariche. Presso il parlamento europeo è membro della Commissione Libe - Libertà civili, Giustizia e Affari interni, organo in cui ricopre l’incarico di coordinatore per il gruppo Ecr e membro supplente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Alcuni suoi rilievi critici in difesa e a tutela della produzione agricola italiana si sono rivelati corretti. In particolar modo, intorno alla mancanza di distinzione imposta dall’algoritmo di etichettatura europea chiamato ‘Nutri-Score’, che semplifica eccessivamente la presenza di sostanze grasse negli alimenti e nei prodotti agricoli. Un esponente decisamente interessante e innovativo della destra italiana, che in futuro farà senz’altro parlare di sé.

Nicola Procaccini, cominciamo dalla crisi in Ucraina di questi giorni. Nonostante l’apparente estraneità dell’Unione europea a tale conflitto, è evidente il nostro coinvolgimento sotto più punti di vista: vuole esprimere, in merito, la sua posizione?
“Il doloroso conflitto che si è aperto alle porte dell’Europa ha delle complesse implicazioni sotto il profilo geopolitico ed economico. Ma ci sono alcuni punti fermi: intanto, è evidente che siamo innanzi all’attacco contro una nazione democratica, libera e indipendente, come l’Ucraina, che come tale dovrebbe essere lasciata libera di scegliersi il proprio governo e i propri alleati nel mondo. Un’invasione militare messa in atto da un regime, quello di Putin, che non esita a reprimere ogni forma di critica o dissidenza interna. Migliaia di russi sono stati arrestati, in questi giorni, durante le proteste contro l’invasione. Tra loro, tante donne che non hanno nulla da invidiare al coraggio degli ucraini di ogni genere ed età, che da settimane vivono nelle trincee o nei bunker sotterranei. L’altro punto fermo è che questo conflitto ha portato a ‘galla’ alcune ipocrisie che hanno dominato in questi anni. Come quella che, in Italia, ha condotto allo smantellamento del nostro Esercito, perché il suo mantenimento è stato considerato troppo costoso e per fare cosa gradita a un pacifismo ‘à la carte’. O quella europea della violazione dello stato di diritto da parte dei governi liberamente eletti in Polonia e Ungheria, mentre si facevano affari d’oro con regimi come quelli in Russia e in Cina. O ancora, l’ipocrisia che vorrebbe l’Europa protagonista nello scacchiere internazionale e che, invece, nella questione ucraina, sta dimostrando, ancora una volta, di essere un gigante burocratico e un ‘nano’ sotto il profilo politico. Anche per questi motivi siamo preoccupati, devo ammetterlo, circa le conseguenze che il conflitto in corso può generare in ambito economico e sociale, specie in ambito energetico. Anche per questo, grazie all’impegno del nostro gruppo dei Conservatori e riformisti europei, è stata ottenuta l’iscrizione all’ordine del giorno della plenaria, prevista per la fine di marzo a Bruxelles, di una discussione sulla sicurezza energetica alla luce della crisi ucraina”.

In tema di ambi
Nicola_Procaccini.jpgente e ‘New green deal’, quali sarebbero i limiti e, al contempo, le soluzioni del suo gruppo politico? E quali i vostri eventuali modelli di riferimento e di sviluppo per la custodia e la manutenzione dei nostri territori e della loro bellezza?
“L’attenzione per i temi legati alla tutela dell’ambiente è da sempre presente nella mia esperienza, politica e di vita. E anche nell’ecologia sta l’identità di Fratelli d’Italia e del pensiero politico dei conservatori. Certo, noi siamo ben lontani dalla ‘rivoluzione verde’ alla Frans Tiemmermans, che ha una visione estremista applicata un po’ a tutto. Sulla transizione energetica riteniamo, invece, sia giusto porsi degli obiettivi anche ambiziosi, a patto però che siano realistici, altrimenti, paradossalmente, potrebbero diventare un ‘boomerang’. Per il resto, io credo che un certo ambientalismo rappresenti un surrogato del comunismo che ha lasciato tanti orfani in questo secolo, al punto da spingerli a trovare riparo presso un altro massimalismo: quello cosiddetto ‘green’. Ciò si traduce in politiche violente e vagamente sospette, che mirano a raggiungere obiettivi tutto sommato positivi, ma con la forza dell’imposizione coercitiva. Viceversa, noi riteniamo che alle tasse e ai divieti si debbano preferire gli incentivi nei confronti della ricerca tecnologica e della produzione sostenibile. In ‘Saluto e augurio’ di Pasolini c’è un passo che egli ripete, in questa sorta di testamento ideale: ‘Difendi, conserva, prega’. E’ un concetto formidabile, poiché chiude il cerchio anche intorno a questioni come la difesa della vita fin dal concepimento. Ma questo soffio divino non c’è nell’ambientalismo di sinistra. Delineato questo aspetto generale, direi che sono diverse le misure che possono essere adottate per custodire la bellezza della natura. Faccio due riferimenti su tutti: il primo, riguarda, per esempio, il promuovere l’agricoltura di precisione con adeguati sostegni economici, affinché si possa cambiare il sistema produttivo attraverso la sintesi fra vecchie tradizioni e nuove tecnologie. Ci sono tante buone pratiche ancora poco conosciute e valorizzate, capaci di migliorare la qualità dei prodotti e, nello stesso tempo, di ridurre le ‘esternalità’ negative. Bisogna avere il coraggio e la possibilità di innovare. Inoltre, mi piacerebbe introdurre, in Italia, una misura fatta approvare dai conservatori inglesi: la cosiddetta ‘Green Belt’: una norma che regola il controllo dello sviluppo urbano in Gran Bretagna. L’idea centrale è quella di realizzare un ‘anello verde’ intorno ai centri abitati, al fine di contrastare l’urbanizzazione a favore della preservazione di aree occupate da terreni agricoli, aree boschive e luoghi di svago all’aria aperta”.

Rispetto invece ai limiti dell’Unione europea, ossia l’assenza di una vera e propria Costituzione e la produzione di sentenze della Corte di Giustizia talvolta inique e incoerenti con quei princìpi ispirati a una reale equità e democrazia, quale dovrebbe essere la nuova direzione della Ue rispetto all’attuale ‘modus operandi’, ancora scevro di una solida identità?
“Definiamo, innanzitutto, che la nostra idea di Europa è quella della realizzazione di una Confederazione di Stati sovrani, rivendicando pari dignità tra partner, al fine di rafforzare quella grande casa europea in cui tutti siano protagonisti. A questa struttura dovrà accompagnarsi la valorizzazione delle nostre radici giudaico-cristiane e delle nostre tradizioni culturali, a cui da tempo l’Europa ha invece rinunciato per la folle idea di evitare di ‘offendere’ quelle degli altri. L’attuale struttura della Ue genera, invece, delle situazioni di disparità che hanno in sé forti elementi di arbitrarietà. Ne abbiamo uno degli esempi più evidenti sul tema dello ‘Stato di diritto’. I governi democraticamente eletti di Polonia e Ungheria e i loro cittadini sono sottoposti a un odioso ricatto sul ‘Recovery Fund’: un meccanismo che vincola l’erogazione di contributi proprio al rispetto dello ‘stato di diritto’. Tale procedura viene puntualmente invocata dalla Ue nei confronti dei governi di centrodestra ogni volta che questi adottano provvedimenti non condivisi dalle sinistre, che governano la Ue, su questioni quali il contrasto alla immigrazione illegale. Solo per essersi ribellate a questa ‘macchinazione’, Budapest e Varsavia vengono attaccate e penalizzate da Bruxelles. Stessa sorte è toccata alla Slovenia, dopo che recentemente i suoi cittadini hanno eletto un governo di centrodestra. E’ così che l’Europa mostra le sue disparità e lo sbilanciamento di un sistema che va, evidentemente, riformato”.

Lo stato di diritto e le cosiddette Ong ‘no borders’ sono dei temi assai complessi, che riguardano gli aspetti etici e sociali che affliggono la nostra attualità: ha in mente delle soluzioni pragmatiche, oppure degli strumenti che possano indurre a una costruzione più innovativa dell’Europa, più aderente alle esigenze di tutti gli Stati-membri?
“Noi lo diciamo in ogni occasione: vogliamo un’Europa che si occupi di poche, grandi questioni e, invece, lasci decidere alle nazioni su tutto il resto e non perda tempo, né cerchi di vincolare e opprimere, la vita dei cittadini con assurde regolamentazioni. Un'Europa confederale, con obiettivi in politica estera, cultura, difesa che, tuttavia, non vìoli la sovranità delle nazioni che la compongono. Questa è l'dea che io e il mio gruppo politico portiamo avanti: un’idea che era, per esempio, anche quella del generale De Gaulle, come ho avuto modo di ricordare al presidente Macron, nel corso di un mio intervento al parlamento europeo alla presenza del presidente francese. Combattiamo il progetto di un ‘superstato’ europeo che riduce i nostri Stati sovrani a entità amministrative, dominate da una burocrazia senza volto. Così come combattiamo l'idea di fronteggiare l'immigrazione illegale chiudendo le frontiere interne e imponendo all'Italia di tenerle aperte verso l'esterno. L'Europa non sarà mai uno Stato, ma è sicuramente una civiltà da proteggere e tramandare ai nostri figli. Non è ammissibile che le Ong di mezza Europa conducano una battaglia politica, scaricando il peso di un’immigrazione di massa sull’Italia, considerata alla stregua di un gigantesco ‘campo profughi’. E’ inconcepibile che la Ue continui a gestire un tema centrale come le politiche migratorie appaltando a terzi, Turchia in testa, la gestione e la sicurezza dei propri confini. La nostra posizione resta quella secondo la quale serva bloccare le partenze e, al contempo, aprire degli ‘hot spot’ nei Paesi di origine della immigrazione illegale, per poter dare accoglienza solo a coloro che davvero fuggono da guerre e persecuzioni, come sta purtroppo accadendo per la popolazione ucraina”.

L’importanza del Made in Italy e la qualità dei nostri prodotti per lei significa molto: l’Unione europea ha compreso e concepito l’opportunità di misure più attinenti in questo campo, soprattutto in riferimento all’Italia? E il riconoscimento della qualità e della differenziazione da Stato a Stato viene visto come un differenziale premiante, oppure incontra dei limiti?
“Anche qui, io ritengo che la Ue sia ben lontana dal considerare e riconoscere le peculiarità di ogni sua nazione come una vera ricchezza. Si punta, invece, a una omologazione indiscriminata, che annulla i fattori peculiari di qualità. E’ così, per esempio, che la Commissione europea continua nella strada di introdurre un sistema di etichettatura dei prodotti basato sul ‘Nutri-Score’, che rischia di provocare gravi danni al commercio e alla vendita dei prodotti agroalimentari italiani. Le nostre eccellenze gastronomiche rischiano di essere etichettate come prodotti poco affidabili sotto il profilo nutrizionale, a vantaggio dei cibi ‘spazzatura’: non è in questo modo che si aiutano i consumatori a compiere scelte alimentari consapevoli e sane, com’è invece negli obiettivi della Ue. E il pericolo che si corre è quello di mettere in ginocchio l’intera filiera del Made in Italy, che rappresenta un tassello fondamentale per l’economia italiana. Che va difesa, specie in questo momento, in cui si trova a dover affrontare i gravi problemi legati alla crisi economica in atto. Insieme ai miei colleghi di Fratelli d’Italia ho anche depositato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo delucidazioni in merito. Per intenderci, in base a questo sistema, l’olio d’oliva, prodotto d’eccellenza, sarebbe classificato con la lettera ‘D’ e identificato con un bollino rosso. Al contrario, una bevanda gasata e zuccherata sarebbe più salutare dell’olio e identificato con una ‘A’ e il bollino verde. Ecco: è qui che la Ue risulta debole, percepita dai cittadini come un sistema politico distante: un apparato burocratico opprimente, che obbedisce a una struttura giurisdizionale cieca, che umilia le peculiarità di ogni nazione invece di valorizzarle”.              

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NELLA FOTO QUI SOPRA: NICOLA PROCACCINI DURANTE UN SUO INTERVENTO AL PARLAMENTO EUROPEO

AL CENTRO: L'EUROPARLAMENTARE AL TERMINE DI UNA CONFERENZA STAMPA

IN APERTURA: IL GIOVANE ESPONENTE CONSERVATORE MENTRE STA DIALOGANDO CON I SUOI ELETTORI


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