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20 Maggio 2019

Il day after di Obama

di Vittorio Lussana
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Il day after di Obama

Il nuovo scenario politico che si apre dopo le elezioni americane di medio termine probabilmente costringerà il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a modificare la propria politica fiscale, al fine di tenere sotto controllo il proprio bilancio federale. Ridurre le spese dello Stato per tagliare le tasse e ridare smalto all’economia: in pratica, il massiccio afflusso di denaro pubblico teso a salvare il sistema economico americano non ha sortito gli effetti sperati. Anzi, ha ridato fiato a chi sperava, sulla sponda repubblicana, che tale tipo di politica non avrebbe consentito una ripresa dei consumi di lungo periodo. Obama sarà dunque costretto a riprendere la strada della riduzione delle spese cercando, al contempo, di tagliare le tasse. Verranno estesi gli sgravi fiscali con un taglio delle imposte anche per i cittadini più ricchi, in contrasto con il vecchio piano ‘socialista’: estendere i tagli delle tasse solo ai ceti medi e alle famiglie con un reddito inferiore ai 250 mila dollari. Ma anche con una simile ‘sterzata’, l’economia americana sarà ancora troppo debole per poter affidare la propria ripresa esclusivamente agli investimenti privati. In sostanza, gli Stati Uniti sono costretti a rinunciare quasi totalmente alla crescita. Il rischio è insomma quello di passare all’eccesso opposto, con una politica di tagli che danneggi ulteriormente l'economia statunitense, ancora fragile dopo il tracollo della seconda metà del 2008 e con un tasso di disoccupazione che ormai sfiora il 10%. Per Obama, oltre al danno elettorale subito, ciò significherebbe una vera e propria beffa. Il fulcro della questione, infatti, rimane quello di un Paese, gli Stati Uniti, che vede sempre più vicino il giorno in cui dovrà cedere lo ‘scettro’ di prima potenza economica mondiale. Cina e India sono ormai vicine, poiché avanzano con crescite del Pil del 6% l’anno. L’Europa contiene le spese e si mantiene in una posizione di attesa che, tuttavia, non facilita le cose, poiché tende a isolare gli Stati Uniti sul fronte commerciale: gli americani non riescono a esportare granché, né hanno grandi capacità commerciali in grado di offrire sbocchi all’export tedesco, francese e italiano. Dunque, l’Europa guarda a est. E sui problemi degli Stati Uniti  fa spallucce, poiché la globalizzazione impone che ognuno pensi a se stesso e si attivi con i soli propri mezzi.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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