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23 Ottobre 2019

Ucraina: una situazione a rischio dettata dalla Storia

di Giorgio Morino
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Ucraina: una situazione a rischio dettata dalla Storia

A poche ore dall'esito del referendum in Crimea, continua a crescere la tensione nella comunità internazionale. A nulla è valso il tentativo Usa di 'bloccare' la consultazione dato che non è stata autorizzata dall'Ucraina. Nel frattempo, alcune decine di migliaia di persone sono scese in piazza nel centro di Mosca per una manifestazione pacifista promossa dall'opposizione extraparlamentare per protestare contro la politica di Putin. La situazione rischia di degenerare e sfuggire di mano all'ONU. A lanciare un grido di allarme è l'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite, Yuriy Sergeyev denunciando che "le truppe russe sono entrate nella parte sud del territorio nazionale dalla Crimea". La complessità della questione ucraina ci ha portato a chiedere l’opinione del professor Francesco Guida, docente di Storia dell’Europa centro-orientale presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Roma 3, con il quale abbiamo cercato di ricostruire il percorso storico dell’Ucraina con lo sguardo proiettato alla possibile evoluzione di questa crisi.

Professor Guida, potrebbe individuare l’origine dei contrasti in Ucraina, soprattutto per quello che riguarda le varie etnie che oggi compongono la popolazione del paese?
"Sugli eventi storici che, attraverso molti secoli, hanno costituito la base per i contrasti di carattere etnico che si registrano oggi in Ucraina, si potrebbe tenere un intero corso universitario. Le più importanti formazioni statali degli slavi orientali in epoca (per noi) medievale si trovavano in terra oggi ucraina. La diversificazione tra nazioni diverse nel contesto della grande massa slava orientale è un fenomeno successivo alla conquista mongola del Duecento. In seguito, in età moderna, i singoli popoli hanno seguito percorsi diversi a seconda dell’evolversi politico e militare del quadro internazionale. In età contemporanea il popolo ucraino ha fatto fatica a fare riconoscere una propria identità in seno all’impero zarista. Identità che invece è stata riconosciuta nel contesto dell’Unione sovietica, sebbene con “intensità” diversa a seconda delle diverse fasi. Nel territorio della Repubblica socialista sovietica, dopo il 1945 e il 1954 identico a quello dell’attuale Repubblica democratica, hanno finito per convivere in misura ben diversa ucraini, russi e altre genti, formando una miscela che oggi rischia di essere esplosiva".

Come ha influito la dominazione sovietica sullo sviluppo storico dell’Ucraina? 
"Il regime sovietico ha influito notevolmente sulla storia ucraina recente, non solo per la sua peculiarità sul piano sociale ed economico, oltre al carattere politico e ideologico, ma anche perché, all’ombra dell’URSS, l’Ucraina ha potuto includere dopo la seconda guerra mondiale i territori occidentali abitati in larga parte da ucraini (o ruteni) che erano rimasti per oltre venti anni nei confini di altri Stati. In quegli stessi territori (con capitale Leopoli, Lvov, Lviv, Lemberg) dopo la prima guerra mondiale era stato proclamato in modo effimero un secondo Stato ucraino, accanto a quello che aveva per capitale Kiev. Inoltre nel 1954, per festeggiare il trecentesimo anniversario dell’unione con la Russia proclamata a metà Seicento da una Rada (Parlamento) ucraina, la dirigenza sovietica, con Chruščëv in testa, decise la cessione della penisola di Crimea dalla Russia all’Ucraina: ovviamente si trattava di due Repubbliche che facevano parte dello stesso Stato, l’URSS. Oggi sappiamo che fu una scelta infelice".

Quali sono state le conseguenze della caduta del regime sovietico?
"Poiché dopo il 1991 l’URSS si divise sulla base dei confini esistenti tra le 15 Repubbliche federate, la Crimea restò come parte integrante dell’Ucraina, nonostante vi abitasse una maggioranza di russi o russofoni accanto a cospicue minoranze di ucraini e tatari (fino al tardo Settecento padroni della penisola). Da qui tensioni e problemi che sembravano risolti con il riconoscimento nella Costituzione ucraina di una significativa autonomia. In più a Sebastopoli restò la flotta sovietica del mar Nero che fu attribuita alla Russia, dopo una lunga trattativa e con il consenso anche degli Stati Uniti. Così come alla Russia fu ceduto anche l’armamentario nucleare installato in terra ucraina. Insomma è evidente che la questione crimeana aveva caratteristiche molto particolari, tali da renderla a rischio in presenza di eventi tumultuosi nel resto dello Stato".

La tensione internazionale provocata dalle rivolte in Ucraina ha ricordato a molti analisti il periodo della Guerra Fredda. Pensa che una soluzione diplomatica sia possibile come lo fu allora?
"La soluzione diplomatica è in primo luogo auspicabile e forse anche possibile. Si potrebbe pensare ad esempio a rendere più marcata l’autonomia della Crimea e a un accordo russo-ucraino, come quello che siglarono Austria e Italia anni dopo la seconda guerra mondiale riguardo all’Alto Adige (Sud Tirolo). Insomma si dovrebbe ribadire lo status particolare della penisola e la presenza di precisi interessi russi. Naturalmente è possibile anche la secessione della Crimea, poco importa se riconosciuta internazionalmente; mentre qualche problema in più nelle relazioni internazionali creerebbe l’annessione alla Russia. Resta il fatto che la sovranità ucraina è stata messa fortemente in discussione con una serie di fatti compiuti a opera non solo dei russi di Crimea, ma anche di forze militari russe".

Ritiene che una eventuale scissione della Crimea dall’Ucraina possa provocare una reazione a catena negli altri territori ucraini più vicini alla Russia?
"I riflessi della secessione della Crimea su altre regioni, orientali o meridionali, dell’Ucraina, potrebbero essere di vario genere. Chi in quelle regioni guarda alla Russia potrebbe sentirsi più forte, ma è da vedersi se troverebbe l’esplicito appoggio di Mosca (magari anche militare). Sarebbe per Putin una scelta forse troppo radicale. Dunque, paradossalmente, la secessione crimeana potrebbe porre fine alle pulsioni secessioniste di altre regioni o città ucraine. Viceversa una soluzione di compromesso in Crimea potrebbe favorire soluzioni politiche anche per gli altri territori. Proprio l’opzione di Kiev verso l’Unione Europea dovrebbe rendere i governanti ucraini ancor più disponibili di quanto già non siano stati, verso il riconoscimento di identità culturali e linguistiche, prima ancora che etniche, diverse da quella principale, cioè ucraina. Lo dico pensando alla forte mediazione che Bruxelles ha esercitato in Lettonia ed Estonia quando i nuovi Stati democratici avevano manifestato l’intenzione di non riconoscere come cittadini gli slavi insediatisi al loro interno in epoche recenti, all’ombra del regime sovietico e della sua politica economica, i quali non conoscevano la lingua lettone oppure estone2.

Quali sono i reali interessi economici di Europa e Stati Uniti in Ucraina?
"Gli interessi statunitensi riguardano più la geopolitica che non l’economia, anche se il mercato ucraino non è affatto privo di potenzialità. Uno Stato ucraino non legato a filo doppio a Mosca ovviamente non dispiace affatto a Washington, soprattutto perché la Russia non torni ad essere un competitore di pari livello come durante la Guerra fredda. Nella crisi corrente sono poi in ballo anche questioni di principio che i dirigenti statunitensi non possono non considerare in presenza della propria opinione pubblica. Quanto all’Unione europea si tratta di interessi ben più importanti. Non solo è in primo piano la questione energetica, ma pure l’idea che il continente europeo non si ferma ai vecchi confini dell’URSS, né geograficamente né politicamente e idealmente. Molti popoli slavi sono inclusi nella UE per loro scelta; perché ne dovrebbero restare fuori gli ucraini? Invero non dovrebbero restarne fuori neanche i russi, ma lo Stato russo ha dimensioni enormi e una natura euroasiatica che ne condiziona l’esistenza e le mosse".

Per concludere, quali potrebbero essere le ripercussioni che un eventuale conflitto potrebbe avere in Europa?
"Se scoppiasse un vero conflitto tra Ucraina e Russia, le conseguenze sono difficili da prevedere, ma sarebbero comunque gravi. La gamma è ampia: il massimo di gravità si avrebbe se gli USA fossero coinvolti in qualche forma nel conflitto; grave sarebbe il semplice conflitto tra Russia e Occidente, già in parte avviato, sul piano diplomatico ed economico; meno grave un conflitto limitato alla sola Crimea e “freddo”, cioè senza un vero dispiegamento degli eserciti, ma con episodici scontri già occorsi anche se in forma incruenta. L’auspicio non può che essere rivolto al conseguimento di una soluzione diplomatica di compromesso (se ne sta parlando da giorni ai massimi livelli), ma si può ipotizzare anche una violazione del diritto internazionale non seguita da una guerra vera. In varie regioni del mondo ci sono guerre 'sopite', anche nell’area del mar Nero: si pensi alle regioni che hanno proclamato la secessione dalla Georgia (Ossetia meridionale e Abkhazia), o alla Transnistria oppure al Nagorno Karabakh occupato dagli armeni da un quarto di secolo".


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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