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23 Ottobre 2019

Scomparso a Roma, Mons. Hilarion Capucci

di Fabrizio Federici
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Il mondo perde un uomo coltissimo e una personalità interessante, che credeva sinceramente nella causa palestinese senza cercare vantaggi personali

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Dopo Rabin, Arafat, Peres e Nemer Hammad è scomparso, il 1° gennaio 2017 a Roma, un altro protagonista della vicenda israelo-palestinese: a 94 anni, è morto monsignor Hilarion Capucci, siriano, arcivescovo cattolico (Ordine Basiliano Aleppino), dal 1965 al 1974 vescovo ausiliare presso l'arcieparchia di Gerusalemme dei cristiani greco-melchiti. Capucci sarà sepolto a Beirut, dopo una breve commemorazione al ‘Karol Wojtyla Hospital’ di viale Africa e i funerali del 4 gennaio 2017, nel pomeriggio, presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, meglio nota come ‘Bocca della verità’. Controversa figura di religioso dichiaratamente filopalestinese e antiisraeliano, nell'estate del 1974 venne fermato, in Israele, con un carico d'armi destinato alla resistenza palestinese e condannato a 12 anni di carcere: una detenzione conclusasi dopo soli tre anni e mezzo, grazie al diretto intervento di Papa Paolo VI. Personalità interessante, uomo coltissimo che più che Desmond Tutu ricordava Camillo Torres o certi religiosi nordirlandesi, protestanti o dell'Ira, contigui alla lotta armata. Nel 1979 non esitò a plaudire al potere assoluto di Khomeini in Iran e a esaltare, nel 2002, i ‘kamikaze bombaroli’ della seconda Intifada. Se alcune sue scelte risultano obbiettivamente ambigue o esasperate, i suoi sostenitori lo paragonavano ai religiosi europei schieratisi in prima persona a fianco dei resistenti all'occupazione nazista, o ai ‘Cristeros’, i guerriglieri cattolici nel Messico ultralaicista anni '20. Con tutte le critiche possibili e, a volte, doverose verso la politica israeliana nei Territori occupati, non ci sembra tuttavia corretto paragonare Israele agli occupanti nazisti dell'Europa, o al Messico di Plutarco Elias Calles. Va detto, però, che Capucci credeva sinceramente nella causa palestinese senza cercare vantaggi personali. Ed era sempre pronto a pagare direttamente per le sue scelte. Ultimamente, si era battuto per la fine della guerra civile in Siria, chiedendo "un dialogo fraterno, costruttivo e trasparente per giungere a una pacifica riconciliazione e a una pace giusta". Inoltre, stava cercando di far comprendere, agli osservatori internazionali, la necessità di uscire dal comodo clichè ‘occidente angelo-Assad demonio’ che, come già accaduto con Saddam Hussein in Iraq e Gheddafi in Libia, rischia, al di là anche della buona fede di molti sinceri sostenitori della democrazia nel Terzo mondo, di fungere da alibi a precisi disegni imperialistici delle superpotenze.
Oggi, in questo Medio Oriente e, soprattutto, sullo scenario israelo-paestinese, la maggioranza delle popolazioni vuole sinceramente la pace, dopo quasi settant'anni di guerra intermittente. Questo 2017, in cui ricorrono, singolarmente, i 50 anni dalla ‘guerra dei sei giorni’ e i 100 anni della storica ‘Dichiarazione Balfour’ del 31 ottobre 1917 con cui il Regno Unito, durante la prima guerra mondiale, promise il proprio interesse a favore della creazione d'un ‘homeland’ ebraico in Palestina, sarà finalmente l'anno della svolta?


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NELLA FOTO: HILARION CAPUCCI CON YASSER ARAFAT

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