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20 Settembre 2017

Stefano Pozzebon: "Stanno 'strangolando' il Venezuela"

di Giuseppe Lorin
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Stefano Pozzebon: "Stanno 'strangolando' il Venezuela"

Ecco la testimonianza diretta di un collega, giunta in queste ore direttamente da Caracas, intorno alle difficilissime condizioni di un Paese che potrebbe essere uno dei più ricchi del mondo e, invece, si ritrova ridotto allo stremo, costretto a importare ogni merce a prezzi elevatissimi, con tassi di cambio da vero e proprio 'strozzinaggio' internazionale

È la mancanza di volontà politica, le scelte internazionali sbagliate, le numerose connivenze governative opposte all’attuale presidenza di Maduro, quel che sta riducendo alla fame il popolo venezuelano? Viene spontaneo domandarselo. Ma viene altrettanto spontaneo chiedersi se il suo petrolio non faccia ‘gola’ all’amministrazione americana di Donald Trump, che in campo energetico ha ormai deciso di puntare tutto sulle risorse estrattive a basso costo e ad alto tasso d’inquinamento. Tuttavia, è anche vero che l’attuale Governo di Caracas appare debole, incapace di combattere la miseria incombente, la delinquenza diffusa nelle strade e un tasso di sottosviluppo imperante. Sappiamo tutto questo grazie ai reportage e agli interventi in collegamento via satellite del giornalista freelance Stefano Pozzebon, che nel rispetto della sua autonomia giornalistica collabora sia con la Rai, sia con diversi canali internazionali, soprattutto stranieri. Grazie a lui, il mondo ha potuto venire a conoscenza della situazione estrema in cui versa una popolazione costretta alla fame, in un Paese potenzialmente ricchissimo come il Venezuela: uno dei principali produttori di petrolio del mondo.

Stefano Pozzebon, cosa sta succedendo in Venezuela e perché il presidente Maduro sembra ormai inviso alla popolazione?
“L’attuale Governo di Caracas viene ‘bocciato’, prima di tutto, sul piano economico. Il Paese soffre di una tragica mancanza di medicine, generi alimentari e beni di prima necessità. A questa situazione, il Governo non sembra in grado di porre rimedio. Ora, di fronte a chi gli chiede di fare un passo indietro, il presidente Maduro ha accentuato misure autoritarie contro il dissenso politico, arrivando a proporre una modifica della Costituzione e un amplissimo uso dei Tribunali militari per imputazioni civili. Essenzialmente, vi è un’autista che i passeggeri non ritengono in grado di guidare, ma che non vuole lasciare il volante”.

Quanto ha influVenezuela_2.jpgito il crollo del prezzo del greggio sulla popolazione venezuelana?
“Il crollo del prezzo del petrolio è il fattore scatenante della tragedia venezuelana, ma il vero problema sta altrove. Il Venezuela non ha mai goduto di un’economia efficiente: quando il petrolio viaggiava sui 130 dollari al barile, come nel 2006-2007, l’incredibile flusso di denaro proveniente dalle raffinerie consentiva di mettere alcune ‘pezze’ a problemi che già si affacciavano all’orizzonte. Negli ultimi tre anni, invece, il greggio è crollato a 40 dollari al barile. E ciò ha reso questi problemi insormontabili. Ma un’economia che dipende in maniera sproporzionata da un’unica materia prima come quella del Venezuela con il petrolio, si troverà sempre in balìa delle fluttuazioni del mercato. E da quando i ‘petrodollari’ sono finiti è diventato impossibile comprare molte delle merci che, in un Paese sviluppato, sarebbero di ordinaria amministrazione”.

Le politiche di controllo dei prezzi su quali tipologie di prodotti vengono applicate?
“Il controllo dei prezzi avviene soprattutto a livello di cambi monetari: il Venezuela applica diversi tassi di cambio per la sua moneta nazionale, il Bolivar. A seconda del tipo di merce acquistata, o del tipo di contratto stilato, i tassi variano dal più favorevole, 10 Bolivares per dollaro, ai più di 2 mila Bolivares per dollaro del tasso ufficiale più gravoso. Ciò rende la moneta locale estremamente instabile: al mercato illegale, un dollaro vale ben oltre 8 mila Bolivares. In aggiunta a questo meccanismo, il Governo fissa dei prezzi per i generi di prima necessità prodotti in loco, ovvero pane, farina di mais, dentifricio e altre mercanzie che vengono prodotte in Venezuela, ma la produzione industriale è allo stremo. Quindi, gran parte di questi prodotti domestici sono introvabili: sugli scaffali di Caracas ci sono tonno messicano, grano argentino e caffè del Nicaragua. Ovviamente, tutta questa merce dev’essere importata. Ed è per questo che il meccanismo dei tassi variabili è cosi importante”.

Quale potrebbe essere, secondo te, il fattore di ‘sblocco’ di questa situazione?
“È brutto dirlo, ma la partita in Venezuela è essenzialmente economica: già grandi settori di quello che era il ‘chavismo’ si sono staccati dal Governo, creando la possibilità di un’alternativa ‘di sinistra’ a Maduro. Ora, il presidente continua a godere della lealtà dell’alto comando delle Forze Armate, che è enormemente sovvenzionato dall’esecutivo stesso. Quando per i generali diventerà economicamente vantaggioso voltare le spalle al Governo, la situazione cambierà. E questo può succedere solo attraverso un intenso sforzo diplomatico, perché la maggior parte di queste persone dispone di conti all’estero”.

Le tue origini sono itaVenezuela_1.jpgliane: come sei arrivato in questa parte del mondo?
”Io si, sono italianissimo: sono brianzolo. Dopo un master a Londra, ho iniziato a lavorare ad alcuni documentari prodotti in America Latina ed è arrivata la proposta di un canale internazionale per un posto come produttore nel loro bureau di Caracas. Sono andato in Venezuela, la prima volta, in agosto: non è un posto facile, ma per un giornalista freelance è difficile chiedere di meglio”.

Cosa ne pensa la gente venezuelana dell’Italia e della sua classe politca?
“L’Italia viene spesso vista come una terra promessa, una realtà a cui molti venezuelani aspirano. Per uno che, come me, è abituato a cercare il pelo nell’uovo e a criticare molto l’Italia e le sue inefficienze, l’orgoglio di essere italiani è stata una vera riscoperta, soprattutto dopo anni trascorsi a cavallo tra Usa, Australia e Regno Unito. Riguardo ai politici italiani, i venezuelani hanno già abbastanza a cui pensare con i loro. Credo che il politico italiano più famoso, a Caracas, se cosi vogliamo chiamarlo, sia Monsignor Pietro Parolin, il Segretario di Stato Vaticano”.

Ti manca l’Italia? E Roma?
“Sì, chiaro: l’Italia manca sempre, ogni giorno, sin da quando l’ho lasciata, bene o male, 5 anni fa. Non mi dispiace pensare che un giorno possa tornare in Italia definitivamente. Per ora, ci sono tante storie lontane da conoscere e da raccontare. Ma anche il nostro ‘vicino’ ha il suo fascino. E l’Italia è sempre l’Italia”.

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