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16 Ottobre 2019

Il ruolo delle imprese nello sviluppo sostenibile

di Carla De Leo
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Il ruolo delle imprese nello sviluppo sostenibile

La sostenibilità passa anche attraverso la cooperazione sociale: questo il focus di un convegno ospitato alla Farnesina lo scorso 24 aprile, che ha sottolineato la necessità di mobilitare le risorse sia nel pubblico, sia nel privato. Un primo passo, in tal senso, potrebbe derivare dalla nuova legge 125/2014 di disciplina della cooperazione internazionale per lo sviluppo

Un modello di sviluppo ‘sano’, sostenibile non soltanto dal punto di vista ambientale, che sappia guardare oltre la dimensione sociale, ambientale ed economica, ovvero anche al sostegno alla persona e alla sua dignità. È quanto ha chiesto nelle scorse settimane Papa Francesco, appellandosi alla comunità internazionale e al senso morale e civile della politica. Una questione portata in primo piano dal convegno ospitato alla Farnesina lo scorso 24 aprile, il cui ‘focus’ è stato, appunto, il ruolo delle imprese nello sviluppo sostenibile. Organizzato dall'associazione Avsi e promosso dalla Cooperazione internazionale, il dibattito si è configurato come occasione per passare in rassegna la posizione dell’Italia che, a partire dalla nuova legge 125/2014 di disciplina della cooperazione internazionale per lo sviluppo (che prevede l’inserimento dei soggetti profit nel sistema della cooperazione italiana, insieme alle organizzazioni non profit e alle amministrazioni e istituzioni pubbliche) e insieme alle politiche Ue e all’Agenda post-2015, punta a una maggior responsabilizzazione da parte delle imprese, alle quali è affidato un ruolo molto rilevante per lo sviluppo sostenibile. Sviluppo i cui paradigmi si sono ormai evoluti e che non possono più essere identificati soltanto in quello economico, ambientale e sociale, manifestandosi necessario un loro ampliamento anche verso la sfera umana e quella dei diritti fondamentali.
La visione della nostra Cooperazione allo sviluppo ritiene indispensabile, in questo senso, la creazione (laddove ancora non vi fosse) o il rafforzamento tra istituzioni, imprese, non profit e finanza. Poiché la cooperazione e la solida alleanza tra istituzioni, imprese e privato sociale, possono creare sinergie determinanti e dare vita a virtuosi esempi di finanza inclusiva (e non esclusiva). Ma, soprattutto, possono garantire il rispetto dei diritti umani, fattore ormai universalmente riconosciuto come elemento fondamentale per definire un’impresa che abbia successo.
“Quello che si va ad affrontare oggi è un tema più attuale che mai e sempre più importante”, ha dichiarato in apertura dei lavori il Direttore de ‘Il sole 24 ore’, Roberto Napoletano, “considerando l’acuirsi delle crisi e delle disuguaglianze. È perciò fondamentale inquadrare espressioni come ‘sviluppo sostenibile’ e ‘cooperazione’ in termini di dignità della persona. Soprattutto tenendo in conto il nostro attuale mondo, che è profondamente cambiato e che, per essere considerato sano, deve misurarsi con l’equilibrio sociale”.
Un incontro che il Segretario generale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Michele Valensise, definisce tempestivo per il suo collocarsi a ridosso della legge 125/2014, ovvero in una fase di attuazione della nuova legge della cooperazione allo sviluppo, cioè “in una fase di rilancio dei suoi strumenti e di impegni internazionali ben precisi”. Impegni che puntano lo sguardo in particolare sull’Agenda del ‘Millennium Development Goals’ e delle nuove esigenze di questo mondo in continuo cambiamento. Esigenze che richiedono più sforzi da parte di tutti e che, nel concreto, possono realizzarsi soltanto mediante una maggior assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti e, quindi, attraverso una più stretta cooperazione tra il settore pubblico e privato, tra le loro risorse e tra i loro approcci. “È centrale nelle nuove discipline il ‘blending’ (ovvero, sistema 'misto'), la partecipazione tra pubblico e privato", sostiene il nostro diplomatico, "poiché corrisponde a un modo più coordinato di guardare avanti. E proprio le imprese, in quanto fattore di crescita, possono giocare un ruolo fondamentale in questo nuovo aspetto: non soltanto per aiutarci a venir fuori da una crisi troppo lunga, ma anche per il ruolo rilevante che, nell’ambito della cooperazione, rivestono nei processi sostenibili di sviluppo”.
Il Segretario generale, insistendo sulla centralità del tema, ricorda come un ulteriore sforzo nella creazione di sinergie virtuose passi anche attraverso la responsabilità sociale delle imprese. E per quanto ‘sensibilizzazione’, cultura d'impresa di sviluppo sostenibile e ‘responsabilità sociale’ siano realtà già affermate e radicate, è fondamentale insistere per migliorare gli strumenti e gli interventi tesi verso uno sviluppo all’avanguardia. Dove punto focale resta la ‘mobilitazione delle risorse’: in quest’ottica, quelle pubbliche possono sempre più fungere da leva per una mobilitazione di risorse nel privato.
Quella della Cooperazione italiana alla sviluppo ha le sembianze di una nuova filosofia, che si è voluta ribadire anche nel sottolineare come i tempi della legge siano stati molto abbreviati (tempi che sono da sempre uno dei nostri più grandi ‘talloni d’Achille'...). Ma qual è, se esiste, il modello italiano di sviluppo sostenibile? Luisa Ferrarini, Vicepresidente di Confindustria, identifica nell’approvazione della legge 125/2014 un importante primo passo, poiché "offre la possibilità di riconoscere le potenzialità di sviluppo dove possono intervenire le imprese". Un salto in avanti, perciò, che consente al sistema italiano di lavorare con le imprese viaggiando in parallelo. In causa sono chiamate le eccellenze 'nostrane': dal settore manifatturiero, alla filiera agroalimentare, al settore della lavorazione del legno, ovvero settori che creano redditi, occupazione e benessere e che quindi possono e devono costituire occasione di rapporti e di cooperazione, imprimendo un’orma positiva e di impatto sociale.
La Cooperazione italiana, dal canto suo, riconosce che il supporto deve essere reciproco e, in questo, il Governo si impegna, da una parte, a garantire sostegno economico all’internazionalizzazione delle imprese, attraverso finanziamenti bancari, garanzie, partecipazione di capitale in società miste. E, dall’altra, mettendo a disposizione una serie di strumenti importanti, come per esempio l’articolo 7 della legge 49 della cooperazione allo sviluppo, che amplia i settori in cui sono possibili i finanziamenti e che nasce dal tentativo di centrare un obiettivo ben più grande: lo sradicamento della povertà estrema (identificata con meno di 1 dollaro e 25 centesimi pro capite al mese) nell’arco di una generazione. “Ma l’impresa stessa può essere portatrice di investimento e può costituire un volano di sviluppo di un’area o di una regione, oltre che essa stessa portatrice di obiettivi e, quindi, di responsabilità sociali e ambientali”, precisa Giampaolo Cantini, Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo "che", aggiunge, “non sono solo singoli obiettivi, ma un insieme di regole condivise, che mirano a un uso razionale delle risorse: questo è quanto richiede la nuova definizione di responsabilità sociale d’impresa. E la nuova legge , offrendo la possibilità di rapporti anche tra imprese e Ong, consente ad un investimento di creare impatti sociali e sostenibili”.
La creazione di valore deve, a oggi, inserirsi in un’ottica di valore condiviso, perché se si vuole veramente parlare di conformità ai diritti umani, la creazione di valore ha senso solo se lo si distribuisce. Ovvero, se lo si crea anche per il territorio in cui un’azienda opera. Il che si traduce in rispetto e condivisione: rispetto e osservanza delle regole dei Paesi in cui si lavora (in conformità alla responsabilità civile delle imprese e nel rispetto dei diritti umani) e condivisione delle conoscenze attraverso programmi di formazione, in collaborazione con scuole e università e grazie al trasferimento di tecnologie ed esperienze.
“Le aziende devono moralmente assumere nuove misure e migliorare il loro comportamento per essere nella e meglio della legge”, afferma il partner dello studio legale Herbert & Smith, Stephane Brabant.
Nella sua accorata conclusione, il Viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Lapo Pistelli, auspica che questo modello virtuoso tra pubblico, privato, sociale e imprese possa continuare a generare idee e raccogliere sfide culturali, oltre che economiche. Ribadendo, inoltre, "che l’impresa viene vista non soltanto per le sue conoscenze, ma anche per gli atteggiamenti che fa assumere nei Paesi in cui va ad operare” e augurandosi che i percorsi e i tempi di attuazione della legge 125 non rivelino i soliti 'tunnel', perché “il mondo e il disordine globale in cui viviamo non si possono permettere ritardi”.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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