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21 Agosto 2019

IndicaSativa Trade: lo stato della canapa in Italia

di Marcello Valeri
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Giunta alla sesta edizione una tra le più importanti fiere di 'erba' in Europa, che sta riuscendo ad attrarre l’attenzione verso un settore che, negli ultimi anni, ha segnalato una crescita esponenziale

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Si é conclusa domenica 20 maggio la sesta edizione della ‘IndicaSativa Trade’, la più importante fiera della canapa in Italia, ospitata anche questo anno dall'Unipol Arena di Casalecchio del Reno, presso Bologna. Successo di visitatori anche quest'anno: in tre giorni, dal 18 al 20 maggio, sono state registrate più di 15 miila presenze tra addetti ai lavori, curiosi e consumatori dei prodotti derivati dalla coltivazione della canapa. 150 gli espositori, con un ‘boom’ di presenze italiane: oltre il 70% degli espositori proveniva dal ‘Belpaese’. Non sono mancati gli espositori stranieri, provenienti per lo più da Spagna, Olanda, Germania, Inghilterra, Francia e Stati Uniti d'America. Non é mancata anche una piccola presenza proveniente dalla Svizzera: dallo scorso marzo, infatti, una circolare emanata dal nostro ministero della Salute impedisce le importazioni di canapa dal Paese elvetico, motivando tale divieto in base al fatto che in Svizzera non si coltiverebbe la ‘canapa sativa’, cioè la varietà permessa in Italia. In ogni caso, a prescindere dai rapporti con gli importatori svizzeri, la varietà degli espositori presenti in ‘Indicativa Trade’ é ben riuscita a suggerire lo stato dell'arte sul tema della canapa: banche dei semi, distributori, prodotti, servizi per la coltivazione e la lavorazione della canapa industriale, articoli per fumatori, oli usati per la cosmetica, prodotti tessili, lavorati per l'edilizia, prodotti e ingredienti per la ristorazione come birre, caffé, infusi, farine per celiaci, pasta, degli ottimi biscotti e taralli. Non mancavano, infine, le numerose aziende che hanno fatto della vendita di ‘infiorescenze’ un business molto redditizio. La canapa è una pianta di cui non si butta via niente. Nel secolo scorso, essa veniva utilizzata per la produzione di carta a basso impatto ecologico, adatta anche alla produzione di eco-combustibili. Henry Ford, prima che il proibizionismo degli anni ‘40 del secolo scorso bandisse la coltivazione della pianta negli Stati Uniti, fece in tempo a ideare la ‘Hemp Body Car’: un prototipo di automobile con la carrozzeria interamente realizzata con una plastica a base di semi di soia e di canapa, alimentata da etanolo, anch’esso ottenuto dai semi della pianta. Le presentazioni, le degustazioni e le numerose occasioni di confronIndicasativa.jpgto hanno animato la kermesse bolognese, che assieme alla spagnola ‘Spannabis’ e alla ‘CannaTrade’ di Zurigo (solo per citarne alcune) é uno dei maggiori spazi di rappresentanza per un settore che sta avendo una crescita impressionante.  Secondo uno studio intitolato ‘La new canapa economy’, realizzato dalla Coldiretti, nel giro di cinque anni si é passati dai 400 ettari coltivati nel 2013, ai quasi 4 mila stimati per il 2018. Una crescita accellerata anche dalla ‘cannabis light’, con la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc), ma ricco di cannabidiolo, il Cdb: un ‘metabolita’ non psicoattivo con effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori, favorisce il sonno, ha effetti distensivi contro ansia e panico ed è un promettente antipsicotico atipico. Sempre secondo la Coldiretti, il Cbd potrebbe arrivare a sviluppare un giro d’affari potenziale stimabile in oltre 40 milioni di euro. Grazie anche all’approvazione della legge n. 242 del 2 dicembre 2016, inerente le ‘Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa’, si è aperta la strada allo sviluppo della coltivazione delle varietà di piante certificate in Europa, non classificate come stupefacenti e con un Thc (il principio psicotropo della cannabis) che può oscillare dallo 0,2% allo 0,6%, senza cioè comportare alcun problema per l’agricoltore. Durante un confronto tenutosi nella giornata di apertura tra l'avvocato Giacomo Bulleri, coordinatore del progetto di ‘Autodisciplina per la produzione di infiorescenze di canapa’, il delegato nazionale di Bioeconomia di Confagricoltura, Massimo Borrelli, Ivan Nardone del Dipartimento nazionale sviluppo agroalimentare e territorio, Assuero Zampini del Direttivo Coldiretti dell’Emilia Romagna, Beppe Croce, presidente nazionale FederCanapa e Felice Giraudo, presidente nazionale ‘Assocanapa’, oltre a evidenziare i potenziali guadagni, che vanno da 2-3 mila euro, passando per gli 8 mila fino ad arrivare a una cifra utopistica di 500 mila euro per ettaro, in una coltivazione ipotetica, inserita in una filiera ideale in cui vengono abbattuti molti dei costi e in cui tutti gli attori sono organizzati per competenze, si potrebbe essere in grado di sfruttare tutte le parti della pianta. Durante il dibattito con il pubblico, sono emerse, infatti, le difficoltà di un'esperienza produttiva ancora giovane, poco organizzata, in cui i coltivatori non sono in grado di lavorare in loco il prodotto e sono costretti a sostenere alti costi, che abbattono il guadagno potenziale. Difficoltà che potranno essere superate solamente con una miglior organizzazione sia dei produttori, sia con un maggior sviluppo della filiera produttiva. E' stato affrontato anche il tema delle 'infiorescenze' e della concorrenza dei prodotti provenienti dall'estero, come appunto quelli svizzeri, considerati da molti rivenditori al dettaglio ancora i migliori dal punto di vista qualitativo, grazie anche alle selezioni fatte dai produttori elvetici. Non é mancato il confronto sugli aspetti legali della commercializzazione del fiore di canapa, l'affare in cui i più temerari sfidano i ‘buchi legislativi’ lasciati dalla legge n. 242 del 2016, che regolamenta la produzione ma che non affronta gli aspetti della produzione e della vendita: questo é stato il giudizio unanime degli avvocati Carlo Alberto Zaina, Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio, intervenuti per il confronto con il pubblico raccontando le loro esperienze. Molti produttori, accusati ingiustamente di produrre cannabis, hanno visto il sequestro cautelarIndicasativa_4.jpge del prodotto, fino all'esito delle analisi del prodotto stesso. Esito che troppo spesso arriva a distanza di mesi e che, nonostante la regolarità della produzione, a causa del tempo trascorso causa il deterioramento del prodotto, con conseguente perdita economica da parte del produttore Per evitare ciò, i legali hanno esortato chi vuole intraprendere l'attività della coltivazione a segnalare preventivamente alle forze dell'ordine l'inizio della coltivazione, che deve avvenire necessariamente con sementi certificate, le quali danno origine a piante e prodotti che rispettano la legge. Assolutamente sconsigliate le coltivazione da ‘vasca da bagno’ o sul balcone: sarebbe difficile convincere i giudici di essere degli agricoltori alle prese con una coltivazione ‘indoor’. Non sono, infine, mancati gli spazi formativi, organizzati dalla ‘Italian Cannabis Business School’: la prima scuola di formazione sul mercato della cannabis. I temi proposti hanno spaziato dall'ibridazione genetica della marijuana (il processo attraverso il quale si incrociano specie o varietà diverse), passando per le fasi e le tecniche agronomiche per la produzione della ‘cannabis sativa’, per arrivare agi aspetti burocratici, legali e commerciali inerenti l'apertura di un ‘growshop’. Tutti i corsi sono stati tenuti dai migliori esperti del ‘cannabusiness’ italiano. La ‘IndicaSativa’ ci dà appuntamento al prossimo anno, con l'ammiccante promessa di attrarre molti altri appassionati e investitori nel mondo della canapa.


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