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10 Agosto 2020

Tanti saluti e baci: abbassa le tasse e taci

di Lorenza Morello
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Tanti saluti e baci: abbassa le tasse e taci

Se ogni anno si recuperano somme dell’evasione, è anche vero che diviene sempre più difficile trovare altri evasori, trasformando il tentativo in un costo: abbassare la pressione fiscale resta la via migliore per la ripresa economia e della produttività

C’è una tabella che pesa come un macigno sull'Italia e che il Governo Conte farebbe bene a consultare. E’ quella sulla pressione fiscale complessiva (tassazione sui profitti delle imprese, tassazione sul lavoro e altre tasse) messa a punto di recente da Ambrosetti. In sintesi: l’Italia è al primo posto in tutta Europa (64,8%), mentre la media europea è del 40,6%. Ecco la classifica completa: 1) Italia 64,8%; 2) Francia 62,7%; 3) Belgio 58,4%; 4) Spagna 50%; 5) Grecia 49,6%; 6) Svezia 49,1%; 7) Germania 48,8%; 8) Portogallo; 41% 9) Paesi Bassi 41%; 10) Norvegia 39,5%; 11) Finlandia 37,9%; 12) Gran Bretagna 32%; 13) Svizzera 28,8%; 14) Danimarca 24,5%. C'è poco altro da aggiungere, se non che classifiche come questa dimostrano il livello esagerato di imposizione tributaria cui sono sottoposte le imprese italiane. E indicano la strada che l'esecutivo deve intraprendere al più presto: abbassare le tasse alle aziende. Ci chiediamo, tuttavia: quante volte abbiamo fatto e sentito parole come queste? La risposta è semplice: troppe. Una questione affrontata solo a parole e quando si è in minoranza. Siamo, infatti, di fronte a un tipico ‘cavallo di battaglia’ di opposizione, che diviene troppo scomodo da sostenere quando, per il gioco dell’alternanza democratica, si torna in maggioranza, perché a quel punto si dovrebbe far qualcosa. Ogni esecutivo, per abbellire il bilancio (perché di ‘abbellimento’ si tratta) inserisce una certa cifra come recupero dell’evasione fiscale. Che poi questa sia legata a ‘filo doppio’ con una pressione tributaria inusitata rimane, invece, un tema che si preferisce usare come ‘alibi’ delle partite Iva, anziché affrontarlo come problema reale. Ebbene, allora ci si dovrebbe quantomeno chiedere: come mai, posto che ogni anno si recupera una somma consistente dall’evasione fiscale, si continua a inserire nella legge di bilancio una cifra da recuperare? L’evasione è un pozzo senza fondo? Non ha mai fine? Dopo anni di lotta e di recupero e con la creazione di tante leggi di polizia tributaria da far impallidire i regimi non democratici, come è possibile che possa esistere ancora una così alta evasione da dover sempre inserire in bilancio una consistente somma da recuperare? E tutti i plausi che si fa la solerte amministrazione a cosa servono?  Non si può non ritenere che il tutto sia, piuttosto, un artificio contabile, per aggiustare il bilancio dello Stato e buttare un po’ di fumo negli occhi degli ignari cittadini, i quali, in questo modo, hanno un comodo ‘parafulmine’ su cui sfogare le loro frustrazioni. Una recente ricerca quantificava con una di circa 200 miliardAmbrosetti.jpgi, per esempio, gli sprechi dello Stato: un costo superiore persino all’evasione stimata, che come tale è un numero piuttosto nebuloso. Ma di questo si parla poco. E non sempre con piena contezza. Inoltre, poiché, come è noto, l’evasione è inclusa nel Pil e posto che quest’ultimo è in relazione con l’emissione dei titoli di Stato, è piuttosto evidente l’interesse a gonfiarlo il più possibile. Un altro aspetto della lotta all’evasione da mettere in conto è che, ogni anno, diventa sempre più difficile trovare ulteriori cifre evase. Infatti, se ogni anno si recuperano somme dell’evasione, è anche vero che diviene sempre più difficile trovare altri evasori, diventando sempre più costoso scovarne di nuovi e trasformando la lotta all’evasione in un costo. Un po’ come succede con le società di recupero credito, che alcuni piccoli crediti li lasciano perdere, perché costerebbe di più l’onorario dell’avvocato della cifra da recuperare. Fatte queste considerazioni, bisogna necessariamente esaminare come, nella realtà, venga fatta la lotta all’evasione. Quando l’importo dell’evasione viene messo a bilancio, entro fine anno esso dev'essere in qualche modo recuperato. Il ministero dell'Economia dirama le direttive ai vari livelli, indicando una cifra che dev’essere recuperata entro fine anno, come se fosse il ‘budget’ da raggiungere di una qualsiasi azienda. Solo che, in questo caso, la cosa viene fatta sulla 'pelle' dei cittadini in maniera coercitiva. Non si tratta di aumentare il budget delle vendite con promozioni e pubblicità, ma di tirar fuori i soldi dalle tasche degli italiani, sfruttando la forza dello Stato. Il problema, pertanto, è che la lotta all’evasione vera, quella fatta dalle ‘imprese-fantasma’, da lavoratori in nero e, spesso, di vere e proprie truffe ai danni anche dei clienti, nonché di imprese colluse con la criminalità organizzata, richiede tempo e risorse. E quando si arriva a fine anno e bisogna fare il budget indicato dal ministero, altrimenti salta la parte variabile dello stipendio e, in più, si riceve una 'lavata di capo' dal proprio superiore, che a sua volta, se non raggiunge gli obiettivi e non prende l'indennità integrativa come fa? Semplicissimo: si va a cercare il ‘pelo nell’uovo’ alle imprese regolari. Tanto, con tutte le leggi e i regolamenti in vigore, qualcosa da contestare si trova sempre. E, se non si trova, s’inventa. L’importante è raggiungere quel budget che permetta di iscrivere quella somma nel bilancio dello Stato come incasso. Non importa se poi il contribuente farà ricorso e lo vincerà e che quella somma non sarà mai recuperata: l’importante è che, in quell’anno, venga iscritta quella cifra come incasso. Questo è il dramma della lotta all’evasione fiscale, che alla fine si accanisce sui contribuenti onesti e conosciuti al fisco, mentre i veri evasori, con attività al di là della legalità, possono sperare di 'farla franca'. Non solo: le somme iscritte a bilancio come incasso dall’evasione fiscale sono, in parte, virtuali esattamente per il meccanismo or ora evidenziato, per cui si contesta qualcosa anche se si sa che il contribuente vincerà il ricorso. Anche perché, in caso di vere e proprie attività criminali, la somma contestata, comprensiva di multe, mora, interessi e spese d’incasso, non sarà mai riscossa, poiché superiore al valore dei beni sequestrati. Insomma, un gigantesco ‘artificio contabile’, per abbellire il bilancio dello Stato e indicare un comodo ‘capro espiatorio’ ai cittadini, che così distolgono lo sguardo dagli enormi sprechi statali. In più, bisogna aggiungere i danni provocati alla crescita economica causati dall’accanimento sui contribuenti onesti, costretti a rivolgersi a commercialisti e avvocati, con relative spese, per vedersi riconosciuti di essere nel giusto. Tutto tempo e denaro sottratto all’attività produttiva. E il Pil continua a non decollare. Ma a chi vive di politica, cosa importa?

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