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23 Ottobre 2019

Numero 12 Maggio-Giugno 2015

di Redazione
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Numero 12 Maggio-Giugno 2015

Cari amici lettori, eccoci al nostro appuntamento mensile. Questo nuovo numero del nostro magazine è dedicato alla società che non vuole invecchiare. Eppoi, come di consueto, approfondimenti, interviste e news dal mondo della cultura. Buona lettura.

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STORIA DI COPERTINA
Non chiamateli anziani

Pantaloni a pinocchietto per lui, leggings super attillati per lei. Cuffie nelle orecchie e dipendenza dal web, si possono ammirare in giro completamente a loro agio tra Ipod, Ipad e Iphone. Mangiano cibo sano, praticano molto sport, vestono come teenagers e ricorrono a trattamenti estetici, non disdegnando il ‘ritocchino’ qualora le creme tonificanti, rassodanti, anti rughe o anti age non fossero più sufficienti. E non è raro che tra un lembo e l’altro della loro epidermide, ‘casualmente’ scoperto, si intravedano variopinti tatuaggi. Le magliette, i jeans e i vestiti devono essere aderenti. Perché l’aderenza fa sexy e quindi giovane. Ma chi sono? I ‘finti’ giovani. Sbirciando tra le definizioni del vocabolario Treccani, questa tendenza viene detta ‘giovanilismo’, ovvero “atteggiamento di chi, non più giovane, ostenta modi e comportamenti che sono tipici dei giovani, o come tali considerati, specialmente per conformistico condizionamento di mode culturali”.
La sociologia da tempo sta tentando di trovare una spiegazione a questa categoria che da qualche anno a questa parte sembra essere uscita fuori dal nulla. Ma non sono alieni. Sono ultracinquantenni che si sentono giovani dentro e che ‘a mollare’ non ci pensano proprio. Esperti in comunicazione, in accordo con alcune tesi sociologiche, fanno ricondurre l’esplosione di questo ‘fenomeno’ all’evoluzione di un processo storico rivoluzionario, quale fu il movimento sessantottino e lo sdoganamento giovanilistico, sostenendo che un 50/60enne di oggi indossa jeans scoloriti o attillati perché quello era il modo in cui vestiva quando aveva 20 anni. Atteggiamento che ha finito con il consolidarsi quando, finito il movimento del ’77, ha inizio il ‘riflusso nel privato’ nei comportamenti giovanili: il consumo è il nuovo Dio e i veri valori di questa mutata società diventano il perseguimento dell’affermazione personale e il narcisismo. Il termine ‘giovane’ subisce dunque una profonda mutazione e diviene categoria sociologica perché non va più a identificare semplicemente l’adolescente. Pubblicità, cinema, internet, mezzi di comunicazione di massa in generale, mode e consumi trasversali, rappresentano i principali veicoli di modelli e di pratiche quotidiane che impongono una società eternamente giovane. Dove la giovinezza non è più determinata dall’età anagrafica ma dalla superficie fisica. Si è giovani se nella qualità del proprio aspetto, nel modo in cui si appare, ci si atteggia, ci si veste, si pensa e si parla, si è diversi rispetto agli anziani (categoria con la quale pare che oggi nessuno voglia più identificarsi). Gli esperti la definiscono ‘Trans-Age’, ovvero di epoca senza età.
Hanno 50 anni, ma da vent’anni ne hanno sempre trenta. Quindi non chiamateli anziani!


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