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26 Ottobre 2020

La sorprendente strategia con cui i gruppi come l'Isis mantengono potere

di Redazione
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La sorprendente strategia con cui i gruppi come l'Isis mantengono potere

ISIS, Hezbollah, Hamas. Questi tre gruppi molto diversi tra loro sono noti per la violenza, ma è solo una parte di quel che fanno, dice l'analista politica Benedetta Berti. Cercano anche di conquistare il consenso della popolazione con attività sociali: costruiscono scuole e ospedali, offrono sicurezza e tranquillità e riempiono il vuoto lasciato da governi deboli. Una più ampia comprensione delle attività di questi gruppi suggerisce nuove strategie per porre fine alla violenza.

È di qualche giorno fa la notizia messa in evidenza da un'inchiesta condotta dal quotidiano francese Le Figaro: l'Isis nelle sue campagne di reclutamento, oltre ai combattenti, cerca medici, ingegneri, funzionari amministrativi ed esperti informatici. Una scoperta che ha suscitato molto scalpore nell'opinione pubblica europea. Ma per gli analisti politici internazionali questa è tutt'altro che una novità. In questa Ted conference dell'agosto 2015, Benedetta Berti descrive come agiscono queste organizzazioni terroristiche e, soprattutto, come è cambiato il modo di fare la guerra. Perché la lotta armata e la politica non armata sono strettamente collegate tra loro: fanno tutto parte della stessa organizzazione. Un'analisi lucida che fa emergere anche le responsabilità di un'assenza di governante sottolineando che per opporsi a questi gruppi occorre investire di più in strumenti non militari.
Qui di seguito il testo integrale della conferenza:
"Negli ultimi dieci anni, ho studiato i gruppi armati non statali: organizzazioni armate come terroristi, insorgenti o milizie. Documento quello che fanno questi gruppi quando non sparano. Il mio obiettivo è capire meglio questi attori violenti e studiare modi per incoraggiare la transizione da combattimenti violenti a confronti non violenti. Lavoro sul campo, nel mondo della politica e in biblioteca. Capire i gruppi armati non statali è importante per risolvere molti conflitti in corso, perché la guerra è cambiata. Era una competizione tra stati. Ora non più. Ora è un conflitto tra attori statali e non statali. Per esempio, dei 216 accordi di pace firmati tra il 1975 e il 2011, 196 sono stati firmati tra attori statali e non statali. Quindi dobbiamo capire questi gruppi. Dobbiamo o coinvolgerli o sconfiggerli in qualunque processo di risoluzione dei conflitti, per avere successo. Come si fa? Dobbiamo sapere cosa fa funzionare queste organizzazioni. Sappiamo molto di come e perché combattono, ma nessuno guarda cosa fanno quando non lottano. Eppure, la lotta armata e la politica non armata sono collegate. Fa tutto parte della stessa organizzazione. Non possiamo capire questi gruppi, figuriamoci sconfiggerli, se non abbiamo il quadro completo. I gruppi armati oggi sono organizzazioni complesse. Prendete l'Hezbollah libanese, noto per i conflitti violenti contro Israele. Ma dalla sua creazione nei primi anni '80, Hezbollah ha anche creato un partito politico, una rete di servizi sociali e un apparato militare. Allo stesso modo, Hamas in Palestina, noto per gli attacchi suicidi contro Israele, governa anche la striscia di Gaza dal 2007. Questi gruppi fanno molto più che solo sparare. Hanno molteplici funzioni. Creano complessi apparati di comunicazione: stazioni radio, canali TV, siti web e strategie sui social media. E qui, vedete la rivista ISIS, stampata in inglese e pubblicata per reclutare. I gruppi armati investono anche in complesse raccolte fondi: non saccheggi, ma l'avvio di business profittevoli, per esempio, società di costruzione. Queste attività sono chiave. Permettono a questi gruppi di aumentare la loro forza, aumentare i finanziamenti, reclutare meglio e costruire il proprio "marchio". I gruppi armati fanno anche altro: creano legami forti con la popolazione investendo nei servizi sociali. Costruiscono scuole, gestiscono ospedali, creano corsi di formazione professionale o programmi di micro-prestiti. Hezbollah offre tutti questi servizi e molto di più. I gruppi armati cercano anche di conquistare la popolazione offrendo quello che lo stato non fornisce: sicurezza e tranquillità. L'ascesa dei Talebani, nell'Afghanistan devastato dalla guerra, persino l'inizio dell'ascesa dell'ISIS, si possono capire anche guardando gli sforzi di questi gruppi nel fornire sicurezza. Sfortunatamente, in questi casi, la sicurezza viene fornita a un prezzo inaccettabile per la popolazione. Ma in generale, i servizi sociali che forniscono colmano un vuoto, un vuoto lasciato dal governo, e permette a questi gruppi di aumentare la loro forza e il loro potere. Per esempio, la vittoria elettorale del 2006 di Hamas in Palestina non si può capire senza riconoscere il lavoro sociale del gruppo. È una fotografia molto complessa, eppure in Occidente, osservando i gruppi armati, pensiamo solo al lato violento. Ma non è sufficiente per capire la forza di questi gruppi, la strategia o la visione a lungo termine. Questi gruppi sono ibridi. Crescono perché riempiono un vuoto lasciato dal governo, e emergono per essere sia armati che politici, sia combattere in lotte violente, che fornire governabilità. Più queste organizzazioni sono complesse e sofisticate, meno le vediamo come contrapposte a uno stato. Come chiamiamo un gruppo come Hezbollah? Gestiscono una parte del territorio, amministrano tutte le funzioni, raccolgono l'immondizia, gestiscono gli scarichi fognari. È uno stato? È un gruppo ribelle? O magari qualcos'altro, qualcosa di diverso e nuovo? E l'ISIS? Il confine è sottile. Viviamo in un mondo di stati, non-stati, e qualcosa a metà strada, e più gli stati sono deboli, come oggi in Medio Oriente, più gli attori non statali si inseriscono e riempiono il vuoto. È importante per i governi, perché per opporsi a questi gruppi, devono investire di più in strumenti non militari. Riempire questo vuoto di governance deve essere al centro di qualunque approccio sostenibile. È anche molto importante per costruire e mantenere la pace. Se capiamo meglio i gruppi armati, sapremo meglio che incentivi offrire per incoraggiare la transizione dalla violenza alla non violenza. In questo nuovo contesto tra stati e non-stati, il potere militare può vincere alcune battaglie, ma non ci darà né pace né stabilità. Per raggiungere questi obiettivi, ci serve un investimento a lungo termine nel colmare questo vuoto di sicurezza, nel colmare questo vuoto di governance che ha permesso fin dall'inizio a questi gruppi di farsi strada." Grazie. (traduzione di Anna Cristiana Minoli)


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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