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8 Dicembre 2021

Il sentire comune come campagna marketing

di Francesca Buffo
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Il sentire comune come campagna marketing

Voci dalla piazza per promuovere la piazza. Potrebbe sembrare un riferimento a Grillo (uffa che noia!) è invece si tratta della campagna pubblicitaria di Piazza Italia di queste ultime settimane. Denominata “COGITO, ERGO EXPRIMO” la campagna propone 10 volti di giovani anonimi che lanciano messaggi di elegante ironia sulla situazione attuale italiana. Tutte frasi che siamo abituati a sentire bevendo un caffè al bar o viaggiando sui mezzi pubblici. È il malcontento degli italiani espresso in sintesi (dalla fuga dei cervelli ai tagli della scuola, per interderci).
Indubbiamente l'effetto dello slogan dipinto sulla faccia in formato poster attira l'attenzione e fa sorridere. Ma l'efficacia del messaggio merita qualche riflessione su come è facile attirarsi le simpatie degli italiani semplicemente dando eco al  loro malcontento.
Non stiamo parlando di politica, penserete. E invece no. Perché il noto marchio di abbigliamento italiano (che qualcuno è arrivato a definire democratico – ma cosa significa? –) anche in passato aveva utilizzato slogan indirizzati al Parlamento per veicolare la collezione bambini (vedi il poster "Signori politici dobbiamo ridurci la paghetta per dare il buon esempio?).
Chiaramente per l'azienda si tratta di operazioni di marketing ben costruite, con azioni che cercano di coinvolgere il pubblico anche attraverso i social media. Infatti, dal 10 marzo, sulla pagina ufficiale facebook  e su Apple store all'interno dell'applicazione mobile Piazza Italia è disponibile l'applicazione "PROVA A METTERCI LA FACCIA” attraverso la quale sarà possibile caricare o scattarsi al momento una foto in primo piano, scegliendo una delle frasi della  campagna che si preferisce, adattarla a proprio piacimento, zoomandola o ruotandola, al proprio volto e condividerla su tutti i social network (instagram, twitter, facebook) con l’ hashtag  #ilpensierocheconta. E non lamentiamoci però se il nostro è un Paese drogato di opinionismo.

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I marchi Ceres e Bavaria in occasione delle elezioni politiche hanno lanciato una campagna pubblicitaria per le loro birre con spot sarcastici, che fanno il verso a quelli dei manifesti elettorali. Divertenti o di cattivo gusto? Oppure è la politica nostrana ad aver adottato campagne di comunicazione troppo pubblicitarie alla stregua di un qualsiasi prodotto di consumo?


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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