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25 Settembre 2017

Quell'islam che ha deciso di laicizzarsi

di Fabrizio Federici
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Quell'islam che ha deciso di laicizzarsi

Cristiani in moschea: un evento riuscito e, finalmente, una 'buona idea' contro terrorismo, integralismo e intolleranza, per una società laica, inclusiva, moderna

"Ha vinto l'Italia, hanno vinto gli italiani di tutte le religioni e di tutte le provenienze, i cristiani, i musulmani e i laici che credono nell'apertura e non nella chiusura. E siamo stati uniti per abbattere il muro del silenzio, dell'indifferenza e della confusione, sviluppando il dialogo interreligioso e interculturale e facendo crollare qualsiasi strumentalizzazione del mondo arabo e islamico". Così Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai) e del movimento internazionale ‘Uniti per unire’, commentando i risultati dell'iniziativa ‘Cristiani in moschea’, dell'11-12 settembre scorso, esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio 2016, che dopo lo stillicidio di attentati dell'integralismo islamico in Europa, vide circa 23 mila musulmani entrare nelle chiese italiane, manifestando solidarietà all'occidente colpito. In varie regioni d'Italia, molte associazioni islamiche e moschee hanno aperto le porte a visitatori di tutte le fedi, liberi credenti e laici, organizzando anche migliaia di cene di fraternità (2 mila solo a Roma). Per la prima volta nella Storia, la festività musulmana dell'Eid Al Adha (12 settembre, celebrante i valori, essenziali per l'islam, della fede e della piena sottomissione a Dio) in tutta Italia è stata onorata insieme a cristiani, laici, cittadini d'origine straniera e rappresentanti delle istituzioni: a Torino, nel parco di Dora; a Como, in piazza D'Armi; a Mestre, presso il Varco di San Giuliano; a Corciano (Perugia), in moschea coi rappresentanti di Croce Rossa e istituzioni; a Napoli, in piazza Garibaldi; a Bari, presso il padiglione della Fiera del Levante, col patrocinio del comune; a Catania, nel centro sportivo di via Zurria; e a Milazzo, sul lungomare Garibaldi. A Roma, lo scambio degli auguri è avvenuto, oltre che nelle moschee, anzitutto in quella di via della Magliana, anche in tre luoghi pubblici: Largo Preneste, Torpignattara (zona dove è presente una folta comunità islamica) e piazza Vittorio, vera e propria ‘icona’ dell'integrazione con la sua celebre ‘Orchestra’ cinematografica. Evidenti, i motivi della scelta delle date: l'11 settembre, quindicesimo anniversario di quell'attentato alle Torri Gemelle di New York che ha cambiato per sempre la Storia del mondo; e lunedì 12 settembre, con la ricordata festa dell'Eid Al Adha. "Con quest'iniziativa, ispirata a princìpi e metodi per un’integrazione ‘porta a porta’, che parte letteralmente dal pianerottolo di casa al fine di mettere in moto un movimento popolare", ha precisato Aodi, che è anche ‘Focal Point’ per l'integrazione in Italia per l'Alleanza delle civiltà (Unaoc), organismo dell’Onu, "abbiamo voluto dare ‘scacco matto’ al terrorismo, in nome dei valori essenziali di democrazia, libertà, laicità, reciproco rispetto nei rapporti fra Stato, islam e altre confessoni religiose, ma anche all'individualismo e alla ‘smania’ di protagonismo che spesso, purtroppo, hanno rovinato l'islam italiano. Ben 2 mila comunità, associazioni e federazioni, su base nazionale e internazionale, hanno aderito e, su 1.400 associazioni e centri musulmani contattati, circa 1.200 hanno risposto. In pratica, il 93% del mondo arabo in Italia. E il 93% di tutte le comunità straniere (dunque, non solo quelle arabe) esistenti in Italia. Mentre si può stimare in 3 milioni circa, di cui un milione e mezzo di musulmani (in Italia vivono, complessivamente, 2 milioni di credenti islamici, ndr), il numero complessivo dei partecipanti a questa manifestazione dell'11-12 settembre”. Secondo Mohammed Hanout, membro del consiglio direttivo della moschea ‘Al Fath’ e della Lega degli egiziani in Italia “è stata un'iniziativa importante per dare a tutto il mondo il messaggio che le moschee sono sempre aperte a tutti, che noi musulmani non abbiamo nulla da nascondere. E che, anzi, la nostra religione, se correttamente intesa, senza strumentalizzazioni politiche o per interessi economici, permette di convivere pienamente con tutte le altre: senza alcun incitamento all'odio e alla violenza. E voglio qui ricordare quel versetto del Corano che dice precisamente: “Se qualcuno uccide un uomo, è come se uccidesse l'umanità intera”, perfettamente ‘simmetrico’, osserviamo noi, a quello altrettanto celebre del Levitico, secondo cui “chi salva una vita, è come se salvasse l'umanità intera”. Importante la partecipazione, alla moschea romana ‘Al Fath’ di via della Magliana, di Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil: "Da laico", ha detto, "sinceramente non molto credente, penso però che tutti abbiano il diritto di esercitare pienamente la libertà di coscienza e di culto. Volevamo organizzare, insieme con Cisl, Cgil e i leader delle varie comunità religiose, un ‘Primo maggio multireligioso’: non ci siamo riusciti, ancora, ma senz'altro, entro la fine dell'anno, organizzeremo un'iniziativa interreligiosa". Gianna Fracassi, della Segreteria nazionale Cgil, ha aggiunto: "Come hanno giocato un ruolo importante, tanti anni fa, nella sconfitta del terrorismo rosso e nero, così le organizzazioni sindacali devono fare, oggi, contro il terrorismo su base ‘etnico-religiosa’, per l'abbattimento dei muri in tutti i sensi". Sono inoltre intervenuti, Vanessa Frazier, ambasciatrice di Malta in Italia, la quale ha dichiarato che "solo promuovendo la conoscenza reciproca si possono abbattere i muri dell'intolleranza e dell'indifferenza, avviando politiche di concreta, e non demagogica, solidarietà"; il rappresentante della Lega Araba; il presidente onorario di Avis Roma; il pastore anglicano Mauro Contili, segretario generale dell'Università ‘anglicano-cattolica’ ‘San Paolo apostolo’ e altri presidenti di associazioni ed enti locali, come i comuni di Ladispoli e Cerveteri, comunità come la storica ‘Sant'Egidio’ e Ong italiane, arabe e straniere, o su base internazionale. Questa di Co-Mai e ‘Uniti per unire’ è un'iniziativa che riguarda il futuro di tutta l'umanità. Le differenze tra i popoli devono essere non annullate, ma valorizzate, in un quadro di dialogo e solidarietà reciproca: all'insegna non d'un buonismo ipocrita, ma d'un confronto franco e aperto. Stefania Catallo, presidente del Centro contro la violenza sulle donne ‘Marie Anne Erize’ di Torbellamonaca, ha evidenziato l'importanza, oggi, “di una vera e sana rivoluzione culturale, ormai in atto in tutti i rapporti, tra le nazioni, i popoli e generi sessuali”.


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Nella foto: Foad Aodi, presidente Co-Mai e Uniti per Unire, insieme a Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil


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