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24 Novembre 2020

Da Venezia 2019 al mondo 2020: il Field Hospital X online di Aya Ben Ron

di Arianna De Simone
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Da Venezia 2019 al mondo 2020: il Field Hospital X online di Aya Ben Ron

Sembra passata una vita eppure è trascorso soltanto un anno: dal padiglione d’Israele della 58esima Biennale alla pandemia da coronavirus tutt’ora in corso, l’ospedale da campo per la cura delle malattie sociali ha pensato di sperimentare una nuova versione di sè, interamente online e a distanza

Poco più di un anno fa, visitando la 58esima Biennale di Venezia negli ultimi giorni d’apertura, restammo fortemente colpiti dal Field Hospital X di Aya Ben Ron: un “ospedale da campo per la cura delle malattie sociali” allestito nel padiglione d’Israele presso i giardini dell’Esposizione internazionale d’arte 2019 e intitolata ‘May you live in interesting times’ (per ‘rivivere’ l’esperienza cliccare qui). Un’opera ‘ibrida’, così definimmo allora l’interessante lavoro dell’artista israeliana: un luogo che possedeva tutte le fattezze di una clinica e che, metaforicamente, voleva esserlo davvero, simulando una struttura sanitaria con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibili verso tematiche troppo spesso trascurate. Un’opera d’arte particolare, divenuta un’istituzione internazionale itinerante che, tutt’ora, s’impegna “nell’indagare il modo in cui l’arte può reagire e agire di fronte ai mali e ai valori corrotti della società”. Ebbene, il Field Hospital X recentemente sta sperimentando un nuovo formato, una nuova versione di sé, tutta interamente online, capace di raggiungere le persone a casa – ‘a distanza’, utilizzando una delle espressioni-chiave di quest'ultimo difficile anno. Per l’occasione, abbiamo raggiunto la fondatrice e direttrice, Aya Ben Ron, che subito si è mostrata disponibile per un incontro online via Zoom, nel corso del quale – in inglese – ci ha illustrato il nuovo progetto, descrivendoci nel dettaglio la Personal Online Visit. A seguire l’intervista, tradotta per voi in italiano.      
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Aya Ben Ron, last year at Biennale di Venezia 2019 you presented a very interesting work called Field Hospital X, and now you are launching a new project, the Field Hospital X online: could you tell us about it?
 “The Hospital idea was to travel in the world and produce new ‘Care-Kits’ in the countries we are visiting, but because of coronavirus of course we couldn’t go anywhere and we have to put everything in the storage for now. So, in this kind of circumstances we thought it will be interesting to check an online format of the hospital. Through our website you can actually book a personal appointment for visiting the hospital - or what we call - book a Personal Online Visit. We are now doing it only in hebrew but in few weeks we’ll do it in English and open it to international guests. So, It’s important to mention that right now it’s for hebrew speakers only. In few weeks we will schedule more dates for international audience”.
Aya Ben Ron, lo scorso anno, alla Biennale di Venezia 2019, lei ha presentato un lavoro davvero interessante intitolato Field Hospital X, mentre ora sta lanciando un nuovo progetto, il Field Hospital X online: potrebbe parlarcene?
“L’idea del Field Hospital X era viaggiare per il mondo e produrre nuovi ‘Care-Kits’ (‘Kit di cura’, ndr) nei Paesi volta per volta visitati. A causa del coronavirus, tuttavia, non possiamo certo andare da nessuna parte e siamo costretti per ora a mettere tutto in stand-by. In tali circostanze, abbiamo pertanto pensato che sarebbe stato interessante provare un formato online dell’ospedale. Attraverso il nostro sito è possibile effettivamente prenotare un appuntamento personale per visitare l’ospedale o, come noi lo chiamiamo, “a Personal Online Visit” (“una visita personale online”). Al momento, lo stiamo facendo solo in ebraico, ma tra poche settimane lo faremo in inglese e ci apriremo agli ospiti internazionali. Quindi, è importante precisare che, per ora, le visite online sono solo per chi parla e comprende l’ebraico. Tra poche settimane programmeremo altre date, anche per il pubblico internazionale”.

Could you describe the online ‘visit’ to us?
“Yes. The first and second part are Live Streaming with me. The third part is in Zoom. You book a date and a time for your visit in the website. At the schedule time I start streaming. You don’t see other visitors, you are at home, alone. I’m speaking to you, introducing the hospital, its goals and vision: why it exists, what is our ambition and motivation. This is the equivalent to reception area in the physical hospital that you saw in the biennale. It’s similar in the sense that the reception is where you get information about the hospital and understand where you are. In the online platform you meet me in person and hear everything directly from me. After this introduction, I’m inviting you for a Self-Contained Shout. Instead of in the Safe Unit, this time you shout in your own space, at home. You listen to the instructions that tell you exactly what to do. The screen is white, you have three attempts. This is the first part of your visit. Then you meet me again and we go to the second part where you can watch the Care-Kit that you chose. Exactly like in the physical hospital, you choose the Care-Kit in advance, when you book your visit”.
Potrebbe descriverci la ‘visita’ online, step by step?
“Sì. La prima e la seconda parte della visita si svolgono in Live Streaming con me, la terza parte, invece, su Zoom. Sul sito del Field Hospital X prenoti una data e un orario per la visita. All’ora programmata, io inizio lo streaming. Non vedi altri visitatori, sei a casa da sola. Io ti parlo e ti presento l’ospedale, i suoi obiettivi e la sua visione: perché esiste, quale è la nostra ambizione e motivazione. Questo è l’equivalente della ‘Reception Area’ (l’area di accoglienza, ndr) dell’ospedale ‘fisico’, che hai già visto alla Biennale 2019. È simile nel senso che la reception è il luogo in cui ottieni informazioni sull’ospedale e comprendi dove ti trovi. Nella piattaforma online, mi incontri di persona e ascolti tutto direttamente da me. Dopo questa introduzione, ti invito a produrre un ‘Self Contained Shout’ (un ‘urlo autonomo’, ndr). Invece, che nella ‘Safe Unit’, questa volta sei invitato a urlare nel tuo spazio personale, a casa. Ascolti le istruzioni che ti dicono esattamente cosa fare. Lo schermo è bianco, hai tre tentativi. Questa è la prima parte della tua visita. Poi, mi incontri di nuovo e passiamo alla seconda parte, dove puoi guardare il ‘Care-Kit’ che hai scelto. Esattamente come nell’ospedale fisico, scegli il tuo ‘Care-Kit’ in anticipo, quando prenoti la tua visita”.

Is this a live appointment?
“It is a live appointment in the sense that it happens here and now: it’s not a recording. We meet live, in real time. I’m really there. But you can’t talk with me because it’s live streaming, not Zoom. And there is no chat to type in it questions or such. You need a certain amount of trust to go through this process as its impossible to communicate in the first and second part of the visit. On my side, I’m speaking to you but I don’t see you. Actually I talk with the camera, it’s quite challenging for me to get used to speak to the green light on the screen without seeing anyone. The idea of the personal visit is that I personally speak with each person who have booked a visit. I speak to every person separately as they don’t see each other. In that sense it is very personal: you are alone (only with me) in the hospital”.
Questo appuntamento con te, dunque, avviene online ‘dal vivo’?

 “È un appuntamento ‘dal vivo’, nel senso che si svolge qui e ora: non è una registrazione. Ci incontriamo dal vivo, in tempo reale e io sono davvero lì. Tu, però, non puoi parlare con me, perché siamo in Live Streaming, non su Zoom. Non c’è una chat per digitare domande o simili. È necessaria una certa dose di fiducia per eseguire questo processo, poiché è impossibile comunicare nella prima e nella seconda parte della visita. Da parte mia, ti parlo ma non ti vedo: in realtà, parlo con la videocamera ed è abbastanza impegnativo per me abituarmi a parlare alla luce verde sullo schermo senza vedere nessuno. L’idea della visita personale è che parlo personalmente con chiunque ha prenotato una visita. Parlo a ogni persona separatamente, così che nessuno possa vedersi. In tal senso, la visita è molto personale: sei solo (solo con me) in ospedale”.

What’s the deep aim of ‘Self-Contained Shout’?
“People are not aware of it, but shouting or screaming is a technique that you can learn. People don’t know how to scream without ruining their vocal cords and loosing their voice. For me, it's like a martial art. If you practice shouting, when you need to shout you will know how to do it, you won’t be silenced. We want people to feel safe with their voice. I think that most of us don’t really know how to shout, women, girls, but also boys. So in the hospital you can learn how to be professional with your voice. You feel stronger if you have this skill. you don’t necessarily need to have physical strength if you can have your voice.
The other thing is to confront people with the idea that they cannot shout. People don’t think about it: ‘Can I shout? If I need to shout will I be able to shout? Do I have enough voice to shout?’ Also the frustration of not being able to shout is good thing to feel. Feeling frustrated that you cannot shout maybe will help you practice how to shout. And maybe you will be able to use it properly and help yourself in a way. The third reason: before listening to somebody else talking, (in the Care-Kit, telling his/her story about not been able to say something), we would like people to listen to themselves and see If they can listen to themselves. It’s something that you do, or practice physically but it has also a psychological meaning. You listen to yourself. Then I hope that the visitors will be more open to listen to somebody else because they will not be busy with themselves or at least they will be exhausted. The method of the Self-Contained Shout is not just screaming: it can be anger, it can be relieve, it can be just physical practice. No need to know what is your drive, let’s hear your shout. The idea is not that other people will hear you - but for you to hear yourself. I can’t hear you when you shout, not in the physical hospital in the Safe-Unit and not in online platform. But after you liste to yourself and your voice - then you will ready to listen to somebody else”.
     
Torniamo un momento al Self-Contained Shout: in cosa consiste e qual è l’obiettivo profondo di questo ‘urlo’?  
“Le persone non ne sono consapevoli, ma urlare (shouting o screaming) è una tecnica che si può imparare. Le persone non sanno come urlare senza rovinare le corde vocali e perdere la voce. Per me è come un’arte marziale. Se ti eserciti a gridare, quando avrai bisogno saprai come farlo, non verrai messo a tacere. Noi vogliamo che le persone si sentano al sicuro con la loro voce. Penso che la maggior parte di noi non sappia davvero come gridare: donne, ragazze, ma anche ragazzi. In ospedale, perciò, puoi imparare a essere ‘professionale’ con la tua voce. Ti senti più forte se hai questa abilità: non devi necessariamente possedere forza fisica, se puoi avere la tua voce. Un altro obiettivo, poi, è mettere le persone di fronte all’idea che non possono gridare. La gente non ci pensa: so gridare? Se ho bisogno di urlare saprò urlare? Ho abbastanza voce per gridare? Anche provare la frustrazione di non poter gridare fa bene. Sentirti frustrato perché non riesci a gridare forse ti aiuterà a esercitarti nel farlo. E forse sarai in grado di usare correttamente il tuo grido e proteggerti in qualche modo. La terza ragione del Self-Contained Shout: prima di ascoltare qualcun altro parlare (nel 'Care-Kit', raccontando la sua storia sul non essere riuscito a dire qualcosa), vorremmo che le persone ascoltassero se stesse e valutassero se riescono ad ascoltare se stesse. È qualcosa che fai o pratichi fisicamente, ma ha anche un significato psicologico: ti ascolti. Successivamente, non più ‘impegnati’ con se stessi o almeno esausti, spero che i visitatori siano più predisposti ad ascoltare qualcun altro. Il metodo del Self-Contained Shot non consiste solo nell’urlare: può essere rabbia, può essere sollievo, può essere esclusivamente esercizio fisico. Non c’è bisogno di sapere qual è il tuo scopo, ascoltiamo il tuo grido e basta. L’idea non è che altre persone ti sentano, ma che tu senta te stesso. Non posso sentire quando gridi, né all’interno della Safe-Unit dell’ospedale fisico né sulla piattaforma online. Ma dopo aver ascoltato te stesso e la tua voce, allora, sarai pronto ad ascoltare qualcun altro”.  

And after this shouting section?
“After that, you watch the Care-Kit (a short video by an invited artist, telling a personal story and revealing a social injustice. The video is followed by two Second-Opinions by FHX experts) we meet again and go together to the Zoom meeting - Intensive Care - which is the third part of your visit. There you meet Avi Lubin, the curator of the FHX, other participants, visitors. Of course you don’t have to continue to the Zoom, you can choose. It’s exactly like in the Hospital: you can leave at any time. So if you don’t feel comfortable to participate in the Zoom meeting, you don’t need to. But you can, I invite you to talk, to ask questions, to discuss. We call this section ‘Intensive-Care’ because it’s a safe space where we can meet in an intimate format (approx 20 people, as the number of beds in the real hospital) and you can ask any question regarding the subjects of the Care-Kits very openly. We are happy to listen to any idea or thought that you have. It is a deeper look into what we do in the hospital”.
Dopo questa 'shouting section', cosa succede?
“Dopo questa sezione, guardi il 'Care-Kit' scelto al momento di prenotare la visita: un breve video di un artista che abbiamo invitato, che racconta una storia personale e rivela un’ingiustizia sociale. Il video è seguito da due ‘Second-Opinion’ (‘seconda opinione’) di esperti del Field Hospital X. Dopo la visione del video, ci incontriamo nuovamente e andiamo insieme al meeting di Zoom: l’’Intensive Care’, terza parte della tua visita. Lì incontri Avi Lubin, curatore del Field Hospital X e altri partecipanti, gli altri visitatori. Ovviamente non si è obbligati a proseguire la visita su Zoom, è possibile scegliere. Esattamente come nell’ospedale fisico, è possibile andar via in qualsiasi momento. Perciò, se non ti senti a tuo agio a partecipare alla riunione su Zoom, non è necessario che tu lo faccia. Però puoi, io ti invito a parlare, a fare domande, a discutere. Noi chiamiamo questa sezione Intensive Care, Terapia Intensiva, perché è uno spazio sicuro dove potersi incontrare in intimità (si è circa in 20, come il numero di posti letto presenti nell’ospedale reale) e poter fare apertamente qualsiasi domanda sugli argomenti trattati nel Care-Kit. Siamo felici di ascoltare qualsiasi tua idea o pensiero. È uno sguardo più profondo su ciò che facciamo in ospedale”.

What is the deep sense of the hospital?
“The idea of the hospital is to create a community. It’s not an art work in the strict sense. It’s using art in order to create a special community, that can create a safe place for discussing of these issues, that people usually don’t want to talk about or are silenced for so many reasons. So the hospital is a safe place and also the Zoom meeting is a very safe space where people can speak freely if they like. If they don’t want, they don’t have to and can just listen. But there is the option to talk with us and to talk with each other about the subject. We will invite special guests: you can meet the artists who created the videos as well. It is dynamic format, we will change it according to the audience and according to what we learn from the meetings”.
Qual è il senso più profondo dell’ospedale?
“L’idea dell’ospedale è creare una community, una comunità. Il Field Hospital X non è un’opera d’arte in senso stretto: si tratta di utilizzare l’arte per dare vita a una comunità speciale, che possa creare un luogo sicuro per discutere di questi problemi, di cui di solito le persone non vogliono parlare o sui quali vengono messe a tacere per così tante ragioni. L’ospedale, pertanto, vuole essere un luogo sicuro e anche la riunione su Zoom è veramente un luogo sicuro in cui le persone possono parlare liberamente, se lo desiderano. Se non vogliono, infatti, non devono e possono semplicemente ascoltare. Lì c’è però la possibilità di parlare con noi e confrontarsi sull’argomento trattato. Inviteremo ospiti speciali: si potranno incontrare anche gli artisti che hanno realizzato i video. Si tratta di un formato dinamico, che cambieremo in base al pubblico e a ciò che apprenderemo dagli incontri”.

After the ‘Intensive-care’?
“After that, you get a present! I call it ‘Fhx Self Check-Up Kit’. You get a link to a page on the web, only people who visit FHX can have this link. This kit will develop and change all the time. It’s a self-examination kit, you can check things about yourself and your perceptions… there is a questionnaire that develops according to your answers. The idea of this kit is to help you reflect and think about these social illnesses in a way that help change the future. We perceive all our visitors as ambassadors: we believe they will make a change in the world, not just be passive. So this kit hopes to motivate them to move from listening to action. It will develop, we are just at the beginning”.
E dopo la ‘terapia intensiva’?
“Riceverai un regalo! Lo chiamo ‘Fhx Self Check-Up Kit’: otterrai un link a una pagina Web, che solo le persone che visitano il Field Hospital X possono avere. Questo kit crescerà e cambierà continuamente. È un self examination kit (un kit di ‘autoesame’), con il quale potrai fare un ‘check’ sulla tua interiorità e le tue percezioni. Ci sarà un questionario che si sviluppa in base alle tue risposte. L’idea di questo kit è aiutare le persone a riflettere su queste malattie sociali, in un modo che aiuti a cambiare il futuro. Noi percepiamo tutti i nostri visitatori come ‘ambasciatori’: crediamo che produrranno un cambiamento nel mondo, che non saranno passivi. Questo kit, pertanto, spera di motivarli a passare dall’ascolto all’azione. Il kit col tempo si svilupperà, siamo solo all’inizio”.

What are the differences and the analogies between these two versions of Fhx?
“One important difference is that in the real hospital you see other people next to you through the whole process. In the online version you see them only in the third section. You can choose to meet them and have a conversation with them. Secondly, of course there are no Care-Chairs, no Self-Unit etc.…: all the elements that were in the hospital don’t exist in the online version. But in terms of the deep sense of what we are doing it’s the same: we are asking people to check if they can shout. Shouting at home is very interesting in the sense that sometimes you need to shout at home and you don’t do it because you are ashamed or don’t want the neighbors to hear you. So the domestic environment is another channel through which we can check how we shout. In the physical hospital you were isolated in the Safe-Unit. In the online version you are at home and you can check if you can shout or if you can’t do it and why you don’t do it – for different reasons maybe, I don’t know: it’s something to check. And regarding the Care-Chairs, we are still very strict about the way we want people to watch the Care-Kits. We ask to put headphones and to sit one person in front of the screen: it’s a personal experience. Visitors should use computer screen, not iPads or mobile phones. We say several times, also when people buy the tickets: ‘don’t use self-phones’, ‘one person in front of the screen’, ‘use headphones’, ‘tell the people living in your house that they might be hearing you shout’. We have instructions for this process. Of course we cannot control what people do, but we are very clear about the optimal conditions for this experience. Another difference between the two versions consists in the opportunity to actually meet our visitors in person and create a community. At the Biennale, I wasn’t there all the time and I felt that lots of people wanted to talk after the experience. We received a lot of emails and texts that people wanted to share. This is the place to do it”.
Riepilogando, quali sono le differenze e le analogie tra le due versioni del Field Hospital X?
“Una differenza importante consiste nel fatto che nel ‘vero’ ospedale vedi altre persone accanto a te durante l’intero processo. Nella versione online, invece, le vedi solo nella terza sezione. Puoi scegliere se incontrare gli altri visitatori e conservare con loro. In secondo luogo, ovviamente non ci sono ‘Care-Chair’, nessuna Safe-Unit ecc…: tutti gli elementi che erano in ospedale non esistono nella versione online. Ma in termini di senso profondo di ciò che stiamo facendo, è lo stesso: chiediamo alle persone di controllare se possono gridare. Gridare a casa è molto interessante, nel senso che a volte senti il bisogno di farlo e non lo fai perché ti vergogni o non vuoi che i vicini ti sentano. L’ambiente domestico, perciò, è un altro canale attraverso cui possiamo controllare come gridiamo. Nell’ospedale fisico eri isolato nella Safe-Unit, nella versione online sei a casa e puoi valutare se riesci a gridare o se non puoi farlo e per quali motivi – per diversi forse, non saprei... E' qualcosa da verificare. Per quanto riguarda le sedute di cura, invece, siamo ancora molto severi sul modo in cui vogliamo che le persone guardino i Care-Kits. Chiediamo di mettere le cuffie e di sedersi, soli, davanti allo schermo: è un’esperienza personale. I visitatori dovrebbero utilizzare lo schermo del computer, non iPad o telefoni cellulari. Diciamo più volte, anche quando le persone comprano i biglietti: ‘non usare telefoni personali’, ‘una persona davanti allo schermo’, ‘usa le cuffie’, ‘dì alle persone che vivono nella tua casa che potrebbero sentirti urlare’. Forniamo istruzioni precise per questo processo. Ovviamente non possiamo controllare ciò che le persone fanno, ma siamo molto chiari sulle condizioni ottimali per questa esperienza. Un’altra differenza tra le due versioni consiste nell’opportunità di incontrare i nostri visitatori di persona e creare una community. Alla Biennale non ero sempre presente e ho sentito che molte persone volevano parlare dopo l’esperienza. Abbiamo ricevuto molte e-mail e messaggi che le persone che volevano condividere. Questo è il posto giusto per farlo”.

What kind of platform will you use for Fhx online?

“Through our website you book your ticket and then you get an email with a link and a password. At the scheduled time you enter this link with the password and we meet in Live streaming. I start exactly on time so don’t be late. We are together for approx half an hour and then we go together to the Zoom meeting. You meet Avi Lubin and other guests and you get your Fhx Self Check-Up Kit. You will get this kit via email, even if you don’t join the Zoom meeting. It’s FHX gift to our visitors and community”.
Nello specifico, quale piattaforma userete per l’Fhx online?
“Attraverso il nostro sito web (https://fieldhospitalx.org/online-visit/) prenoti il tuo biglietto, poi ricevi una mail con un link e una password. All’ora prevista, inserisci questo link con la password e ci incontriamo in Live streaming. Inizio esattamente in orario, quindi non fare tardi. Stiamo insieme per circa mezz’ora e poi andiamo insieme all’incontro Zoom. Incontri Avi Lubin e altri ospiti e ricevi il tuo Fhx Self Check-Up Kit. Riceverai questo kit via e-mail, anche se non partecipi alla riunione Zoom: è un regalo Fhx per i nostri visitatori e la nostra comunità”.
     
At Biennale, I personally watched Habit: what care-kits will I find in Fhx online?
“At the Biennale we had four ‘Care-Kits’, you saw the one that was made by the Anonymous Palestinian artist and this is the one that we are not showing in the online version. Our agreement with him was to show his work only in the context of the Israel pavilion in the Biennale. We show the other three care-kits and we are in the process of developing a new one but it will take some time. The production of new Care-Kits is a long process, we are working in few directions. The topics of existing Care-Kits are: ‘No Body’ about abusing in the family, which is my film; ’Block of Clay’, a film which opens a discussion about violence against transgenders; and ‘Institutional abduction’ about the disappearance of Yemenite babies in Israel”.  
Entriamo, ora, nello specifico dei ‘Care-Kit’. Alla Biennale personalmente scelsi Habit, il film di un artista palestinese che vuole restare anonimo: quale Care-Kit troverò al Field Hospital X online?
“Alla Biennale avevamo quattro 'Care-Kit', te hai visto quello realizzato dall’artista palestinese anonimo e proprio questo è quello che non mostriamo nella versione online. Il nostro accordo con lui prevedeva di mostrare il suo lavoro esclusivamente nel contesto del padiglione israeliano alla Biennale. Mostriamo gli altri tre kit e siamo in procinto di svilupparne uno nuovo, ma ci vorrà del tempo. La produzione di nuovi Care-Kit richiede un processo lungo, stiamo lavorando in alcune direzioni. I kit al momento esistenti, pertanto, sono: 'No Body', il mio film sull’abuso in famiglia; 'Block of Clay', un film che apre una discussione sulla violenza contro i transgender; 'Institutional Abduction', un film sulla scomparsa – il rapimento istituzionale – di bambini yemeniti in Israele”.
 
Last year the entire world has met a new terrible enemy, coronavirus: do you think this sensitive argument will enter your work in the future somehow?
“It has already been entered through the process of creating the FHX Online version. if there was no Corona, I don’t know if the online version of the hospital would have been. But as a subject, the idea of the hospital to talk about things that people don’t talk about. I think that people talk a lot about the Coronavirus. What the hospital is interested in are subjects that have been silenced for many years. Strangely, or not, the main thing that Covid exposed was all the social ills that were there anywhere. For example isolation of old people, loneliness. I think it’s a subject that people don’t like to talk about or to think about because they know it will happend to them one day, and they don’t like to imagine themselves in this situations. At the beginning of the pandemic, we were told that only old people would die and people said: ‘ok, so they will die, they are old’. This is outrageous. I think Coronavirus is like a ‘truth drug’...”.
Nell’ultimo anno il mondo intero dovuto fare i conti con un nuovo, terribile, nemico, il coronavirus: crede che questo delicato argomento, in futuro, entrerà in qualche modo nel suo lavoro?
“Vi è già entrato: nel processo di creazione della versione online del Fhx. Senza il Coronavirus, non so se ci sarebbe stato il Field Hospital X Online. Come soggetto, però, l’idea dell’ospedale è di trattare questioni delle quali le persone non parlano. Penso che la gente parli molto del Coronavirus. Ciò che interessa all’ospedale, invece, sono soggetti messi a tacere per molti anni. Stranamente, oppure no, il Covid ha messo in luce tutti i mali sociali ovunque radicati. Ad esempio, l’isolamento degli anziani, la loro solitudine. Penso che questo sia un argomento di cui le persone non amano parlare, a cui non vogliono pensare perché sanno che un giorno la vecchiaia arriverà anche per loro e non desiderano immaginarsi in queste situazioni. All’inizio della pandemia, ci è stato detto che sarebbero morti solo i vecchi e la gente ha reagito: ‘ok, dunque moriranno, vabbè sono vecchi’. Questo è oltraggioso. Penso in questo senso che il Coronavirus sia come un ‘farmaco della verità’...".

’Truth drug’?
“The truth is comming out. There aren’t new problems. We meet the same problems that were hidden and now it’s all in the wide open: ugly politiics, violated human rights, everything is out! Just think about it. It’s not that the people didn’t know these problems before. But somehow the virus brought it all out, really in a messy way. Legal issues, etical issues, minorities issues, inequality, corrution, domestic violence etc.: everything is really in the face. But there’s nothing new. People hid it and now cannot hide it because they are freaking out. So, of course the hospital will deal with a lot of these social injustices but not with the coronavirus itself, I don’t think it’s a problem. I think the problems are exactly where they were before. Now it might be more easy as people are not silent… they really scream for basic things such as freedom of movement, getting out of their houses to work. Suddeny they are facing reality in a different way. In Israel for example, when people were in curfew, they start talking about the Palestinians. Can you imagine? The poeple were suddenly saying ‘oh, this is quite awful what the Palestinian are going through on a regular basis’! Oh, good morning! It was there all the time. The hospital will defiantly use this kind of atmosphere in order to push further urgent issues”.
Cosa intende per ‘farmaco della verità’?
“Che la verità sta venendo fuori. Non ci sono nuovi problemi. Incontriamo gli stessi problemi, che prima erano nascosti e ora stanno venendo tutti allo scoperto: una brutta politica, diritti umani violanti… Tutto è allo scoperto! Basta pensarci. Non è che le persone prima non fossero a conoscenza di questi problemi. Il virus, però, ha portato fuori tutto, e davvero in modo disordinato. Questioni legali, questioni etiche, questioni relative alle minoranze, disuguaglianza, corruzione, violenza domestica e via dicendo: il virus ci sta davvero sbattendo tutto in faccia. Ma non c’è niente di nuovo. Le persone hanno nascosto tutto questo e ora non riescono più a farlo perché stanno andando fuori di testa. Pertanto, il Field Hospital X certamente si occuperà di molte di queste ingiustizie sociali, non del Coronavirus di per sé. Non credo sia, di per sé, un problema. Ritengo che i problemi siano esattamente dove erano prima. Ora potrebbe essere più facile affrontarli, dato che le persone non tacciono più… gridano davvero, anzi, per esprimere esigenze basilari come la libertà di movimento, la libertà di uscire di casa per lavorare. All’improvviso si trovano ad affrontare la realtà in modo diverso. In Israele, ad esempio, mentre erano in coprifuoco, le persone hanno cominciato a parlare dei palestinesi. T’immagini? La gente improvvisamente andava dicendo: ‘oh, questo è orribile, ed è ciò che i palestinesi stanno vivendo regolarmente!’. Oh, buongiorno! Era lì tutto il tempo, sotto i vostri occhi. Ecco, l’ospedale sfrutterà con aria di sfida questo tipo di atmosfera per spingere ulteriormente su questioni urgenti”.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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