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20 Novembre 2017

Proteggere il Made in Italy con la tecnologia anticontraffazione

di Serena Di Giovanni
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Proteggere il Made in Italy con la tecnologia anticontraffazione

App e piattaforme internet aiutano a riconoscere i prodotti ‘tarocchi’ e combattere così la falsificazione delle merci nostrane

È di questi giorni la notizia secondo cui un carico di 2.480 camicie proveniente dalla Turchia con la dicitura ‘Made in Italy’ sia stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Trieste e dal Servizio antifrode dell'Ufficio delle Dogane, all'interno di un Tir sbarcato nel porto giuliano. Al di là del singolo episodio è ormai noto come nel mondo la falsificazione dei prodotti italiani costituisca un problema da arginare.
Negli ultimi anni, in Europa e nel mondo il venir meno delle barriere protezionistiche e la libera circolazione delle merci e dei prodotti hanno alimentato il diffondersi di comportamenti che potremmo definire anomali e scorretti. Tra questi, figura la dilagante imitazione dei prodotti e dei marchi aziendali di diversi paesi europei da parte di alcuni produttori, specialmente asiatici. Gli effetti negativi di questo fenomeno sono particolarmente preoccupanti per i settori produttivi del cosiddetto 'Made in Italy' e per le imprese locali che ne sono alla base. Diverse aziende e startup italiane stanno però cercando di contrastare il problema della contraffazione formulando e portando sul mercato delle applicazioni utili.
Data, quindi, per scontata la necessità di fronteggiare la ‘piaga della contraffazione’, ci chiediamo: esistono, oggi, dei metodi certi e sicuri per debellare definitivamente tale problematica e ripristinare l’immagine dei prodotti italiani nel mondo? Forse, no. Ma, indubbiamente, esistono delle strategie interessanti che possono provare a contenere il fenomeno. Come, ad esempio, alcune applicazioni per cellulari progettate da aziende e startup italiane al fine di riconoscere i prodotti ‘tarocchi’ e combattere così la falsificazione delle merci nostrane.
È il caso microchip_alboitaly.jpgdella app Albo Italy nata dalle menti di due amici, Emanuele Maccari e Luigi Menghini, appassionati di informatica e programmazione. Si tratta di un microchip, sottilissimo più di un capello, che va applicato al prodotto. Chi dispone della app sul proprio cellulare può verificare prima dell'acquisto se ciò che sta per comperare è fatto e prodotto in Italia. Il progetto sarebbe nato da una chiacchierata informale tra gli ideatori e un Ambasciatore italiano in merito alle problematiche incontrate dal ‘made in Italy’ nei mercati esteri. Con particolare riferimento all’Asia e al fenomeno dell’Italian sounding, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano il nostro Paese per promozionare e commercializzare prodotti non italiani.
Su questa linea si pone, altresì la piattaforma ItforItaly, progettata da una startup toscana, attualmente in via di sviluppo e capace di rintracciare gli alimenti che, in realtà, sono soltanto imitazioni e non prodotti provenienti dal nostro amato ‘made in Italy’. Un vero e proprio sostegno per le aziende agroalimentari del Bel paese nel condividere col consumatore tutte le informazioni sui prodotti in modo semplice, comodo e veloce. ItforItaly prevede un’app da scaricare gratuitamente, in base al sistema operativo del proprio smartphone. Inquadrando il bar code del prodotto sarà possibile leggere tutte le informazioni disponibili che lo riguardano. La stessa operazione, peraltro, potrà essere effettuata anche attraverso il sito web.
SEiD_Security and Identity System è, invece, un’applicazione per telefonini e smartphone che permette di individuare se il prodotto che stiamo acquistando sia originale o meno. SEiD_Security and Identity System funziona attraverso l’attribuzione di codici: il primo, visibile e consultabile da chiunque, fornisce informazioni sul prodotto e garantisce la sua tracciabilità; il secondo, il cosiddetto ‘codice nascosto’ , consultabile solo dopo l’acquisto quindi scoprendo l’etichetta nascosta, ha lo funzione di proteggere il consumatore dalla contraffazione e dal riciclaggio e può servire per dare ulteriori notizie di marketing (come sconti e garanzie). Per utilizzare l’app occorre avvicinare il telefonino ad una confezione di qualsiasi cosa (ad esempio farmaci, alimenti, capi di abbigliamento). Attraverso la lettura dei codici (Barcode, Data Matrix e QR Code), si avrà accesso ad una serie di informazioni certificate dal produttore e utili per il consumatore.
La piattaforma MadeUp, il cui scopo è quello di aiutare le aziende a comunicare con i loro clienti, proteggere il brand dalla contraffazione e aumentare le vendite, funziona più o meno allo stesso modo. In questo caso non si tratta però di una applicazione, bensì di una piattaforma di tipo SaaS che, sempre tramite smartphone e grazie ad un tag NFC inserito nel prodotto, mette in connessione brand e customers.
Di recente poi, per sensibilizzare i cittadini e contrastare il fenomeno della contraffazione nei consumi., è nata l'app Io sono originale, che attraverso semplici quiz, mette alla prova le conoscenze del consumatore sulla contraffazione. L’applicazione rientra nel progetto omonimo, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico-Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ed è stata realizzata dalle associazioni dei consumatori Acu, Altroconsumo, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori proprio per approfondire le tematiche relative alla falsificazione dei prodotti nostrani e informare i consumatori sui rischi connessi.  
Infine, per rilanciare l’immagine del prodotto italiano nel mondo, è stata da poco progettata In Italy, un’applicazione che vuole mostrare ai cittadini ‘le origini’ dell’eccellenza italiana. Si tratta di un sistema di racconto multimediale racchiuso in un’ App, presentato in anteprima al Salone del mobile di Milano (14-19 aprile 2015), dove per la prima volta 64 aziende italiane si sono unite per raccontare al mondo l’Italian lifestyle. Sottolineando con forza come ogni prodotto italiano sia il frutto di una lunga, plurisecolare tradizione artistica e artigiana, del know-how industriale nonché dello spirito creativo di numerosi designer di fama internazionale.

I numeri del mercato del falso
Secondo la stima emersa da una ricerca realizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Censis sull'impatto della contraffazione sul sistema-Paese, presentata nel settembre 2014 al Senato della Repubblica, in Italia il mercato del falso genererebbe un ‘fatturato’ di 6 miliardi e 535milioni di euro. I settori più colpiti dalla contraffazione sarebbero l'abbigliamento e gli accessori, con 2 miliardi e 243 milioni di euro (pari al 34,3% dell'intero valore). A seguire, il settore tecnologico dei cd, dvd e software per 1 miliardo e 786 milioni di euro (il 27,3% del totale) e, da ultimo, i prodotti alimentari, con poco più di un miliardo di euro (pari al 15,8% del totale).
Secondo i dati Iperico 2014, inoltre, fra il 2008 e il 2013 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza avrebbero effettuato più di 100 mila sequestri. Dal rapporto emergerebbe altresì come la dimensione media dei sequestri, valutata in termini di prodotti sequestrati, sebbene subisca temporanee flessioni annuali, sia nel complesso in continua crescita. Le quantità di pezzi sequestrati per contraffazione evidenzierebbe una concentrazione elevata nei settori ‘abbigliamento’, ‘accessori di abbigliamento’, ‘altre merci’ e ‘giocattoli e giochi’, confermando così quanto già rilevato dalla ricerca del Censis.
Questi dati ci confermano che l'impatto della contraffazione sull'economia nazionale è, effettivamente, pesantissimo. Quasi ‘tragico’, se pensiamo che i prodotti contraffatti, realizzati e commercializzati sul mercato legale, potrebbero portare a 17,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva. La quale potrebbe generare acquisti di materie prime, semilavorati e servizi dall'estero per un valore delle importazioni pari a 5,6 miliardi di euro. Con, incluso, l’assorbimento di più di 100 mila lavoratori regolari occupati a tempo pieno.
La contraffazione, ci dicono le stime, comporterebbe dunque pesanti perdite per il bilancio dello Stato, soprattutto in termini di mancati introiti fiscali. Riportare sul mercato legale la produzione delle merci contraffatte significherebbe garantire un forte gettito fiscale aggiuntivo per le casse dello Stato. Gettito che, tra imposte dirette e indirette, è stato valutato dagli esperti in circa 5 miliardi e 280 milioni di euro.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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