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13 Dicembre 2017

Daniele Bocciolini: "Le donne devono fuggire da un amore malato"

di Dario Cecconi
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Daniele Bocciolini: "Le donne devono fuggire da un amore malato"

Il 25 novembre ricorre la ‘Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne’: una data importante, designata il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e scelta in onore delle sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, assassinate nel 1961 per la loro opposizione alla dittatura

Nel mondo, almeno una donna su tre ha subito una qualche forma di violenza nella propria vita: a casa, a lavoro, a scuola, in strada. La campagna mondiale dell'Onu, denominata ‘Unite’, quest’anno si concentrerà sul tema: ‘Nessuno deve essere lasciato indietro: poniamo fine alla violenza contro le donne e le ragazze’, a partire da quelle più fragili e vulnerabili, individuabili tra i rifugiati, i migranti, le minoranze, i popoli indigeni, le popolazioni colpite da conflitti. In tutto il pianeta si moltiplicano le iniziative in occasione del 25 novembre. “Un problema serio, di dimensioni epidemiche”, ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Margaret Chan, presentando, nel 2013, il più grande studio fino a oggi mai realizzato sugli abusi fisici e sessuali subiti dalle donne nel mondo. Una questione che sembra persistere con imponenza. Nel nostro Paese, per esempio, solo nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114 le donne uccise, nella maggior parte dei casi vittime di chi diceva di amarle. I dati sono riportati nel quarto rapporto di ‘Eures’ sul ‘femminicidio in Italia’, diffuso proprio in occasione della ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’ che si celebra oggi. Nel 2016, i femminicidi sono stati 150; nel 2015 erano stati 142; dal 2000 a oggi, le donne vittime di omicidio volontario, nel nostro Paese, sono state più di 3 mila. Numerose le iniziative che si terranno, oggi, in tutta la nostra penisola. A Roma, avrà luogo ‘Non una meno’, manifestazione nazionale le cui organizzatrici intendono lanciare un messaggio chiaro: "Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza di genere in tutte le sue forme”. In un anno di mobilitazioni, le organizzatrici hanno scritto un ‘Piano femminista’ contro la violenza maschile e di genere: uno strumento per lottare in favore del diritto all’autonomia, alla libertà e alla vita di migliaia di donne. A Milano, il movimento ‘One Billion Rising’, dell'attivista e drammaturga americana Eve Ensler, lancerà una campagna di solidarietà che culminerà il 14 febbraio 2018, coinvolgendo un miliardo di persone, al fine di celebrare insieme, in modo gioioso e libero, la volontà di fermare ogni tipo di abuso sulle donne e sulle bambine. Molte delle tematiche affrontate durante la manifestazione si ritroveranno nel documentario ‘City of Joy’, scritto e diretto da Madeleine Gavin, che arriverà proprio a Milano, con una ‘prima’ europea, al ‘We World Festival’.

Un fatto di cronaca: l’assassino ‘incastrato’ dal figlio della vittima
Lo ‘sfogo’ di un bambino di 10 anni, a sei mesi di distanza dall’omicidio della madre, ha incastrato l’assassino: “Papà e mamma litigavano, lui la picchiava, è stato lui...”. Laura Pirri, assassinata a marzo, potrebbe essere veramente orgogliosa del suo bambino. È stato lui a renderle giustizia, in una dolorosa testimonianza fatta alla nonna. Laura, purtroppo, è morta devastata dalle gravissime ustioni riportate sul 40% del corpo, causate dall'esplosione di una bombola di gas in casa. A ucciderla, il compagno, Sebastiano Iemmolo, arrestato dalla Squadra mobile di Siracusa dopo le parole del bambino. Movente dell'orribile 'femminicidio': una banale lite per 20 euro. Chissà se c’era anche altro? L'uomo chiedeva i soldi alla compagna, che glieli avrebbe rifiutati. Ebbene: per sei lunghi mesi questo delitto è rimasto catalogato come semplice incidente domestico. Ecco pertanto questa nostra intervista all’avvocato Daniele Bocciolini, esperto di diritto penale minorile e scienze forensi, specializzato in violenza di genere, bullismo e cyberbullismo, insieme al quale abbiamo voluto riflettere sull’importanza della ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne’, per cercare di capire quali possano essere le cause che portano a esplosioni di violenza contro ‘l’altra metà del cielo’.

Avvocato Bocciolini, come dovremmo vivere, in generale, questa ‘Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne’? Con quale spirito e quali speranze per il futuro?
“E’ una giornata molto importante, voluta fortemente dalle Nazioni Unite. La violenza sulle donne è un crimine contro l’umanità. La mia speranza è che la donna, in futuro, non sia più trattata come una ‘categoria’ da dover proteggere e che il rispetto diventi la regola”.

Questa giornata offre molti spunti di riflessione: secondo lei, intorno a cosa sarebbe più giusto e prioritario soffermarsi a riflettere?
“Dobbiamo fare molto di più, come rilevato dalla stessa Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, presieduta dalla validissima Francesca Puglisi. Spesso, manca la competenza specifica e, soprattutto, la sensibilità da parte delle figure professionali in campo per riuscire a tutelare le donne. Bisognerebbe, quindi, agire sul piano della formazione degli operatori coinvolti. Nel momento in cui la donna denuncia, dovrebbe scattare immediatamente una rete di protezione coordinata tra i vari operatori (forze dell’ordine, magistrati, centri antiviolenza, ecc…). A volte, questo coordinamento manca totalmente. Bisognerebbe rivedere, in secondo luogo, la questione della procedibilità per alcuni reati, come quello di violenza sessuale. Il nostro ordinamento ha previsto che la denuncia debba essere presentata entro il termine di 6 mesi: posso garantire che spesso è insufficiente e che molte donne non denunciano”.

Generalmente, quali sono le principali cause di ‘femminicidio’?
“Si tratta di un fenomeno in preoccupante aumento: quest’anno, se ne sono registrati già 114, di cui 3 su 4 in ambito familiare. Tutto nasce da un problema di ordine culturale: ci sono ancora uomini che ritengono la donna alla stregua di un oggetto di loro proprietà. L’omicidio non è altro che un gesto estremo di affermazione del loro possesso. Ricordo le parole che Noemi, brutalmente uccisa dal fidanzato, scrisse prima di morire nel suo ultimo post su Facebook: “Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere quello che sei”. Le donne dovrebbero fuggire il prima possibile da un amore malato”.

Secondo lei, il ‘ritardoDaniele_Bocciolini.jpg’ o ‘l’appiattimento’ culturale favoriscono fenomeni del genere?
“Secondo me, è soprattutto il silenzio che favorisce questo tipo di fenomeno. Per questo motivo, ritengo necessario parlarne e che lo facciano anche i media, nel modo più opportuno e delicato possibile”.

Si dice siano aumentati sia il numero delle denunce, sia le condanne, ma che le donne hanno ancora molta paura di denunciare le violenze: perché?
“Nel momento in cui la donna viene violata, si trova in una fase di totale vulnerabilità, nella più totale sfiducia nelle istituzioni, spesso colpevolizzata. Si tratta della cosiddetta ‘vittimizzazione secondaria’: la donna diviene vittima due volte. Spesso, ci ripensa e non denuncia. A mio parere, per questi motivi si potrebbe anche pensare d’introdurre la procedibilità d’ufficio per questo tipo di reati, in modo che la donna possa avere tutto il tempo per decidere di presentare la denuncia”.
 

Cosa consiglia potremmo dare a una donna vittima di violenza, fisica o psicologica?
“Sicuramente, potremmo suggerirle di affidarsi a un avvocato, a un’associazione o a un centro antiviolenza, di denunciare e di non aver paura”.

E’ capitato, in molti casi che le vittime avessero già precedentemente denunciato i propri ‘stalker’, i quali, lasciati liberi, si sono poi trasformati in assassini: cosa manca al sistema di tutela delle persone vittime di ‘stalking’?
“Questo è un altro problema: la sottovalutazione delle denunce. Spesso, le donne denunciano anche più volte, ma non vengono presi provvedimenti, perché i fatti si ritengono riconducibili a una ordinaria conflittualità familiare. Ci sono stati casi di cronaca, anche recenti, nei quali la denuncia è stata inviata in Procura via posta: ci rendiamo conto? Con un’inevitabile e imperdonabile ritardo, quindi. C’è poi il discorso delle misure cautelari, che devono essere applicate, poiché spesso si sono rivelate inadeguate a tutelare l’incolumità e la sicurezza della donna. Non si può applicare il divieto di avvicinamento a 500 metri a un soggetto socialmente pericoloso. Una misura che dovrebbe essere utilizzata di più è quella del braccialetto elettronico: la triste verità è che costano troppo e non si trovano”.

Nella Storia che abbiamo citato per introdurre questo nostro incontro è stato lo sfogo di un bambino di 10 anni, a sei mesi di distanza dall’omicidio della mamma, a incastrare il padre, cioè l’assassino: quali sono i rischi a cui sono soggetti, soprattutto psicologicamente, i minori, in queste situazioni così gravi?
“Purtroppo, nel 69% dei casi, i minori sono direttamente coinvolti. Sui minori le conseguenze sono tristemente irreparabili. Nel nostro ordinamento è stata recentemente inserita una circostanza aggravante, prevista proprio nei casi in cui i minori assistano a episodi di violenza: anche solo il fatto di essere testimone, per il minore significa essere vittima di quella violenza”.

Lei è anche un esperto di diritto penale minorile: quali provvedimenti sarebbero i più urgenti da prendere in materia di tutela dei minori che vivono in contesti familiari violenti in cui si può arrivare, addirittura, alla perdita della mamma?
“I femminicidi, in Italia, hanno già fatto 1600 orfani. Se ne parla da tempo: mi auguro che presto ci possa finalmente essere una legge a tutela degli orfani di femminicidio”.

Cosa si augura, a questo riguardo, per il prossimo futuro?
“Mi auguro che questa battaglia di civiltà sia combattuta in prima linea anche da noi uomini. La violenza non è un fatto di genere e nemmeno una cosa privata: è una questione che riguarda tutti”.

Daniele Bocciolini, avvocato
Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita nel 2006 presso l’Università degli Studi ‘Roma Tre’ con votazione 110 e lode, ha conseguito l’abilitazione all’esercizio forense ed è entrato a far parte dello studio dell’avvocato Nino Marazzita, con il quale si fregia ancora di collaborare. Dal 2012, è membro della ‘Commissione Cultura’, nonché della ‘Commissione Famiglia, Minori e Immigrazione’ del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Nel 2013, ha ricevuto il ‘Premio Personalità Europea’ in Campidoglio, in occasione della ‘43esima Giornata d’Europa’ istituita dal ‘Centro Europeo per il Turismo, la Cultura e lo Spettacolo’. Nel corso degli anni, ha ottenuto la specializzazione come esperto di diritto penale minorile, nonché come esperto di scienze forensi. Nell’ambito dell’attività professionale, esercitata prevalentemente nel settore del diritto penale, ha partecipato, in qualità di relatore, a numerosi convegni sul tema della violenza di genere, bullismo e cyberbullismo, promuovendo anche progetti nelle scuole al fine di sensibilizzare i più giovani. Ha preso parte, inoltre, ad alcune delle vicende giudiziarie più rilevanti degli ultimi anni. Tra i casi più recenti, è stato impegnato come legale di parte civile in difesa delle vittime nel processo per il naufragio della ‘Costa Concordia’ e nei confronti del comandante Francesco Schettino. Ha assistito numerosi personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo, tra i quali Giada De Blanck e l’ex Miss Italia Arianna David, entrambe vittime di ‘stalking’. Ha partecipato a numerosi programmi televisivi e radiofonici, intervenendo sia su questioni giuridiche e di politica giudiziaria, sia in merito a specifici casi posti all’attenzione della cronaca, con particolare riferimento alla tematica della violenza di genere. Attualmente, collabora in qualità di consulente con la trasmissione di Raiuno ‘Uno mattina’ e con il settimanale ‘Giallo’, edito da Cairo Editore, con una rubrica sui più recenti casi di cronaca nera.

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