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19 Aprile 2024

Julia Pietrangeli: "Rincorro ciò che move il sole e l'altre stelle"

di Rita Chessa
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Julia Pietrangeli: "Rincorro ciò che move il sole e l'altre stelle"

Esplorare e documentare la bellezza del cosmo andando a caccia di corpi celesti e scattare immagini che sanno di eterno
 
Attraverso l'astrofotografia - o fotografia astronomica - l’uomo, con lo sguardo rivolto al cielo dalla notte dei tempi, prende consapevolezza di ciò che Blaise Pascal scrisse neo 'Pensieri': “Attraverso lo spazio mi afferra e mi inghiotte come un granello; attraverso il pensiero io afferro l’universo”. Per chi si dedica con passione alla disciplina, la sfida è quella di cercare luoghi del mondo ancora non devastati dall’inquinamento luminoso. Bisogna essere dotati di una complessa attrezzatura e di una solida preparazione tecnica, ma soprattutto di spirito d’avventura e voglia di misurarsi con l’ignoto. La precisione, quasi chirurgica, è fondamentale per ottenere una buona qualità delle immagini: anche un leggero errore di messa a fuoco può rendere una fotografia 'sfocata' e inutilizzabile. Le tecniche di post-elaborazione sono fondamentali per estrarre dettagli e colori dagli scatti 'grezzi', spesso attraverso l'uso di software specializzati. Per i principianti, una fotocamera Dslr o 'mirrorless', con un treppiede robusto e un obiettivo grandangolare, può essere sufficiente Astrofotografia_3.jpgper catturare paesaggi notturni o la Via Lattea. Le astrofotografie più avanzate potrebbero richiedere telescopi con montature equatoriali motorizzate, per evitare l’effetto 'mosso del cielo': camere astronomiche dedicate, filtri e software di elaborazione delle immagini. Uno degli strumenti più affascinanti è l’astroinseguitore, usato per compensare la rotazione terrestre e mantenere gli oggetti celesti centrati nell'inquadratura. Insomma, si tratta di un intenso lavoro, che inizia con la ricerca dei cieli più bui, lontani dall'inquinamento luminoso: una cosa che che sta diventando sempre più difficile, per via della presenza preponderante dell’uomo e dell’elettricità, che illumina i paesaggi notturni ma ci priva, al contempo, dello spettacolo della Via Lattea.
In Italia uno dei cieli più bui  è l’isola di Montecristo, in Toscana, insieme ad alcuni luoghi della Sardegna orientale. Nel mondo, il deserto di Atacama è talmente scuro che, durante la notte, diviene quasi impossibile addirittura riuscire a vedere la propria mano. E questo accade anche nel Quebec e in alcuni posti della Nuova Zelanda: gli unici luoghi ideali per tornare a connettersi con la natura più ancestrale. Quella dei grandi interrogativi esistenziali e dei misteri ancora irrisolti, lontani dalle trappole del quotidiano e del necessario, per avvicinarsi allo straordinario, dove la solitudine e il silenzio sono strumenti preziosi per il processo creativo. Per tutti questi motivi, abbiamo chiesto a Julia Pietrangeli, astrofotografa italiana, di illuminarci su alcuni aspetti del suo lavoro:

Julia Pietrangeli, cosa la spinge a fotografare gli astri?
“Il mistero del tempo. Mi spiego: Andromeda è la galassia più vicina a noi e si riesce a vederla quasi a occhio nudo, nel senso che se hai un cielo molto scuro e guardi in quel punto, poi capisci dove si trova perchè riesci a ‘sentirla’ con gli occhi. Si trova a circa 2,5 milioni di anni luce da noi, questo significa che in questo preciso istante, le immagini che vediamo qui da noi, sulla Terra sono ‘partite’ 2,5 milioni di anni fa. Viceversa, se in questo preciso momento uno si trovasse nella galassia di Andromeda e puntasse il suo obiettivo verso la Terra, vedrebbe le immagini di 2,5 milioni di anni fa. Vedrebbe, quindi, i primi ominidi, visto che l'uomo ha fatto la sua comparsa circa 3 milioni di anni fa”.

Quasi una ‘macchina del tempo’, quindi?
“In un certo senso: catturare queste immagini, di fatto è come viaggiare nel tempo. E’ quello che tutti gli astrofotografi che scattano oggetti profondi nello spazio testimoniano”.

Sarà possibile, un giorno, misurarlo attraverso le immagini?
“Noi non dovremmo misurare le distanze umane in anni luce, perché la proporzione del tempo è assai diversa. Eppure, a volte, ho l’impressione che ciò che vediamo gli uni negli altri sia solo il ‘bagliore’ di ciò che è già avvenuto o continua a essere altrove”.

Costellazione_di_Andromeda.jpg

CREDITS FOTO: JULIA PIETRANGELI
 
 


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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