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23 Ottobre 2019

Sergio Battista: "La violenza maschile nasconde inadeguatezza emotiva"

di Annalisa Civitelli - acivitelli@periodicoitalianomagazine.it
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Sergio Battista: "La violenza maschile nasconde inadeguatezza emotiva"

Un lavoro fotografico di denuncia socio-culturale in difesa delle donne vittime di maltrattamenti, sulla loro sensibilità e la nostra incapacità di individuare, senza ipocrisìe, quello ‘schermo’ formalista e reazionario che maschera la nostra coscienza collettiva

‘La voce delle donne: considerazioni al femminile riguardo alla violenza di genere’, edito da 'Cultura e dintorni', è stato presentato di recente al ‘Teatrocittà’ di Roma. Il volume nasce un anno fa da un’idea di Sergio Battista, fotografo e musicista in eugual misura e fa parte della collana ‘Fotografia e scrittura’, un genere non semplice da trattare, ma nel quale l’editore, Luca Carbonara, crede molto. Il progetto rivolge l’attenzione ai simboli del male da un punto di vista personale: se, per Sergio Battista, questi sono il sangue, i lividi o le percosse, le donne normali da lui fotografate vogliono richiamare il nostro interesse tramite i loro sguardi e i loro pensieri, auspicando un cambiamento sociale e culturale possibile. La nostra attenzione viene così diretta verso la violenza sulle donne mediante i ventuno ritratti, in bianco e nero e a colori, ai quali si affiancano gli scritti delle partecipanti, sia contro la subcultura reazionaria del 'maschio latino', sia scaturiti dalle singole esperienze personali. Attualmente, ‘La voce delle donne’ viaggia di pari passo a un racconto scritto dallo stesso Sergio Battista: un testo per la sola declamazione, frutto di emozioni e testimonianze raccolte grazie alle esperienze collaterali al progetto.

Sergio Battista, innanzitutto perché ‘La voce delle donne’?
“Perché per parlare di un tema così attuale e drammatico, mi è sembrato opportuno chiedere di farlo direttamente alle donne, senza intermediari”.

Ci racconta gli aspetti psicologici e l’intento di fondo del suo progetto?
“Il progetto vuole sensibilizzare. Come dico spesso, ‘La voce delle donne’ non è un’opera di natura psicologica o sociologica: non è un’inchiesta. Io la definisco un’opera ‘artistico-emotiva’, che ha come suo naturale intento quello di emozionare, per permettere alle idee contenute nel libro di arrivare con più intensità nel cuore e nella mente di chi legge”.

L’emozione più grande che ha vissuto durante la messa in opera del libro e degli scatti?
“Forse due momenti: il primo, quando le partecipanti mi hanno inviato i testi, decisamente emozionanti; il secondo, il giorno della presentazione del progetto presso la Casa internazionale delle donne. Sarà stato il luogo, sarà stata l’attenzione durante il dibattito, o l’emozione provocata dalle brave attrici che hanno letto i testi, non so, ma tutto questo mi ha portato a vivere un pomeriggio magico”.

La sua espressione artistica è la fotografia: come sviluppa un’idea, come la persegue e, infine, in quale modo la divulga?
“Credo che un fotografo debba avere una buona e quanto più possibile ampia formazione culturale. In fondo, le immagini che vengono prodotte sono solo immagini che ci perseguitano e sono contenute nella nostra mente: diciamo che la fotografia rende pubblico ciò che il fotografo ha nella sua testa. E questo viene prodotto dalle nostre esperienze, dai libri che abbiamo letto, dai film che abbiamo visto e, non da ultimo, dalle persone che abbiamo incontrato”.

Siamo circondati da svariati canali di comunicazione, ma la fotografia d’autore è, ancora oggi, quello più introspettivo, che rimanda al visivo: quale valenza dà, quindi, a questo ‘tramite’ e a quel particolare ‘click’?
“La fotografia, in realtà, sta assumendo sempre più importanza nella comunicazione. Anche perché, grazie alla tecnologia, essa può essere praticata da sempre più persone. Certamente, il valore delle immagini varia in relazione al grado di cultura che esse emanano, al grado di coinvolgere emotivamente: qui sta la vera differenza. E dobbiamo chiederci se tutta questa grande quantità di immagini sia veramente utile, o se sia soltanto come un ‘parlarsi addosso’ senza comunicare, in realtà, un bel nulla: l’ardua sentenza ai posteri”.

Se parliamo di violenza, in realtà stiamo trattando della mancanza di rispetto: di fronte alla nuova forza delle donne, come risponde e reagisce l’uomo?
“Credo che, spesso, la violenza nasconde inadeguatezza, soprattutto emotiva. Le donne hanno maggiori abilità introspettive e un’acuta intelligenza emotiva, che purtroppo a molti uomini manca”.

Aldo Cazzullo, nel suo libro ‘Le donne erediteranno la Terra’, edito da Mondadori, oltre a rimarcare la forza dell’universo femminile dedica un ‘paragrafo’ alle vittime di violenza, ponendo una domanda ai lettori: “Perché l’animo femminile è così spesso attratto dal male o, comunque, soggiogato da una volontà più forte"? Lei cosa pensa al riguardo?
“Penso che il dramma della violenza di genere spesso nasca da un rapporto d’amore. Ciò crea disorientamento nelle donne: non riescono a credere che il loro oggetto d’amore le maltratti. Questo è il momento fondamentale: riconoscere la violenza e definirla in quanto tale, anziché giustificarla come una forma di passione. L’amore non picchia, non maltratta”.

Oggi più che mai viene evidenziato il valore delle donne: perché proprio ora tale messaggio ha più clamore?

“Per rendere giustizia e legittimare definitivamente la parità di genere”.

La sensibilità: attualmente va ‘schermata’, secondo lei?
“No, la sensibilità non va mai schermata: come si può schermare quella capacità che ci rende più umani”?

Il suo/sua mentore in campo fotografico: in che modo l’ha colpita e perché?

“Tra i tanti che ammiro, sono due i fotografi che adoro: Peter Lindbergh, per la sua forte personalità e per il suo stile asciutto, che si oppone al ‘fotoritocco’ con il fine di dar corpo ad una femminilità forte, libera e consapevole, capace di liberare la donna dalla tirannia della giovinezza e della perfezione a tutti i costi: e l’altro, Sebastiao Salgado, un fotografo brasiliano del quale amo la grande sensibilità e umanità che emana nei suoi reportage, i quali ci narrano dell’importanza dell’etica e della denuncia sociale”.
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