'The Gift' + 'Torrebruma': tra Bologna e Firenze la 'magia' diventa esperienza educativa

Dallo scorso 22 maggio e fino al 17 luglio 2026, il fantasy esce dai libri e dagli schermi per trasformarsi in esperienza vissuta. Tra Bologna e Firenze arriva 'The Gift + Torrebruma', un progetto promosso dalla Fondazione 'La città ideale' in collaborazione con la Siae (Società italiana degli autori ed editori, ndr), che introduce per la prima volta in Italia il Larp (Live action role-play, ndr) all’interno di percorsi educativi strutturati, dedicati ai più giovani. Due esperienze immersive differenti, ma complementari — 'The Gift' è in scena fino al 24 maggio a Bologna, durante il 'Play - Festival del Gioco’ e 'Torrebruma', un campus residenziale under 18, in programma tra i mesi di giugno e luglio prossimi al Convento dell’incontro di Bagno a Ripoli (Fi) - che utilizzano il fantastico come strumento per affrontare temi contemporanei come identità, responsabilità, relazioni e dinamiche di potere. A raccontarci il senso del progetto è Umberto Francia, ideatore di 'Torrebruma' e fondatore di Eryados, un laboratorio creativo dedicato ai giochi di ruolo dal vivo.
Umberto Francia, 'The Gift' è ispirato al romanzo 'The Power', di Rhonda Byrne (Mondadori, 2011) mentre 'Torrebruma' guarda all’opera di Ursula Kroeberg Le Guin: quanto è importante la componente letteraria nel suo progetto?
“La componente letteraria è la spina dorsale di tutta l’operazione, così come lo è per ‘Utopia’: un progetto che realizziamo con la Fondazione ‘La Città Ideale’ per le scuole di Roma e del Lazio, ispirato a ‘Il signore delle mosche’ di Golding. Riteniamo che la letteratura offra le mappe migliori per esplorare la complessità contemporanea, attraverso uno strumento innovativo e immersivo come il Larp. In ‘The Gift’, l'universo distopico di Naomi Alderman ci permette di far vivere ai partecipanti, in modo viscerale, le storture e i paradossi di un potere che deriva dal genere. In ‘Torrebruma’, l'immaginario di Ursula K. Le Guin ci offre, invece, una straordinaria metafora sulla crescita, sul peso delle proprie scelte e sull'equilibrio tra l'individuo e la comunità. Abitare un testo letterario attraverso il corpo e l'azione, anziché limitarsi a leggerlo, trasforma la pagina scritta in un'esperienza vissuta e trasformativa, imprimendo quei temi nella memoria dei ragazzi in modo indelebile”.
Pensa
che il Larp possa avere un futuro stabile anche nel panorama educativo italiano?
“Siamo convinti che i tempi siano maturi. Per anni il ‘Live action role-play’, in Italia, è stato percepito come un fenomeno di ‘nicchia’, quasi esclusivamente ludico o di evasione. Oggi, grazie anche a progetti strutturati come questo, la percezione sta cambiando radicalmente: le istituzioni scolastiche e culturali iniziano a riconoscere nell’edu-larp una vera metodologia didattica attiva, innovativa e di grande efficacia. Per garantire un futuro stabile a questo linguaggio nel panorama educativo italiano è tuttavia necessario un salto di qualità metodologico e organizzativo. E’ l’obiettivo che ci poniamo con la Fondazione ‘La Città Ideale’, mettendo in dialogo la solidità progettuale della Fondazione, l’intuizione visionaria di Fabio Morgan e l’esperienza sul campo di Eryados: realtà che ho fondato e che continuo a dirigere. Dimostrare che il Larp possa essere applicato con rigore e professionalità anche in percorsi residenziali complessi, è il modo migliore per consolidarne il riconoscimento come strumento formativo essenziale per le nuove generazioni”.
Quali competenze possono sviluppare i ragazzi attraverso il Larp?
“Attraverso il Larp si allenano quelle che l'Europa definisce ‘competenze-chiave’: le cosiddette ‘soft skills’ che, spesso, faticano a trovare spazio nella didattica tradizionale. La prima è senza dubbio l'empatia: interpretare un personaggio con valori, storie e background diversi dai propri, costringe a guardare il mondo da un'altra prospettiva. Ci sono poi il ‘problem solving’ cooperativo e il pensiero critico. Nel gioco non esistono risposte predeterminate o bivi preconfezionati: i ragazzi devono negoziare, prendere decisioni difficili sotto pressione e, soprattutto, assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni all'interno del gruppo. Infine, c'è un enorme lavoro sulla comunicazione interpersonale e sulla gestione delle emozioni. Nel ‘cerchio magico’ del Larp si impara a fallire, a mediare e a collaborare, riscoprendo il valore del corpo e della presenza fisica nella relazione con l'altro”.
Questo progetto si sviluppa, però, attraverso due esperienze diverse, ‘The Gift’ e ‘Torrebruma’: quali sono le principali differenze?
“Le differenze sono di scala, di contesto e di intensità: è proprio questa diversità a rendere un progetto organico e completo. ‘The Gift’ è un dispositivo d'impatto e ad alta accessibilità. L’esperienza Larp, in sé, dura tre ore ed è immaginata per essere somministrata a scuola, all’università o in contesti culturali di approfondimento, prevedendo una fase di avvicinamento e una di debriefing. ‘Torrebruma’, invece, è un campus residenziale intensivo di una settimana dedicato esclusivamente agli under diciotto e ospitato nella cornice, isolata ma suggestiva, del Convento dell’Incontro, in Toscana. Qui, il tempo si dilata e il gioco diventa una micro-società quotidiana. I partecipanti non solo esplorano una storia, ma coabitano, autogestiscono lo spazio e approfondiscono le dinamiche relazionali attraverso moduli giornalieri di debriefing”.

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