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23 Novembre 2017

Germania 2006: da calciopoli a campioni del mondo

di Gaetano Massimo Macrì
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Germania 2006: da calciopoli a campioni del mondo

Il successo azzurro regala una felice parentesi agli italiani, nauseati per lo scandalo di calciopoli, appena scoppiato, che allontana il supporto del tifo dalla squadra. Partita dopo partita, invece, la gente si riavvicina alla Nazionale e incomincia a condividere il sogno di riconquistare la Coppa, dopo 24 anni. Come in Mexico ’70, troviamo i tedeschi in semifinale. Un gol di Grosso, giunto quasi allo scadere, ci regala la finale contro la Francia. Una partita segnata dalla testata di Zidane sul petto di Materazzi e dai rigori che, almeno questa volta, non ci portano male.

 

Un terremoto ha sconvolto il calcio italiano. Il 2 Maggio, a un mese dal Mondiale tedesco, scoppia lo scandalo di ‘Calciopoli’. Deus ex machina del sistema di corruzione che lentamente sta emergendo nel quadro degli inquirenti, è Luciano Moggi, dg della Juventus. Oltre a lui, sono travolti altri dirigenti di società calcistiche e dei principali organi federali. Una girandola di dimissioni azzera di colpo i vertici dello sport nazionale. Si profilano squalifiche pesantissime all’orizzonte. La nostra avventura in Germania inizia così, in un clima di sfiducia generale. L’opinione pubblica grida a gran voce allo scandalo, vuole la testa di Moggi. Figurarsi il putiferio che scatena il capitano Cannavaro dalla conferenza stampa con le parole: “Non possiamo parlare solo di ‘sistema Juve’”. Il CT Marcello Lippi lo ha detto e ribadito a tutti i giocatori: “Non parlate con nessuno”. Vuole proteggere il gruppo dalle vicende extracalcistiche che, suo malgrado, lo vedono emotivamente coinvolto da vicino, avendo il figlio procuratore implicato nel caso. La gente non è mai stata così distante dalla Nazionale come in quei giorni. Per riconquistare quella fiducia, non abbiamo alternative: vincere e farlo nel migliore dei modi. Chi, invece, dimostra passione per la causa, è Gennaro Gattuso. Il giocatore si è infortunato poco prima della partenza, ma piuttosto che restare a casa, “Mi attaccavo al pullman e dovevano venire i carabinieri a portarmi via”. E dunque, si parte, sotto i peggiori auspici, alla volta della Germania, mentre molti giocatori, come Del Piero, non sanno ancora dove e se giocheranno, al rientro a casa. 

 

FASE INIZIALE – L’esordio degli Azzurri avviene col Ghana. Giochiamo con 7 ‘inesperti’ su 11, alla loro ‘prima’ mondiale, ma le occasioni per segnare sono tutte nostre. Toni (traversa) e Gilardino (palo) nei primi minuti guidano un’Italia all’arrembaggio dell’avversario. Poi, inevitabilmente, gli lasciamo spazio per ‘farci del male’. Il gol, fortunatamente, non lo trova. A quello ci arriviamo noi sul finire del primo tempo. Totti batte un angolo: un lento rasoterra per Pirlo che a piccoli tocchi si ‘aggiusta’ il pallone e tenta il tiro. Gilardino, in area, deve abbassarsi per schivarlo. Il pallone finisce diritto in rete. Nel secondo tempo, Lippi nota che la squadra finisce nei pressi spesso nei pressi della porta, ma non segna. La sua esperienza lo porta a pensare che avrebbe bisogno di velocità, per inserirsi meglio negli spazi del Ghana e seminare il pericolo. Iaquinta potrebbe essere l’uomo giusto. L’attaccante, anche lui al suo esordio, ricambia con una grande prestazione e una rete. La prima è andata bene. Adesso ci attendono gli Usa e il clima non è dei migliori. Gli americani hanno perso 3-0 e contro di noi giocano come se fosse la partita della vita. Il supporto del pubblico, poi, è tutto per loro (vicino allo stadio sorge una base americana). Sul volto dei nostri la difficoltà iniziale è tangibile, ma, alla fine, Pirlo pennella sulla testa di Gilardino un pallone perfetto. L’attaccante segna e si dirige sotto la curva a mimare la sua ‘sviolinata’. A quel punto, il cammino per noi sembra disporsi in discesa. Invece, accade l’imprevisto che non ti aspetti. Al difensore Zaccardo crolla il mondo addosso quando tenta un rinvio al volo in area di rigore. Liscia il pallone che sbatte sul polpaccio destro. Una deviazione imprevista anche per Buffon. L’autorete ci tramortisce. E dobbiamo ancora riprenderci, quando De Rossi per la troppa irruenza si fa espellere. Il ragazzino di 22 anni ha dato una gomitata, inutile e inopportuna, nel momento peggiore del match. Prende 4 giorni di squalifica e la stampa si scatena nell’analisi dei suoi problemi personali e di quelli della sua città, Roma. Un caso nazionale, insomma. Alla fine, chiudiamo in parità e il mondiale per noi assume contorni più complicati. Questo significa che contro la Repubblica Ceca dobbiamo fare un’altra ‘partita della vita’. Gattuso, come tutti, prepara le valigie, pronto a tornare in Italia in caso di sconfitta. Da quel giorno non la disferà più, per scaramanzia. In campo, Pavel Nedved corre ad abbracciare Lippi. Li lega il ricordo  dei numerosi trionfi juventini. Poi, al fischio di inizio, si rimette i panni dell’attaccante ceco e sfida Buffon, suo ex compagno, con una lunga serie di tiri molto pericolosi. La Repubblica Ceca ci sta incalzando, il suo è un ritmo veloce. Sopportiamo l’attacco e, come se non bastasse, Nesta si infortuna gravemente. A Marco Materazzi tocca entrare ‘a freddo’ per sostituirlo. Ci riesce anche degnamente. Anzi, sull’angolo battuto da Totti, è la sua testa a svettare più in alto di tutti e a sbattere il pallone in rete. Uno stacco davvero imperioso, che domina sui due difensori cechi. Il suo debutto è praticamente perfetto e sembra far ritornare il morale agli Azzurri. Tant’è vero che nella ripresa del secondo tempo, continuiamo ad attaccare con quanti più uomini possibili. Il nostro gioco è sempre corale, non dipendiamo da nessuna ‘prima donna’, pur avendo campioni in grado di sbloccare le partite, come Totti. Dall’altra parte, invece, è un duello sempre a due, tra Buffon e Nedved che è tornato alla carica. ‘Super Gigi’, però, gli nega la grande soddisfazione. Lippi, che sta osservando il gioco, si rende conto che dovrebbe dare fiato al reparto offensivo. Sceglie di giocarsi la carta Inzaghi, anche lui al suo debutto nel torneo. La voglia che il giocatore ha di emergere e di segnare è tanta. Pirlo dribbla in maniera egregia in area e regala a Inzaghi un pallone che deve solo mettere dentro. L’errore è clamoroso, ma rientra nel bagaglio tecnico dell’attaccante: per segnare segna, ma quanti ne sbaglia! A 4 minuti dal termine, ci riprova in una condizione molto più complessa. Si ritrova da solo davanti al portierone Čech. “Passala!” gli urlano i compagni, che vedono libero Barone al suo fianco. Così sarebbe un gol certo, il due a zero a pochi minuti dalla fine. Nel suo dna, però, Inzaghi non contempla l’assist ai compagni. Piuttosto, quelli li riceve e poi meglio sbagliare, se l’errore val bene un gol. Pippo scarta, passa in avanti, ma Čech è uno spilungone. Il suo tuffo in dietro sfiora il pallone con le dita. Per noi sono brividi, ma alla fine è gol, primo posto e passaggio agli ottavi.

 

FASE FINALE – L’aver passato alla fase successiva, non sembra regalare serenità all’ambiente, anzi. Tra Lippi e la stampa si consuma rabbia, che il CT esprime durante una conferenza stampa. Ce l’ha con quei giornalisti che ‘inventano’ formazioni senza che lui ne sappia alcunché. Ma se la prende anche coi suoi giocatori che a quei giornalisti confidano malumori, sulla base proprio di quelle false comunicazioni. La delicata situazione in cui siamo arrivati, non ammette scricchiolii. Serve restare più uniti e fare gruppo. Il nostro avversario adesso è l’Australia, condotta proprio da quel navigato di Hiddink che 4 anni prima ci ha ingabbiati con la Corea. Uno sbaglio che vorremmo non ripetere. Per questo Lippi prepara, sul piano tattico, una partita che vuole che sia perfetta. Totti è in panchina, gli è parso stanco e al suo posto giocherà Del Piero. All’inizio il gol sembra solo questione di tempo. Dal modo in cui giochiamo, si intuisce che prima o poi riusciremo a infilare gli australiani, a cui non resta che difendersi. nonostante le opportunità, finiamo il primo tempo sullo 0-0. La seconda frazione assume ritmi ben diversi. Materazzi, eroe gigantesco nella precedente partita, sembra essere tornato il solito falloso che in molti hanno sempre criticato. Viene espulso direttamente per un fallo (in cui va a sbattere oltretutto contro Zambrotta) e il gol continua a essere il vero volto latitante della partita. Arriva, invece, il nervosismo. Hiddink, anche questa volta, sembrerebbe vicino a giocarci lo scherzetto di imbrigliarci con le sue manovre. I supplementari si avvicinano e Lippi prova a inserire forze nuove. Riecco in campo Totti a cui, dopo poco, tocca l’arduo compito di calciare il rigore ‘generoso’ concesso dall’arbitro al 49’. I compagni festeggiano Grosso. Grazie alla sua caduta in area, ora, allo scadere del recupero, possiamo sperare di vincere. Nessuno, però, sembra decidersi a posizionare il pallone sul dischetto. Nemmeno Pirlo. Totti, è lì vicino,  in qualche maniera si ritrova tutta la responsabilità sulle spalle. Farà il ‘cucchiaio’? O tirerà in maniera normale? In allenamento ci ha scherzato parecchio, il dubbio sfiora i compagni, probabilmente anche lo stesso giocatore, che alla fine opta per un tiro sicuro, preciso, sul lato destro del portiere. 1 a 0 e passiamo ai quarti. L’aria intorno alla Nazionale finalmente sembra mutata. Più di qualcuno comincia a intuire che forse quello potrebbe essere l’anno buono, l’anno del mondiale. Anche i tifosi possono notare la serenità dipinta sul volto degli azzurri: Lippi apre a tutti le porte dell’allenamento. Ma dall’Italia giunge una notizia che gela subito gli animi: il salto nel vuoto di Pessotto, dalla sede della Juve per cui da giocatore è passato a dirigente, interrompe la conferenza stampa di Cannavaro. Per sua fortuna, dicono i medici, si riprenderà, non è grave. La partita contro l’Ucraina contiene, adesso, un motivo in più di vittoria. Giochiamo in maniera brillante, è evidente la volontà di vincere. Anche se tutti quanti, come al solito, partecipano alle azioni di gioco, l’eroe della serata si chiama Gianluca Zambrotta. Suo il gol dopo soli 5 minuti. Una gran galoppata  chiusa con un tiro imparabile. Cannavaro glielo aveva predetto: “Da quanto non segni? Sarebbe questa l’occasione giusta”. Preso in parola, non si ferma più. Prima salva sulla linea di porta un tiro che nemmeno Buffon avrebbe parato; poi domina lungo la sua fascia sinistra: dribbling, entra in area e regala a Toni l’assist vincente per il terzo gol (sempre Toni è stato autore del secondo, in precedenza). L’Ucraina, a parte un quarto d’ora di fuoco, non ha proprio le forze per dominarci. Dopo la vittoria, in Italia è un’esplosione unica di gioia per le strade, un’esplosione che sembra aver fatto saltare all’aria tutta la tensione e la diffidenza della gente verso gli Azzurri. Abbiamo riabbracciato finalmente i nostri beniamini, e inutile dire che ci vediamo sempre più ‘campioni del mondo’.  Il penultimo ostacolo tra noi e la Coppa, si chiama Germania. Una sfida storica (per la partita del secolo del famoso 4-3) che ora i tedeschi ricoprono dei soliti luoghi comuni. “Pizza, arrivederci”, titolano alcuni giornali. Anzi, viene diramato un invito a boicottare proprio la pizza italica in luogo del wurstel. Per la “Bild” siamo “parassiti” da schiacciare. Una umiliazione ‘mediatica’ che forse fa più male ai centinaia di migliaia di immigrati italiani che qui vivono e lavorano. L’incontro si gioca a Dortmund e quando gli Azzurri mettono piede in campo, vengono ‘travolti’ dall’immagine di uno stadio enorme, che tifa ovviamente contro. In quest’arena i tedeschi non hanno mai perso, ma la storia dei mondali racconta che negli scontri diretti, l’Italia è nettamente favorita. Ma c’è un aspetto con cui, forse, la Germania non ha fatto i conti, ed è la sicurezza che gli Azzurri hanno acquisito, partita dopo partita. Le vittorie ottenute fin qui, hanno rafforzato nei ragazzi di Lippi la convinzione che la conquista del titolo possa essere alla loro portata. Il caldo umido di quella sera, accompagna e amplifica gli sforzi che entrambe le formazioni compiono nel tentativo di segnare. Sembra la classica partita giocata sul filo del rasoio. Nulla di eclatante, però, avviene a modificare le sorti dell’incontro. Per vedere il primo ammonito della partita, occorre attendere il secondo tempo. Quando ormai, sullo 0-0, i giocatori, stanchi, si lasciano andare a un fallo di troppo, attendendo la fine del 90’. Come 36 anni prima, la semifinale contro i tedeschi passa ai supplementari. Per vincere, Lippi tenta il tutto per tutto: inserisce Del Piero, ma non toglie Totti. Come fossimo il Brasile, stiamo giocando con 4 attaccanti in campo, alla faccia di chi ci definisce ancora ‘catenacciari’ difensivisti. E sono proprio le qualità che Del Piero mette a disposizione della squadra, a dare all’Italia una marcia in più. La partita sale di tono, diventando sempre più spettacolare. Non sembra esserci timore di perdere, piuttosto voglia di vincere, da ambo le parti. La vittoria, alla fine, è destinata a essere stabilita dal dischetto. Mancano ormai pochi minuti, ci stiamo rassegnando al fatto che ancora una volta dovremo appendere il risultato alla lotteria dei rigori che tanto bene non ci porta. Prima che ciò accada, Del Piero si reca a battere un angolo. Il pallone termina sui piedi di Pirlo. Il muro di uomini in difesa gli impedisce di tirare di prima. Pirlo si sposta, cerca lo spazio per segnare, ma non lo trova. Vede, vicino a lui e libero, Grosso. Gli passa il pallone e il tiro di Grosso è una liberazione. Stiamo vincendo. E’ incredibile, non ci sembra vero. Lo stadio è ammutolito. Non solo sentiamo odore di finale, ma abbiamo addirittura tempo per un secondo gol con Del Piero. Fatta anche questa. In Italia si festeggia fino a notte fonda. Ma sono soprattutto gli italiani di Germania a godere per il risultato. E ora: tutti a Berlino per la sesta finale della nostra storia. L’ultimo ostacolo da superare è la Francia. La nostra bestia nera. Da 28 anni non battiamo i francesi in una grossa competizione internazionale. Parlare dei Bleus, per noi significa sempre raccontare delusioni immense, eliminazioni brucianti. L’inizio è teso. La forza fisica dell’avversario è la superiorità che temiamo di più di questo confronto. In più, a peggiorare le cose, ci pensa il fato avverso, consegnandoci un rigore contro. Buffon non ha mai subito un gol (ad eccezione di un’ autorete). Ecco perchè quello realizzato su rigore da Zidane, a quella maniera –un mezzo cucchiaio che sbatte prima sulla traversa, poi rimbalza dentro la porta – suona molto come una beffa. Una risposta immediata, sarebbe l’unico modo per non precipitare in fretta nel burrone. Ma come agguantare un pareggio contro quei francesi la cui stazza ci impressiona a ogni contatto fisico? Sono ‘forti’ e sono passati subito in vantaggio. Devono solo amministrare quel risultato per ritrovarsi diritti sul palco della premiazione finale. Noi, invece, avremmo bisogno di un altro eroe della partita capace di segnare l’impossibile rete. E gli eroi, a volte, sono proprio quelli che non ti aspetti. Al 18’, Marco Materazzi salta su, in alto nel cielo. Un cielo a cui in quei giorni ha rivolto tante preghiere. La madre, scomparsa da quando aveva 15 anni, lui la vede là. E quando solleva i piedi da terra e colpisce la palla che termina in rete, le sue braccia e il suo sguardo hanno una sola direzione. Eccolo l’eroe che aspettavamo. Dopo Totti, Zambrotta e Grosso, è Materazzi a ripescarci dal baratro. Il pareggio ci rifornisce di energie. Adesso sappiamo che possiamo giocarcela alla pari con la Francia. Nel prosieguo, però, Lippi ha nuove difficoltà da risolvere. Totti non è al meglio, soprattutto nel secondo tempo, dimostra di non reggere ancora per molto. Il CT lo nota, lo sostituisce con De Rossi. Il ragazzo rientra in campo dopo la dura squalifica. Un grande segno di fiducia. Intanto, sia gli italiani che i francesi, spendono le ultime energie nel tentativo di chiudere l’incontro, per evitare i supplementari. Nessuno, però, ci riesce. Il pareggio, in fondo, è un risultato corretto. Nei tempi extra tutto può ancora succedere. Zidane ha annunciato che vuole chiudere con questa partita la sua carriera. In altre parole, ci tiene particolarmente a vincere e si nota. La potenza del suo colpo di testa, con cui sfiora il gol, è l’emblema della sua rabbia che probabilmente sfocia qualche minuto dopo, con ben altra ‘testata’. Buffon ha visto tutto. Non crede ai suoi occhi quando richiama l’attenzione dell’arbitro, per spiegare che Zidane ha colpito con la testa il petto di Materazzi, mandandolo a terra. La moviola conferma. Una violenza inaudita che costa al francese l’espulsione dalla partita e, forse, l’esclusione dal ricordo dei più grandi calciatori di sempre. Qualsiasi provocazione abbia usato Materazzi, non giustifica il gesto che ancora oggi rimane oscuro. Dopo l’espulsione, mancano dieci minuti, ma nulla più accade in campo. La paura e la tensione sono palpabili. La finale, ancora una volta, ce la giochiamo ai rigori. Buffon è talmente teso che si chiude nel silenzio. Per un portiere del suo calibro, dopo la splendida prestazione offerta nel Mondiale, i rigori potrebbero rappresentare il coronamento di un sogno. O, al contrario, annullare in un tiro tutta la fatica spesa fin qui. Mentre si avvia verso i pali, Lippi passa in mano ai ragazzi un foglio:  Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso. La lista dei rigoristi è già pronta. Fabio Grosso è l’ultimo, un ruolo importante. I primi 4 li abbiamo messi a segno tutti. Per cui, quando avanza su quel pallone, sa che se dovesse segnare (dopo l’errore di Trezeguet), vinceremmo noi. Dai suoi piedi passa il destino della Nazionale. Una sua rete ci ha portati alla finale, una sua rete, per fortuna, ci consegna la finale. “Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!”. L’urlo di Fabio Caressa su Sky (per chi ha seguito la telecronaca su quella emittente) annuncia la quarta vittoria dell’ Italia, in un tripudio di comprensibili emozioni. Una vittoria che per un po’ sprigiona nelle vene degli italiani l’antidoto contro i veleni di Calciopoli. Veleni di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

 

Vincitore: Italia

Capocannoniere: Miroslav Klose (Ger) 5 reti

 

Video Italia – Germania. Si va a Berlino!


Video della finale Italia – Francia


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