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24 Marzo 2019

Russia 2018: il mondiale degli 'underdog'

di Alessio Spelda
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Russia 2018: il mondiale degli 'underdog'

Il 15 luglio scorso, allo stadio Luzhniki di Mosca, si è chiusa la 21esima edizione dei campionati mondiali di calcio, che ha visto vincente la solidissima Francia di Didier Deschamps

Lo scorso 15 luglio si è disputata, allo stadio Luzhniki di Mosca, la finale della 21esima edizione dei mondiali di calcio, che ha visto come vincitrice la Francia di Didier Deschamps. E’ stata una coppa del mondo ‘scoppiettante’, per alcuni versi, ma deludente per altri. Di sicuro,  ha ragione il presidente della Fifa, Gianni Infantino, a sostenere che sia stata “la migliore di tutti i tempi”. Grazie a ‘Russia 2018’, il calcio è cresciuto a livello internazionale. I numeri parlano da sé: la finalissima, Croazia-Francia, ha ottenuto, solamente in Italia, il 66% di 'share' in tv. Oltre al successo mediatico, questo è stato il mondiale del pubblico: in ciò, la Russia si è inaspettatamente dimostrata un Paese in cui il calcio è divenuto parte della cultura popolare non solo grazie alle vittorie della squadra di casa, in grado di scalzare le 'furie rosse' spagnole e di raggiungere i quarti di finale, ma anche e soprattutto grazie all'efficienza della sicurezza e alla gestione delle infrastrutture. Calcisticamente parlando, ‘Russia 2018’ verrà ricordato non solo per la mancata partecipazione della nostra nazionale, ma anche per le incredibili e precoci eliminazioni delle ‘big’, come la Germania (al primo turno), Spagna e Argentina (agli ottavi) e Brasile (ai quarti). Di contro, si son viste emergere squadre ‘outsiders’, dalle quali nessuno poteva aspettarsi un cammino così duraturo. A cominciare dalla più grande delle sorprese, la Croazia: una squadra che ha dato il cuore e il sudore e che, dopo essere andata ben tre volte ai tempi supplementari (contro Inghilterra, Russia e Danimarca), ha ottenuto un sorprendente secondo poMascotte.jpgsto. E' stato, inoltre, l'anno di Belgio e Inghilterra, rispettivamente terza e quarta classificate: due squadre ricche di individualità e giovani campioni abituati a vincere nei loro club. Entrambe hanno avuto un cammino tutt'altro che banale, affrontando Brasile e Russia la prima, Svezia e Colombia la seconda. Insomma, dopo 20 anni esatti dalla vittoria mondiale della Francia di Zinedine Zidane, i ‘blues’ hanno conquistato la loro seconda coppa del mondo, imponendosi per 4 a 2 sulla rappresentativa croata. La finalissima ha visto trionfare l'intelligenza di Deschamps. Un calcio ragionato e non sempre spettacolare, che attende gli avversari nella propria metà campo bloccandoli grazie all'intenso lavoro dei due centrali di centrocampo, Kantè e Pogba, per poi ripartire sulle fasce laterali con Mbappè: un 19enne che ha fatto brillare gli occhi al mondo intero. Il vero ‘perno’ della squadra transalpina è stato, tuttavia, Griezmann: un centrocampista che non rinuncia mai a dare una mano al reparto difensivo, ma che è sempre presente lì davanti, addirittura letale dagli 11 metri. Dall'altra parte, bisogna rendere omaggio a una Croazia lottatrice sul campo, guidata dal ct Dalic, subentrato durante la fase d'accesso ai mondiali, che è riuscito a far esprimere le capacità dei singoli in una nazionale coesa e unita. Centro della squadra è stato il suo capitano, Modric: un regista fondamentale nell'illuminare la manovra d'attacco della squadra balcanica. In avanti, i due ‘italiani’, Perisic e Mandzukic, che con 6 goals totali hanno contribuito a portare la nazionale croata alla finalissima. Per spezzare una lancia in favore della seconda classificata, bisogna anche dire che arrivavano da ben tre partite terminate ai tempi supplementari, che in totale fanno 90 minuti: esattamente una partita in più rispetto alla nazionale francese. Il racconto della finale parla da sé: vittima di un autogol di Mandzukic nei primi minuti di gioco, la Croazia è subito crollata psicologicamente, ma grazie allo straordinario gol dell'interista Perisic, è riuscita a rialzare la testa. Nonostante ciò, proprio Perisic ha causato, con un tocco di mano, il calcio di rigore che ha siglato il 2-1 per i ‘blues’ alla fine del primo tempo di gioco. Nell’intervallo, Deschamps ha ripreso i suoi nello spogliatoio e ha dato loro la carica per chiudere la partita: due reti nel giro di 6 minuti sono arrivate, nel secondo tempo, grazie alle bordate da fuori area di Pogba e Mbappè. La partita si è chiusa lì. E non è stata sufficiente la rete del centravanti juventino, Mario Mandzukic, che ha approfittato di un errore di alleggerimento del portiere Lloris nel rimettere in gioco la Croazia. Una finale che ha ricordato molto quella di Città del Messico del 1970, in cui un’Italia ormai ‘sfiancata’ dalla storica semifinale con la Germania resse solamente un tempo innanzi al Brasile di Pelè. Al di là della sfida tra le due squadre, si è giocata una partita decisiva anche per il futuro ‘pallone d'oro’, tra il capitano croato Modric, reduce da una Champions League vinta con il Real Madrid e i due francesi Mbappè, stella assoluta di questo mondiale e Griezmann, campione con l'Atletico Madrid in Europa League e, più di recente, anche nella Supercoppa europea. Forse per la prima volta, dopo tanti anni, non saranno i soliti ‘giganti’, Messi e Cristiano Ronaldo, a vincere di nuovo il pallone d’oro. Ci sono, infine, molti ‘buoni presupposti’ anche per il prossimo europeo, che si spera possa essere dello stesso livello di questo sorprendente mondiale. Per noi, ‘poveri’ italiani, il prossimo banco di prova sarà l’amichevole con l’Ucraina, il 10 ottobre. Ci auguriamo che Roberto Mancini sia in grado di dare un’identità alla squadra ‘azzurra’, affinché possa ridare lustro a una nazionale che da troppo tempo non brilla per qualità, soprattutto nei singoli.
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