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23 Novembre 2017

Concorso per 500 funzionari Mibact tra polemiche e illazioni

di Serena Di Giovanni
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Tanti, forse troppi, sono stati quelli che hanno riposto le proprie speranze nell’assunzione a tempo indeterminato presso il Mibact di 500 funzionari, da inquadrare nella III area del personale non dirigenziale, posizione economica F1: un concorso che ha suscitato da subito diverse polemiche, le quali promettono di avere un’interessante evoluzione
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500 funzionari, tra architetti, bibliotecari, archeologi, storici dell’arte, antropologi, archivisti, restauratori, demoetnoantropologi ed esperti della comunicazione e promozione, da assumere a tempo indeterminato e da collocare in vari settori della cultura. In risposta alla chiamata del Mibact, 19.479 candidati, di cui circa il 72% di sesso femminile, giunti a Roma, più precisamente alla Nuova Fiera di Roma, da ogni parte d’Italia. Sono questi i numeri provvisori del concorso pubblico indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo nel 2016, come ogni selezione che si rispetti oggetto di numerose polemiche e contenziosi, di svariato genere e tipo. Dalla denuncia dell’Ari, Associazione restauratori d’Italia, che ha sottolineato come il tanto agognato bando abbia omesso di inserire il requisito di qualifica professionale tra quelli utili per accedere a tale profilo, fino alle critiche avanzate dallo storico dell’arte Tomaso Montanari, in merito ai quesiti proposti per la prova preselettiva, secondo quest'ultimo “tutti di Storia dell'arte (pochissima archeologia) ma soprattutto bizzarri, irrilevanti, irti di errori e talvolta con tutte le possibili risposte multiple sbagliate”. La stravaganza delle domande da studiare per il concorso non è affatto passata inosservata, anzi. Tralasciando le definizioni copiate e incollate da wikipedia, ha stupito e divertito i lettori soprattutto la grande quantità di errori presenti nei quesiti, la loro demenzialità, nonché il loro eccessivo tecnicismo. Va chiarito, innanzitutto, che le domande riguardavano varie materie: Diritto pubblico e amministrativo; Diritto del patrimonio culturale; Nozioni generali sul patrimonio culturale italiano; lingua inglese. Per ogni ambito, circa 1600 quesiti, da imparare rigorosamente a memoria. A sconcertare sono stati soprattutto quelli relativi alle Nozioni generali, per la maggior parte riferiti alla Storia dell’arte, soprattutto romana e veneta. Pochissime domande di biblioteconomia e archivistica. Numerosi i quesiti 'sadici' ("Quale Cappella realizzò Filippo Raguzzini tra il 1724 e il 1725 nella Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva per volere di papa Benedetto XIII che qui venne sepolto? A: Cappella di San Giovanni Battista; B: Cappella del Sacro Cuore; C: Cappella di San Domenico"), altri talmente banali da risultare persino offensivi ("In quale cappella della Città del Vaticano sono visibili alcuni tra i più famosi affreschi di Michelangelo Buonarroti, tra i quali il "Giudizio universale"? A: Cappella di Sant'Olav. B: Cappella Cornaro; C: Cappella Sistina"), altri ancora iperspecialistici o con più risposte 'giuste' plausibili o, addirittura, totalmente errate. Tra tutte, la domanda più risibile è stata certamente quella sui Bronzi di Riace, pinemanente nello stile: "Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone"? (I 'Bronzi di Riace' (V secolo a. C.), oggi a Palazzo Campanella di Reggio Calabria, sono stati realizzati: A: In marmo; B: In legno; C: In bronzo). Anche se, a onor del vero, non è stata l’unica ad averci colpiti. In generale, siamo quantomeno esterrefatti e al contempo basiti di fronte a una mole di domande meramente nozionistiche, di per loro insignificanti, che inducono a uno studio prettamente mnemonico, pedissequo e acritico. Certo, testare anche le capacità logico-cognitive dei candidati sarebbe stato molto più complicato, implicando sicuramente maggior lavoro e una perdita di tempo da parte di chi ha organizzato tale 'strampalato' concorso.  Alle critiche di Montanari, più recentemente si è aggiunto anche l’ ‘attacco frontale’ sferrato dal giornalista e scrittore Vittorio Emiliani al dicastero retto da Dario Franceschini, il quale avrebbe rilevato come, oltre il famoso concorsone, il ministero della Cultura starebbe distribuendo incarichi ad interim senza criterio a dirigenti spesso estranei ai ruoli richiesti. E ora, dopo le prove preselettive che, al momento, hanno interessato archeologi, architetti, storici dell’arte e esperti di comunicazione, stanno impazzando sul web, in particolare su facebook, varie polemiche riguardo alla correttezza e alla trasparenza del concorso. In particolare, da qualche giorno sta circolando l’immagine di un commissario (o, non è chiaro, di un collaboratore Ripam, il centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle P.A. che gestisce la selezione), il quale compila una scheda a lettura ottica non si capisce bene se per completarla o per compilarla ex novo. La foto sarebbe stata scattata durante la diretta streaming, in un’area riservata solo al personale dell'organizzazione del concorso, e si riferirebbe alla prova di comunicazione del 28 luglio scorso. Che si tratti di una semplice illazione o meno è ancora tutto da verificare. Quel che è certo, è che le polemiche non sono ancora finite, anzi promettono ricorsi, interessanti evoluzioni e colpi di scena.

 

 


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