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29 Gennaio 2022

Quando la creatività diventa un’impresa

di Carla De Leo
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Che si tratti di intuizioni personali, di colpi di fortuna (e di genio) o di altissima formazione professionale, la vasta diffusione dell’espressione ‘creatività imprenditoriale’ se, da un lato, designa la possibilità di crearsi un lavoro ‘inventandolo’, dall’altro testimonia come un modo ‘altro’ di fare economia sia reale e auspicabile

Il concetto di ‘creatività’ è stato sempre oggetto di interesse da parte di filosofi, matematici, poeti e curiosi che hanno tentato di condensare, in una definizione plausibile e soddisfacente, questa astrazione mentale:“La ragione non è nulla senza l’immaginazione” (Cartesio). Immaginazione, genio, idea, sono tutti sinonimi per definire una sola capacità, quella di “Sommare due più due ottenendo cinque” (Arthur Koestler). “Un uomo che ha un’idea nuova è uno svitato finché quell’idea non ha successo” (Marc Twain). “Qualsiasi cosa sia la creatività, è una parte nella soluzione di un problema” (Brian Aldiss).
L’immagine che prende forma, quindi, quando parliamo di ‘creatività’ è legata, tradizionalmente, al lampo della genialità e dell’intuizione: creatività è capacità di dare vita a nuove idee, è una propensione innata e componente dell’intelligenza, è un fattore intrinseco degli individui dotati di talento.Ma creatività è sinonimo, anche, di abilità a rispondere a delle necessità e a risolvere problemi in maniera intelligente e originale.
Da questi presupposti e con questi fini è nato, da qualche anno, il concetto di ‘creatività imprenditoriale’ (e, di conseguenza, quello di ‘impresa creativa’) il quale, legando due termini apparentemente in antitesi tra loro (creatività-intuito, lampo di genio; impresa-organizzazione, razionalità), evidenzia come, nel mondo dell’economia – accanto alla longeva tradizione di lavori ‘convenzionali’ –, si siano affacciate, siano cresciute e si siano consolidate altre, e del tutto nuove, professioni: dal personal trainer al personal shopper, dal progettista di eventi equosolidali al consulente filosofico, dal designer di servizi per la co-abitazione al wedding designer, dall’allenatore all’accompagnatore di animali domestici. L’industria creativa ha investito anche settori consolidati, quali l’artigianato, l’architettura, il design, la moda, il cinema, i festival, la musica, le arti dello spettacolo e le arti visive, l’editoria, le biblioteche, la radio e la televisione. 
Queste nuove professioni e imprese, originate dal bisogno di affrontare l’emergenza o incentrate su personali vocazioni, testimoniano come, in un difficile guado originato da una profonda crisi economica internazionale, le persone non si rassegnino ma, anzi, investano energie e risorse per ottenere una risposta concreta, ovvero remunerata, ad una propria passione o ad una propria inclinazione.Nei momenti di difficoltà gli individui riescono, dunque, a ‘produrre’ le idee più stravaganti ed originali e, grazie alle capacità personali e a un particolare ‘fiuto’, si lanciano in nuove ‘imprese’ volte al rinnovamento dei prodotti e della domanda di mercato, danno vita a nuove attività e scovano soluzioni interessanti, a volte rivoluzionarie (come la lavanderia nella quale si può cenare mentre si aspetta la fine del lavaggio) – che non di rado risentono anche di sensibilità di importazione estera –.
L’ingrediente necessario per avere possibilità di successo è, pertanto, la risposta pronta e vivace al cambiamento e al confronto con mondi distanti dal nostro.  
Fare impresa grazie ad un lavoro ‘inventato’ è possibile. E spesso i risultati superano abbondantemente le aspettative: si comincia un po’ per gioco o per testare le proprie capacità (senza particolari ambizioni) e si può arrivare molto lontano, come è accaduto, ad esempio, ai creatori di Google, i quali non si sarebbero certo aspettati di costruire un impero quando partirono da un garage; così come tre giovani architetti americani (Nathan Blacharczyk 29 anni, Brian Chesky e Joe Gebbia 31) non credevano di essere sul punto di creare un business (che li avrebbe resi milionari!) quando, per divertimento, ancora studenti, misero in condivisione a pagamento il loro appartamento nel 2007. Questo ‘gioco’ ha dato vita a ‘Airb.com’, una community che rappresenta un nuovo modo di scambiare casa – che offre anche la possibilità di intessere nuovi rapporti con persone che vivono dall’altra parte del mondo – e che si sta sostituendo, anche in Italia, all’ormai superato stile freddo e impersonale dell’albergo o dell’agenzia immobiliare.I ragazzi avevano solo messo in pratica lo slogan della facoltà: “La creatività può risolvere i problemi”. 
La creatività sta diventando, pertanto, sempre più oggetto di interesse da parte di università, aziende, liberi professionisti e anche delle Istituzioni.
Il Consiglio della UE, nella riunione del 12 maggio 2012, ha deciso di aggiornare e rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri – nei settori delle imprese creative – fino al 2020.
Decisione supportata dall’analisi dei dati, i quali accertano che i settori della cultura e dell’industria creativa contribuiscono in modo significativo allo sviluppo sociale ed economico dei Paesi stessi. Gli investimenti strategici in queste industrie valorizzano anche l’immagine di un’Europa dinamica, creativa, attraente, aperta a culture e talenti di tutto il mondo. Si tenga, inoltre, presente che le industrie creative producono fino al 4,5% del PIL e danno lavoro a circa 8,5 milioni di persone (solo nell’Unione Europea).
La Commissione UE ha, pertanto, elaborato una “Strategia creativa” – tesa a incrementare gli sforzi nel settore – mettendo a disposizione 1,8 miliardi di euro stanziati per il programma “Europa creativa” (2014 - 2020). 
I Paesi membri sono esortati a intervenire con misure – a livello nazionale e regionale – che rafforzino l’imprenditorialità (riducendo gli oneri amministrativi per le piccole imprese), integrino il mercato digitale europeo (seguendo un comune approccio per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale che combatterebbe la vendita di prodotti contraffatti), garantiscano i prestiti bancari e diano sostegno agli investimenti nei settori culturali e creativi, sostengano programmi di promozione e diffusione e forniscano finanziamenti per l’istruzione e la formazione (offrendo i presupposti per migliorare le competenze, diventare più competitivi e poter accrescere lo sviluppo locale attraverso il contributo dato dal settore creativo).
L’attenzione alla formazione di una ‘coscienza’ di imprenditorialità creativa è avvertita, come ormai necessaria, anche negli ambienti scolastici. Numerosi studi condotti da docenti universitari, consapevoli del momento storico e della necessità di rinnovamento nel mondo dell’imprenditoria, offrono, infatti, le coordinate per tradurre ‘praticamente’ il concetto di creatività, indirizzando analisi e consigli al fine di orientare gli studenti nel mondo dell’impresa.
Ricordo qui, brevemente, due studi (per citare alcuni esempi eloquenti in Italia): “Creatività, imprenditoria e competitività dei territori” - condotto da Maria Bianca e Francesco Ferrante, docenti di Economia dell’Università di Cassino - e “Orientamento all’imprenditorialità e all’innovazione nei percorsi scolastici” - a cura del Prof. Carlo Odoardi, docente di Psicologia della formazione dell’Università degli Studi di Firenze. In questi contributi – nei quali il tema centrale della creatività costituisce il punto di partenza di un’analisi che mette in evidenza le specificità organizzative delle imprese creative e i loro caratteri di dinamicità e crescita, valuta i benefici portati dai settori creativi e il loro impatto sulle dinamiche del sistema produttivo – si sottolinea, in primo luogo, la funzione centrale del territorio, poichè esso funge da ‘incubatore di talenti’ e può divenire sinonimo di garanzia di qualità e di competitività. In quest’ottica, sono da considerare ‘creativi’ tutti quei settori in cui il fattore umano è fondamentale. Conoscenza, creatività e competenza sono, dunque, fattori determinanti. In secondo luogo si rende necessario – prendendo le mosse dall’obiettivo posto dall’Europa di coltivare lo spirito imprenditoriale sin dai primi anni di scuola (C.C.E., 2004a, p.5) – elaborare corsi didattici specifici, dedicati all’impresa, che diventino componente essenziale dei programmi pedagogici a livello secondario, oltre che nelle scuole superiori e nelle università.
In ambito accademico ‘l’esercizio alla creazione di imprese’ e gli stimoli alla creatività imprenditoriale provengono anche da iniziative, come i concorsi, che premiano l’idea o il progetto più originale e valido.
È il caso di ‘Biz Factory’, un evento ideato e organizzato da JA Italia (Junior Achievement) che promuove la creatività e lo spirito imprenditoriale nella scuola italiana. L’evento, nato nel 2008, offre supporto agli studenti – dai 16 ai 19 anni – e istruzioni su come creare un’impresa all’avanguardia (dunque anche con un occhio di riguardo per il ‘green’ e la sostenibilità ambientale). Con l’aiuto di professionisti del settore (consulenti marketing, imprenditori ecc.), i ragazzi che partecipano all’iniziativa devono ideare e realizzare un progetto che sarà successivamente presentato al concorso. Dopo l’iter di selezione verrà premiato quello più originale, innovativo ed ecosostenibile.
Non dissimile è il caso del ‘Premio Innovazione 2013’ di Focus (alla sua seconda edizione) – conclusosi da poco con la premiazione al Politecnico di Milano – che ha coinvolto numerose aziende. Il concorso ha accolto le idee più innovative proposte dalle società in gara. Chiave del successo dei prodotti vincenti è stata l’attenzione alla sostenibilità ambientale, la praticità di utilizzo e, soprattutto, l’innovazione e la creatività. Al primo posto si è, infatti, classificata Abb Italia con la colonnina a corrente continua, per auto elettriche, che in 15 minuti di ricarica garantisce un’autonomia di 200 km al veicolo. 
Ma il ‘fascino’ esercitato dalla creatività lo abbiamo riscontrato anche altrove: è giunto alla seconda edizione il ‘Wind Business Factor Competition’, il concorso, indetto dalla Wind, che mira a dare supporto formativo, a valorizzare e premiare (in denaro, in servizi, opportunità di visibilità, collaborazioni con aziende, borse di studio in Italia e all’estero) giovani imprenditori che si distinguono nelle eccellenze del Made in Italy, nelle startup digitali, nei settori del green, della social innovation e dell’hi-tech. Per chi volesse partecipare, però, è troppo tardi: il 29 aprile è scaduto il termine per la presentazione dei progetti di imprese o startup innovative, per accedere alle selezioni della competizione per il 2013. Non disperate: la gara si ripeterà anche l’anno prossimo. Iniziate, perciò, a ‘produrre’ le vostre idee’ già da adesso.
In questo clima di fermento ‘innovativo’, l’editoria non è, certo, rimasta in disparte: numerosi i ‘manuali’ a disposizione di chi  voglia avviare un’attività in proprio – sia quando la scelta risulti associata a una propria vocazione, sia quando si palesi come risposta per affrontare le difficoltà –.Chi necessitasse di un ‘aiutino’ potrebbe trovare orientamento in diverse pubblicazioni come ‘L’inventalavoro’ – a cura di Andrea Sartori, giornalista free lance –, ‘Inventarsi un’impresa’ e ‘100 idee per 100 startup’ – di Paolo Gita, giornalista economico-finanziario presso la Rai di Milano – o ‘La creatività nell’impresa’ – di Vitiana Paola Montana, esperta in Numerologia Evolutiva e miglioramento personale  presso NewLifeRadio –, che rendono variegata e imbarazzante la scelta. Tutti questi volumi si offrono come guida alle professioni creative e innovative. Tra le loro pagine vengono dispensati – anche attraverso l’esposizione di esempi di storie di vite ‘creative’ – suggerimenti per ripartire da se stessi e rimettersi in gioco, ‘valicando’ i confini dell’arcaica concezione di impresa e abbracciando, invece, un modello nuovo di imprenditoria, che rispecchi le esigenze personali, che non appiattisca le idee omologandole e che non sopisca il ‘genio’ che vive dentro di noi.
La vecchia imprenditoria, inoltre – basata su un sistema gerarchico delle funzioni –, non ha rappresentato un modello virtuoso, di successo e quindi replicabile.
L’impresa creativa, invece, basa la sua forza sul concetto di unità e di squadra: non vi è un ‘capo che sovrasta’, ma uno staff affiatato di persone che, insieme, pensa a idee e soluzioni innovative e collabora per la buona riuscita di un prodotto. Se il team avrà successo si determinerà, infine, quel senso di gratificazione degli individui – che ogni lavoro dovrebbe garantire – e che, tra l’altro, innesca la spirale della voglia di migliorare, di superarsi e diventare maggiormente competitivi.    
Rincorrere i propri sogni e realizzare se stessi non è un’utopia. La ricetta?
Non rassegnatevi. Uscite dagli schemi conformisti. Rinnovate, innovate e inventate. Siate creativi.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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