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21 Novembre 2017

Laurea e (im)mobilità sociale

di Serena Di Giovanni
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Laurea e (im)mobilità sociale

I giovani che si immettono nel mondo del lavoro stanno pagando caro il prezzo della recessione degli ultimi anni. Per essi (particolarmente 15-29enni), infatti, il tasso di disoccupazione ha raggiunto, nel 2014, il 31,6%, a fronte di una media generale che ha toccato il 12,7%. A confermarlo, il XVII Rapporto Almalaurea (indagine 2014) presentato al convegno ‘I laureati tra (im)mobilità sociale e mobilità territoriale’ tenutosi all'Università di Milano-Bicocca il 28 maggio scorso.


I dati sul tasso di disoccupazione per età presentati il 28 maggio scorso all'Università di Milano-Bicocca dal Consorzio Interuniversitario Almalaurea ci dicono che, nella fase di ingresso nel mercato del lavoro, i giovani italiani, laureati inclusi, si confrontano con difficoltà maggiori che in altri paesi europei. Dati, questi, preoccupanti, che risultano esacerbati dalla crisi ma che comunque denunciano una condizione ad essa preesistente. Tale analisi, in particolare, fa emergere come in Italia la situazione occupazionale dei giovani laureati risulti tragica (pensate che tra il 2007 e il 2014, il tasso di disoccupazione a lungo termine, cioè oltre i 12 mesi, è passato dal 2,8% al 7,7%), ma comunque migliore rispetto a quella dei diplomati. Secondo il rapporto il crescere del livello di istruzione sarebbe direttamente correlato al livello di ‘occupabilità’ e i laureati sarebbero in grado di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, poiché dotati di strumenti culturali e professionali più adeguati. Per tale motivo, essi godrebbero di alcuni ‘vantaggi occupazionali’ rispetto ai colleghi diplomati, sia nell’arco della vita lavorativa sia, e ancor meglio, nelle fasi negative come quella che stiamo vivendo. L’impatto della recessione, inoltre, avrebbe prodotto esiti solo parzialmente differenziati in base al genere dei neolaureati. Le donne continuerebbero ad avere maggiori difficoltà nella ricerca del lavoro (che comunque è ancora più forte per le diplomate), mentre emerge evidente il fenomeno degli inattivi e, nello specifico, quello dei cosiddetti NEET (15-29enni che non studiano e non lavorano), collegato agli effetti di scoraggiamento prodotti da fasi prolungate di disoccupazione. Per quanto riguarda i NEET, poi, anche per il 2014 è confermata la nostra, triste, posizione di vertice rispetto agli altri paesi europei (cfr. anche i dati ISTAT 2014). Relativamente all’uso che i laureati fanno delle competenze acquisite durante gli studi, invece, il rapporto rileva che solamente per circa la metà dei laureati magistrali occupati il titolo conseguito risulta essere molto efficace o efficace, valore lievemente in calo rispetto alle precedenti indagini.

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Tasso di disoccupazione in Italia nella fase di entrata nel mercato del lavoro
per titolo di studio e fasce d’età (valori percentuali)

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Un quadro problematico
Nel complesso, dunque, i dati Almalaurea per il 2014 ci consegnano un quadro fortemente problematico, che conferma le persistenti difficoltà occupazionali di coloro che si sono laureati durante la recessione. Secondo l’indagine, infatti, questi ultimi anche nel prossimo futuro saranno penalizzati sia per quanto riguarda le opportunità occupazionali, sia per quanto concerne il loro reddito. Una situazione che incide non poco sull’ efficienza del nostro Paese, il quale non riesce a valorizzare adeguatamente le proprie risorse umane. Le notevoli difficoltà dei neolaureati nella fase di inserimento nel mercato del lavoro si accompagnano poi ad un ridotto assorbimento di laureati da parte del sistema produttivo. In sostanza: troppi laureati e pochi posti di lavoro. Fenomeno che troverebbe spiegazione, da un lato, nella presenza di laureati con profili formativi e livelli di competenze non sempre rispondenti alle esigenze delle imprese e, dall’altro lato, nei limiti di un sistema imprenditoriale caratterizzato dalla prevalenza di piccole imprese a gestione familiare (o meglio dire ‘clientelare’). Proprio il clientelismo e il favoritismo nel reclutamento delle risorse umane all’interno delle imprese, e la sostanziale assenza di meccanismi trasparenti e meritocratici, sarebbero le cause ultime della ‘malattia italiana’.

Qualche spiraglio di luce
Qualche spiraglio di luce è dato dalla quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione (legislatori, imprenditori e alta dirigenza; professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione), la quale non solo fa emergere un cambiamento strutturale nel sistema economico italiano ma lascerebbe sperare in una ripartenza del motore della nostra economia. L’occupazione nelle professioni ad alta qualificazione sarebbe in effetti connessa all’attività di investimento, di innovazione e di internazionalizzazione delle imprese. Nell’ultimo anno, inoltre, si è registrata una confortante diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto. L’‘efficacia’ del titolo universitario (ovvero l’utilizzo, nel lavoro svolto, delle competenze acquisite all’università) risulterebbe poi essere in leggero rialzo rispetto alla precedente rilevazione, anche se comunque inferiore a quella del 2008. Se la stabilità lavorativa costituisce ancora una chimera e di fatto è in calo rispetto agli anni precedenti, sembra che comunque essa cresca tra uno e tre anni dal titolo. Analogamente accade per le retribuzioni che, seppure in calo rispetto agli anni precedenti la recessione, sicuramente migliorano con l’avanzare del tempo.

Laureati e chance occupazionali

Dallo studio emerge come a parità di altre condizioni i laureati delle professioni sanitarie e di ingegneria risultino essere più favoriti rispetto ai loro coetanei che hanno scelto altre facoltà. Più penalizzati, invece, i colleghi dei percorsi psicologico, giuridico e geo-biologico (risultati in linea con quelli dello scorso anno). Al di là di ogni previsione o luogo comune, sono le lauree triennali ad avere maggiori chance occupazionali ad un anno dal titolo, anche se i laureati nei corsi altamente specializzati a ciclo unico trovano una migliore corrispondenza con l’attività lavorativa che andranno a svolgere. Si confermano significative le tradizionali differenze di genere e, soprattutto, territoriali, le quali testimoniano la migliore collocazione degli uomini e di quanti risiedono o hanno studiato al Nord. Un dato interessante viene dall’analisi del contesto socio-culturale di origine il quale, sebbene abbia un’influenza contenuta, fa emergere come propensioni ed aspettative, sia formative che di realizzazione, ritardino l’ingresso nel mercato del lavoro, nell’attesa di una migliore collocazione professionale. Anche a parità di aspettative lavorative, infatti, i laureati provenienti da famiglie culturalmente privilegiate, ovvero nelle quali almeno un genitore è laureato, mostrerebbero una minore occupazione ad un anno dal titolo. Il punteggio negli esami, calcolato tenendo conto della relativa distribuzione per ateneo e classe di laurea, così come il voto di diploma di scuola secondaria superiore, risultano determinanti nel favorire migliori chance occupazionali. Il rispetto dei tempi previsti dagli ordinamenti esercita un effetto ancor più positivo, anche perché in tal caso i laureati si pongono presto sul mercato del lavoro. È verosimile pertanto che abbiano prospettive e disponibilità, anche contrattuali, più ‘appetibili’ agli occhi dei datori di lavoro. Tale ipotesi trova conferma nell’uso che le aziende utilizzatrici di Almalaurea fanno della banca dati dei laureati, dando maggiore peso all’età dei candidati più che alle votazioni in uscita dall’università. Le esperienze lavorative, così come alcune competenze maturate nel corso degli studi universitari, esercitano un effetto positivo in termini occupazionali. A parità di ogni altra condizione, infatti, le esperienze di lavoro, di qualsiasi natura, le competenze informatiche, i tirocini/stage compiuti durante gli studi, le esperienze di studio all’estero sono tutti elementi che rafforzano la probabilità di lavorare entro un anno dal conseguimento del titolo. Infine, anche la dinamicità del candidato, la sua disponibilità a muoversi per motivi lavorativi effettuando trasferte, risulta premiante in termini occupazionali.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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