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27 Maggio 2020

Cattivo infinito

di Michela Zanarella
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Cattivo infinito

Con una scrittura diretta, incisiva e dettagliata, Leandro Del Gaudio ci introduce a capire una realtà complessa, dove gli intrecci e le situazioni si sviluppano con un ritmo serrato: un vortice di azioni, percezioni e intuizioni, che lasciano spesso sbalordito il lettore

‘Cattivo infinito’ non è solo un romanzo. ‘Cattivo infinito’, edito da David & Matthaus, è una sceneggiatura cinematografica. La scrittura di Leandro Del Gaudio è fatta di sequenze visive, come se ci trovassimo già davanti a uno schermo. Siamo abituati a leggere un libro e alcune volte, se la cosa va in porto, a vedere il film. Qui, siamo avanti: il film è già tra le pagine. Roberto Saviano, che ha curato la prefazione, lo ha definito un libro scritto con “il metodo del cronista giudiziario, in cui l’autore è in grado di dare uno spessore emotivo ai suoi personaggi, di restituirgli l’anima”. Del Gaudio è un giornalista, si occupa da anni di cronaca giudiziaria. In questo lavoro editoriale tenta un’operazione molto particolare: raccontare la storia vera di un 'killer'. Siamo a Napoli negli anni ’80 del secolo scorso. E Fabrizio già da ragazzino ha le idee chiare: lavorare in falegnameria non è la sua ambizione. Meglio fare i ‘soldi facili’, diventare ricchi in fretta. Furti, rapine e poi la prima condanna. Si avverte da subito un legame costante con il dolore e con la morte, che diventa quasi una ricerca ossessiva, come se la morte stessa fosse la risposta per riappropriarsi della propria libertà e, finalmente, uscire da una vita non scelta, non voluta. Dopo una vera e propria carneficina, dieci anni di carcere, la fuga e la latitanza, il protagonista si chiede come sia possibile il suo ritorno nella sua città, in quella Napoli tanto bella, quanto crudele, con le sue mille ‘ombre’ e i suoi mille inganni. Ed è un rivivere con altri occhi gli eventi, un ritornare tra i vicoli, tra i nomi e i volti delle persone, da quelle pulite a quelle ‘sporche’, complici delle trame malavitose. Fino al ricordo di un incontro: il ‘boss’, Ciro Mariano, l’inventore del lotto clandestino. Uno potente, che dava attenzione e garantiva protezione. Così Fabrizio si sentiva importante, come nemmeno il padre lo aveva mai fatto sentire. Fabrizio uccide su comando del ‘clan’. Lo fa con convinzione, senza paura. Lo fa per ‘vanto’, per quel brivido che dà emozione. Si susseguono sparatorie, morti e la scia di sangue prende una direzione ‘infinita’ e ‘cattiva’. E quando si è un ‘killer’, si assume anche un certo fascino: le donne ti cercano, ti desiderano. Così il sesso entra prepotente più di una droga. Con una scrittura diretta, incisiva e dettagliata, Leandro Del Gaudio ci introduce a capire una realtà complessa, dove gli intrecci e le situazioni si sviluppano con un ritmo serrato. Diventa un vortice di azioni, percezioni e intuizioni, che lasciano spesso sbalordito il lettore. Non c’è finzione: qui è tutto reale, è tutto ‘fottutamente’ autentico. Essere un ‘killer’, praticamente un ‘fantasma’. E vivere sotto falso nome. Non c’è fantasia. Non ci sono maschere. Qui, i fatti riportati sono tutti veri. E quando a metà della condanna sei convinto di aver chiuso i ‘conti’ con la camorra, per iniziare una vita diversa, ti rendi conto che i nemici di un tempo, sono lì, pronti a ricordarti chi sei. Del Gaudio vive le metamorfosi del protagonista, che è costretto a cambiare spesso identità, a nascondersi, a ricostruire se stesso giorno dopo giorno, per poi riazzerarsi nuovamente, come in un ‘puzzle’ che va a incastrare i pezzi di un vissuto violento, fragile, a volte incomprensibile. Una vita che non ha certezze, fatta di partenze e ritorni: un ‘rebus’ senza fine. Ma una 'piccola luce' c’è: la letteratura e il teatro, scoperti nel carcere di Volterra. Una speranza per un marginale miglioramento individuale. La scrittura di Del Gaudio è una ‘miccia accesa’, brucia come le storie che prendono forma e che sono un tessuto del nostro tempo, in cui il passato riaffiora prepotente come una ‘piovra’ e il ‘sistema’ non cambia. L’autore non giudica, ma racconta, con grande abilità, il percorso di un uomo, con un finale a effetto. Ma se l’infinito è destinato a essere cattivo, un motivo c’è.

Cattivo infinito
di Leandro Del Gaudio, David & Matthaus Edizioni
Pagg. 170, 16,90 euro

L’autore
Leandro Del Gaudio (Napoli, classe 1970) è giornalista de ‘Il Mattino’, dove si occupa di cronaca giudiziaria e cronaca nera. È autore e conduttore del programma televisivo ‘Verità Imperfette’, dedicato ai retroscena inediti delle inchieste a Napoli e conduce ‘Cold case’, rubrica sulla web tv del ‘Mattino’, che indaga i rapporti tra politica e camorra e le zone d’ombra nelle indagini su delitti. Nel 2011, una giuria formata da esponenti del Consiglio regionale, dai vertici campani dell’Ordine dei Giornalisti e dalla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, gli riconosce il ‘Premio Giornalismo Anticamorra’. Dal 2014 è impegnato nel progetto di formazione nelle scuole di Napoli ‘Emergenza ambientale e etica della scrittura’, patrocinato dall’Assessorato alla Pubblica istruzione e dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni a una maggiore responsabilità etica e morale nei confronti dell’ambiente e della cittadinanza.Sempre nel 2014 pubblica, insieme al collega Gerardo Ausiello, il libro inchiesta ‘Dentro la terra dei fuochi’, distribuito in allegato con ‘Il Mattino’. ‘Cattivo Infinito’ è il suo primo romanzo.

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