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17 Novembre 2019

Dancing Paradiso

di Pietro Pisano
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Dancing Paradiso

Una buona prova in versi dall’autore di ‘Bar Sport’: una storia di solitudine e personaggi disperati, riuniti per l’occasione da un angelo in un misterioso locale notturno

Cinque voci, cinque personaggi, cinque solitudini, all’interno di un palcoscenico che è sia un misterioso locale in una non precisata città, sporca e crudele ma, al contempo, un luogo metaforico, dove possono trovare rifugio e conforto tutti i reietti del mondo. ll nuovo libro di Stefano Benni, intitolato 'Dancing Paradiso' e pubblicato da Feltrinelli, sceglie di raccontare la solitudine e la disperazione attraverso una narrazione in versi. Forse perché la poesia, più che ogni altra forma espressiva scritta, riesce a farci vedere ciò che è invisibile: quello che viene dimenticato e rischia di cadere nell’oblio. Si potrebbe quasi affermare, infatti, che l’Angelo, venuto sulla terra per radunare i nostri cinque personaggi nel Dancing Paradiso, sia proprio lo spirito della poesia, disceso in soccorso degli uomini: “Questi versi invisibili volavano/di voce in voce, di canto in canto/poi questa musica diventò scrittura”. Il bizzarro messaggero alato, di nome Angelo angelica, a volte femmina a volte maschio, poiché “di sesso intercambiabile”, è il medium attraverso il quale veniamo a conoscenza dei nostri disperati personaggi: c’è Stan, il pianista triste, deciso a far suonare per l’ultima volta il suo caro amico Billy, detto il Bello, un tempo grande batterista, ormai ridotto a pelle e ossa in un letto d’ospedale per una terribile malattia; c’è poi Elvis, così chiamato per la somiglianza con la celebre icona-rock, hacker obeso e geniale votato all’autodistruzione, da anni segregato in casa, a fantasticare l’esecuzione di stragi e attentati; e c’è Lady, poetessa alcolizzata e depressa, schiava degli psicofarmaci, forse "nata nel secolo sbagliato", ammiratrice di Sylvia Plath e Marina Cvetaeva, che vorrebbe suicidarsi; per finire, Amina, giovane barista-profuga, la cui patria è “tutte le terre da cui/qualcuno è stato cacciato”. Il racconto prende vita Benni_e_la_Luisona.jpgdall’intrecciarsi di queste voci, che parlano in prima persona e conducono il lettore, non senza una buona dose di ironia, attraverso un viaggio allucinato nella desolazione umana. L’arrivo dei personaggi, accomunati da un comune destino, presso il locale notturno Dancing Paradiso, dove “non bisogna essere buoni per entrare/accettano anche le carogne/e qualche volta le fanno cambiare” è programmaticamente architettato dall’angelo, per far esibire i cinque su un palcoscenico, metafora di un riscatto del tutto terrestre contro la crudeltà e l’indifferenza del mondo. Leggendo l’intero poemetto, dal valore diseguale, si ha quindi l’impressione di essere a teatro. A conferma di questo, nel testo vi sono molte didascalie, quasi a simulare una sceneggiatura teatrale, perfetta per essere rappresentata: ciò gioverebbe moltissimo alla fruizione di un libro come questo. Benni mescola cultura ‘alta’ e ‘pop’, citazioni di poeti quali Baudelaire, insieme a immagini disturbanti, a volte sfociando nel trash: se l’intento è voluto, il risultato non sempre convince appieno. Tragico e comico non riescono bene ad amalgamarsi, lasciandoci la sensazione di un testo sicuramente di valore, ma i cui versi, delle volte, mancano di compattezza, di coerenza. E i cui contrasti tra alto e basso, tra sublime e oscenità, tra spleen e ideale, disorientano il lettore. In definitiva, un libro interessante, una buona prova del Benni ‘versificatore’, che però non raggiunge le vette a cui ci ha abituati questo autore nei suoi testi in prosa.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: STEFANO BENNI

AL CENTRO: LO SCRITTORE DI 'BAR SPORT' DAVANTI ALLA LUISONA

IN ALTO A DESTRA: LA COPERTINA DI 'DANCING PARADISO', EDITO DA FELTRINELLI

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