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24 Settembre 2017

Daniela Ippoliti: "Siamo liberi di scegliere, dunque scegliamo di vivere felici"

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Daniela Ippoliti: "Siamo liberi di scegliere, dunque scegliamo di vivere felici"

Alla vigilia dell’esodo estivo, ci sembra opportuno suggerire una lettura importante agli automobilisti e non solo, al fine di esplorare un problema che, sin dagli anni ’80 del secolo scorso, ha cominciato a tingere con tinte fosche l’allegro sciamare degli italiani verso le loro meritate vacanze

Siamo ormai alla viglia del grande esodo estivo. E’ dunque doveroso ricordare che gli incidenti stradali continuano a spezzare tantissime vite, sprattutto tra i più giovani. Secondo un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono 115 mila i ragazzi, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni, morti sulle strade solamente nel 2015. Anche se la situazione manifesta un lieve miglioramento rispetto agli anni ’90 del secolo scorso, la sicurezza stradale rimane uno dei problemi più rilevanti della nostra società. Disattenzione, alta velocità, segnaletica carente e dissesto del manto stradale sono alcune delle cause che hanno portato, negli anni, a un costante incremento dei decessi causati dai sinistri automobilistici. Da questa realtà è nato il primo romanzo dell’autrice Daniela Ippoliti, che partendo da un fatto di cronaca, ha raccontato come la morte di qualcuno possa dare inizio alla nascita di qualcun altro. ‘Il giardino di Mattia’, edito da Bibliotheka Edizioni, si apre con alcune citazioni da tenere in considerazione: la prima è una riflessione sulla morte di Sant’Agostino; la seconda sulla vita di Oriana Fallaci. Il filo sottile che separa la vita dalla morte ci porta subito a riflettere sul senso delle cose, sul significato del nostro ‘passaggio’ sulla Terra. Mattìa è un ragazzo come tanti, amato dagli amici, con una vita normale. Tutto cambia all’improvviso, quando una sera, in sella allo scooter, si scontra contro una macchina. L’impatto è fatale: Mattìa rimane senza vita sull’asfalto. La disperazione dei genitori e dei compagni di scuola pulsa tra la pagine di questo libro, che l’autrice riescIo_e_il_motorino.jpge, con una scrittura semplice, a far arrivare al lettore. Dal funerale al cimitero la descrizione è minuziosa, tanto che sembra proprio di assistere a quanto avviene. C’è un luogo che diventa un simbolo importante per quello che sarà il futuro di chi resta: il giardinetto della piazza dove è morto Mattìa. Lì, gli amici decidono di incontrarsi non solo per ricordare l’amico che non c’è più, ma per trovare conforto e restare uniti. Proprio in quello spazio iniziano a intrecciarsi legami, storie, vite. Ogni persona che gravita intorno a quella zona, piena di piante e di fiori colorati, è come se si sentisse legata alle altre per un motivo ben preciso. La ‘presenza’ di Mattìa si avverte tra le parole degli amici, che lo pensano, che si divertono, che ridono e litigano per poi fare pace, nel silenzio di chi arriva sul posto senza conoscere la storia del giardino. Daniela Ippoliti fa muovere esistenze apparentemente slegate tra loro e le proietta in una dimensione particolare, dimostrando come ogni individuo sia collegato ad altri da qualcosa che va oltre la logica. Mattìa diventa spiritualmente un tramite, il ‘collante’ tra le diverse situazioni narrate. E il giardino diviene l’ingresso a nuove esistenze. Questo romanzo non racconta la morte, ma la vita che continua: bisogna saper guardare avanti, nonostante tutto. E qui l’autrice ci consegna gli strumenti per non lasciarsi prendere dallo sconforto. Il lutto, il dolore, vanno affrontati ed elaborati, compiendo un percorso interiore non facile, ma necessario.

Daniela Ippoliti, ‘Il giardino di Mattia’ è il suo primo romanzo: cosa l’ha condotta a scriverlo e a farlo pubblicare?
“Come tante persone che conosco ho sempre desiderato scrivere un libro, un romanzo. Poi, arriva un momento nella vita in cui ti senti pronta. A quel punto, basta che arrivi uno spunto adeguato, un’idea su cui lavorare e il gioco è fatto. La morte di un ragazzo in un incidente stradale, avvenuta vicino casa mia ha dato lo ‘start’. Il resto è emerso in modo fluido e naturale”.

Un giardino che diventa un ‘luogo-simbolo’ per trasformare il dolore in qualcosa di positivo: com’è nata l’idea di questo luogo di conforto? “Credo che il dolore per la perdita di una persona amata sia la cosa più devastante che si possa provare, a qualsiasi età. Penso, tuttavia, che ognuno di noi abbia delle risorse di sopravvivenza che nemmeno conosce, che solo nelle situazioni reali scopriamo e sappiamo farne uso. Il giardino non è solo un luogo fisico dove si cerca di stare insieme, come avviene nel mio libro, ma è anche uno spazio interiore, in cui ognuno di noi impara ad affrontare le difficoltà, la solitudine. Superare il dolore è possibile”.

In questo romanzo è forte il concetto di amicizia: cosa rappresenta per lei?
“La vera amicizia è tra le più belle espressioni di amore per il prossimo. Ho passato momenti davvero difficili, nei quali avrei sofferto molto di più se non ci fossero state persone realmente amiche al mio fianco. L’amore per un uomo può finire, l’affetto che ti lega a un amico difficilmente si deteriora, perché un amico ti vuole bene per quello che sei, senza volere nulla in cambio. La vita sarebbe davvero molto triste senza gli amici, quelli veri intendo”.

Che rapporto ha con la fede e la spiritualità?
“Io credo in Dio, ma inteso come un padre buono, che ci ha creati a sua immagine, che ci ama e ci perdona. Dio non ci aiuta a evitare i problemi, ma ci dà la forza e gli strumenti per affrontarli”.

Tra i tanti personaggi della storia c’è qualcuno in cui lei si riconosce maggiormente?
“In molti personaggi c’è una parte di me, come credo sia normale per ogni scrittore. Sara, la madre di Mattia, è sicuramente il personaggio in cui mi riconosco di più, ma anche Elisa, la studentessa di medicina che si trova a dover scegliere tra l’amore di due uomini completamente diversi, mi somiglia molto”.

Haruki Murakami scrive: “Pensiamo sempre di essere noi a scegliere, ma in realtà non scegliamo proprio niente. Probabilmente, tutto è stato già deciso dall’inizio e noi facciamo solo finta di scegliere”: qual è la sua riflessione in merito?
“Non credo di essere d’accordo: ognuno di noi nasce con uno scopo, per il quale gli vengono donati dei precisi strumenti, per poter assolvere al proprio compito: come fossero dei piccoli semi di piante. Esiste, però, il libero arbitrio: siamo esseri liberi di scegliere e capaci di ragionare, di valutare se e quali ‘piante’ coltivare. Le occasioni nella vita arrivano come treni in transito: sta a noi scegliere quale prendere e quale no, assumendoci le responsabilità per le scelte fatte. Dio ci ha creato esseri liberi. E ci vuole felici”.


Il giardino di Mattia
di Daniela Ippoliti
Bibliotheka Edizioni
pagg. 160, 11 euro

L’autrice

Daniela Ippoliti è nata a Roma nel 1964, dove vive attualmente insieme a suo figlio. Laureata in medicina e chirurgia presso l'Università di Roma ‘La Sapienza’ e specializzata in dermatologia, lavora da molti anni presso un famoso istituto dermatologico della capitale. ‘Il giardino di Mattia’ è il suo primo romanzo.

 

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