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18 Luglio 2024

Davide Cortese: "In 'Malizia Christi', la vera protagonista è la fantasia"

di Pietro Pisano
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Davide Cortese: "In 'Malizia Christi', la vera protagonista è la fantasia"

Un romanzo che è un viaggio caleidoscopico nel mondo delle meraviglie sullo sfondo di Debrama: una città immaginaria inglese dove il lettore s’imbatte in Adam Babelsberg, un bambino di 5 anni che si veste e vive come un adulto
 
Il poeta eoliano Davide Cortese ritorna alla narrativa con 'Malizia Christi', pubblicato da Edizioni Croce a marzo di quest’anno. Un testo molto interessante, pieno di suggestioni 'calviniane' e invenzioni sfiziose. Un’opera che si pone in continuità con la sua produzione in versi, in particolar modo com 'Zebù bambino': libro di poesia che ha ricevuto un ottimo riscontro dalla critica. Il romanzo è un viaggio caleidoscopico nel mondo della fantasia: tutto lo svolgimento dei fatti avviene a Debrama, città immaginaria inglese, dove conosceremo Adam Babelsberg, bambino di 5 anni che si veste e vive come un adulto, stimato autore di una biografia di successo. Nei brevissimi capitoli di cui si compone il romanzo, il lettore potrà perdersi felicemente nell’ammirare tutta una serie di personaggi stravaganti: un poeta centenario che ama inventare, su suggestione dell’amico Adam, la trama di romanzi inesistenti; la diva del cinema, Maeva Westwood; Adrian Malick, pittore che ama dipingere ombelichi; un gigantesco orso di pezza; i gemelli Timo e Teo; il ventriloquo Will Elsewhere e il suo corvo Murnau. Se ciò che avete letto finora vi hai incuriosito, vi consigliamo di leggere questa nostra intervista, in cui l’autore, Davide Cortese, ci spiega cosa ha ispirato la creazione del suo romanzo e quali sono i suoi riferimenti letterari.

DavidDavide_Cortese_verticale.jpge Cortese, in 'Malizia Christi' ci è sembrato di scorgere un legame con 'Zebù bambino', per ciò che concerne uno sguardo obliquo sul mondo dell’infanzia: è d’accordo? Quali sono le somiglianze e quali le differenze tra il signor Babelsberg e Zebù?
“L'infanzia è, per me, la stagione in cui l'uomo raggiunge l'apice del suo splendore. Tutto ciò che avviene dopo non è quasi mai all'altezza di quel tempo avventuroso e incantato, regno di selvatichezza, fantasia e libertà. Raccontare il mondo dell'infanzia equivale, secondo me, a un tentativo di salvarne la memoria e la magia: un tentativo di custodire e alimentare quella magia e di tenerla sempre viva in me. ‘Zebù bambino’ è un poemetto sull'infanzia del diavolo che indaga le ombre dell'umano. Il signor Babelsberg, il protagonista di ‘Malizia Christi’, che ha solo cinque anni ma vive come un adulto e abita in una casa che è una grande ‘wunderkammer’ (camera delle meraviglie, ndr) è molto diverso da Zebù: non ha affatto la sua cattiveria. Adam Babelsberg è gentile e pacioso, innamorato del bello, dell'arte, della musica e, soprattutto, dei libri. E’ un amico simpatico e leale. Certo, ha anche una sua cupezza, una sua serietà, dei tratti che gli conferiscono quella dignità di adulto che tutti gli attribuiscono. Nella sua Debrama, una città immaginaria, viene rispettato e ammirato da tutti. E tutti lo salutano ossequiosi, perché per chiunque egli è "il signor Babelsberg". Probabilmente, un tratto comune a Babelsberg e a Zebù è la tenerezza. Sì, stranamente il ‘piccolo diavolo’ riesce perfino a risultare tenero per via del dolore che vive, per la vitalità del male che incarna e per quella ineludibile solitudine che, talvolta, lo attanaglia”.
 
Nel romanzo vi è anche un poeta centenario, Dorando Marradi, il cui cognome ci riporta alla mente il paese che diede i natali a Dino Campana: cosa puoi dirci di questo personaggio? Come è nato nella sua fantasia?
“Il poeta Dorando Marradi è il più caro amico di Adam Babelsberg. Come avete subito colto, il suo cognome è un omaggio al grande Dino Campana, poeta a me molto caro. Dorando possiede una grandissima biblioteca e spesso Adam va a chiedergli in prestito dei libri, che però non esistono: sono solo delle sue invenzioni. Dorando pare convinto che quei testi esistano davvero, dice di averli letti e ne racconta perfino il contenuto, indicando degli scaffali in cui andare a cercarli. Il signor Babelsberg adora stare ad ascoltare la voce del suo vecchio amico, che racconta quelle storie mentre rovista tra i preziosi libri del poeta centenario. In fondo, sospetta che quello tra loro sia solo un gioco taciuto, mai confessato e meraviglioso. Dando vita al personaggio di Dorando Marradi mi è venuto più volte alla mente il volto buono e brillante di Hermann Hesse. E’ con quel volto che l'ho immaginato, con quegli occhiali tondi da scrittore che mi hanno stregato nell'adolescenza. Il carattere di Dorando ha invece  molti tratti in comune con quello del mio caro amico Agostino Raff: poeta, pittore e musicista novantenne, saggio, colto, generoso e dalla vivace intelligenza”.

Parlando, appunto, di fantasia, ci sembra che l’immaginazione e il concetto di finzione abbiano un ruolo centrale nella struttura del romanzo: può spiegarci in che modo questo avviene, in relazione ai personaggi bizzarri che lei ha creato?
“La fantasia è, forse, la vera protagonista di questo libro. Lo scrittore Valerio Ragazzini, in una recensione apparsa su Pangea lo ha definito "un wunderbuch, un libro delle meraviglie". Dentro ‘Malizia Christi’ prendono vita altri mille libri e la biblioteca immaginaria, costruita, libro dopo libro, dal signor Babelsberg con pareti sconfinate, che creano un inesistente labirinto in cui tutti siamo invitati a perderci con gioia, insieme a personaggi bizzari come Adrian Malick, pittore di ombelichi, Maeva Westwood, tenebrosa diva del muto, il conte Marsicano, un gigantesco orso di pezza, i gemelli Timo e Teo, il ventriloquo Will Elsewhere e il suo pupazzo Bua, il corvo Murnau e molti, molti altri”.

C’è anche una scena molto buffa che ha attirato la nostra attenzione, quella il poeta Dorando Marradi non riesce più a scendere dal cavalluccio a dondolo e, dopo numerosi tentativi, conclude “eccomi condannato a permanere nell’infanzia”: non è forse anche questo il destino di alcuni poeti?
“È vero. Dopotutto, permanere nell'infanzia non è affatto un destino crudele”.

Un altro aspetto che colpisce di questo suo ultimo lavoro è la brevità dei capitoli, quasi a voler enfatizzare nel lettore una sensazione di ‘leggerezza’: questa suddivisione era quella che lei aveva in mente fin dall’inizio?
“Sì, avevo in mente di procedere per brevissimi capitoli, così come avevo fatto anche nel mio primo romanzo: ‘Tattoo Motel’ (Edizioni Lepisma, 2015), la storia di un amore dannato tra un ‘ragazzo-padre’ che fa il tatuatore e una giovane artista”.

'Malizia Christi' sembra un testo deliziosamente inclassificabile nella sua freschezza: c’è qualche autore, contemporaneo o del passato, la cui prosa sente più vicina al suo lavoro?
“Renzo Paris, che ha generosamente prefato ‘Malizia Christi’, ha parlato di "suggestioni borgesiane, calviniane". Calvino è uno scrittore che amo moltissimo e ‘Il barone rampante’ è sicuramente uno dei più bei libri che abbia mai letto. Sono soggiogato dal fascino della scrittura di Borges. Tuttavia, riguardo alla scrittura di ‘Malizia Christi’, sento più vicina la prosa del Capote di ‘Altre voci, altre stanze’: un libro splendido, di cui amavo parlare con l'amico poeta Gabriele Galloni, prematuramente scomparso”.
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QUI SOPRA: DAVIDE CORTESE, POETA E SCRITTORE

AL CENTRO: L'AUTORE COLTO IN UN MOMENTO DI RELAX

IN APERTURA: LA COPERTINA DEL SUO ULTIMO LAVORO, 'MALIZIA CHRISTI' (EDIZIONI CROCE)


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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