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21 Gennaio 2022

Fantasie al chiaro di Terra

di Giovanna Albi
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Fantasie al chiaro di Terra

Un racconto fantascientifico: questa la nuova creazione del filosofo teramano Elso Simone Serpentini, che dietro a un testo apparentemente erotico-fantastico, scritto con disinvoltura e maestrìa, ci trasmette l’alto messaggio etico dell’intellettualismo socratico

Di questi tempi, secondo anno di pandemia, non è un caso che siano editi libri di fantasia di chi, costretto entro le mura domestiche, sente il magma incandescente della psiche che si agita e vuol venire in superficie. Così, escono libri come ‘Fantasie al chiaro di Terra’ (Artemia, 2021), di cui osserviamo la ‘cover’ nera con il nostro bellissimo pianeta che sorge: un racconto fantascientifico ambientato sulla Luna, che ha come centro di gravità l’eros o la mancanza di questo. L’autore, Elso Simone Serpentini, è un famoso professore in pensione di filosofia con una produzione sconfinata di testi, spesso gialli, tutti pubblicati con Artemia, ottima casa editrice della provincia di Teramo. “Non ricordo esattamente quando la vidi la prima volta. Forse alle primarie, in seconda classe o forse in terza. Ricordo soltanto che da un certo momento in poi me ne sentii attratto, ancora prima di sapere che si chiamava Eve e che lei sapesse che io mi chiamavo Adam”. Questo l’incipit, assai felice, che ci introduce subito in ‘medias res’. Protagonisti: Adam, che racconta in prima persona ed Eve, entrambi adolescenti, con due anni di differenza, che vivono una strana dimensione lunare dopo che la stirpe terrestre si è trasferita sul nostro satellite naturale. Qui sono scomparsi i sentimenti e il piacere dell’accoppiamento: gli esseri lunari sono ridotti a meri ingranaggi del sistema, sotto la direzione dei guardiani e governanti. Non esistono famiglie nel modo in cui noi le intendiamo: la riproduzione delle specie avviene ogni due anni, attraverso l’incontro di un maschio e di una femmina lungo delle strisce con dieci capsule; e l’assegnazione alla striscia viene stabilita dai guardiani, per cui è del tutto casuale. Nelle capsule avviene l’incontro tra gli spermatozoi e l’ovulo femminile luminescente tra sconosciuti: Quando il maschio vede l’ovulo luminescente ottiene l’erezione e la successiva eiaculazione con intensissimo piacere, che trova corrispondenza in quello della donna, altrettanto intenso. Al di fuori di queste capsule non si conosce il piacere sessuale, non è possibile praticare l’eros o l’autoerotismo, perché digiuni dello stimolo stesso e del conseguente piacere. Eppure, è proprio l’eros, di cui si è perso il codice anche per nominarlo, al centro del romanzo del filosofo: Adam ed Eve avvertono uno strano desiderio di diventare padre e mSerpentini.jpgadre dello stesso embrione, come un richiamo a sentimenti provati sulla Terra, prima del trasferimento sulla Luna. Il punto di forza dell’opera, in realtà, risiede in questa nostalgia nel senso etimologico di dolore del ritorno, per qualcosa di cui in alcuni lunari è rimasta traccia mnestica, senza che se ne abbia consapevolezza. Così i protagonisti, spinti da questo ‘de-siderium’, che li riconduce a una condizione da cui sono caduti, si attivano perché gli spermatozoi dell’uno si incontrino con l’ovulo dell’altra, pur sapendo di poter essere severamente puniti, perché hanno fantasie non contemplate sulla Luna. Entrano così in scena taluni personaggi maschili, i cosiddetti ‘depravati’, che hanno ricordo del piacere che gli uomini provavano sulla Terra, i quali, aiutandosi con materiale pornografico luminescente e con l’ausilio di ragazze come Eve, riescono a conseguire il piacere. Per non ‘spoilerare’, diciamo che, tra tutte, emerge la figura di Socrates l’Oscuro e il Depravato, bandito dal consorzio lunare e intento a leggere e a studiare i testi che si sono salvati nel viaggio dalla Terra verso la Luna. Questi, raggiunto l’apice del piacere, ci rimetterà le ‘penne’ e lascerà in eredità ad Adam il desiderio di conoscenza, che lo induce a recarsi nel luogo in cui il filosofo si era nascosto per fame di sapere: l’unica a sopravvivere in questo deserto emotivo. Che ne sarà di Eve? Dove vivrà Adam? Che fine fanno i lunari? E i depravati? Tutto questo lo si trova nel testo in analisi, scritto con la disinvoltura e la maestria propria di chi ha una lunga dimestichezza con la letteratura e la lingua italiana. Il filosofo teramano ha infatti il pregio di costruire trame avvincenti e coese, anche complesse, come questa, rigorosamente padroneggiate. E dietro a un testo apparentemente erotico-fantastico, si nasconde un alto messaggio etico: quello trasmessoci dall’intellettualismo socratico.

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