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16 Febbraio 2026

Gargoyle

di Lucilla Corioni
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Gargoyle

Alfredo Vassalluzzo esordisce con un’opera dedicata al sistema carcerario italiano per chiedere al lettore di riconoscere l’umanità proprio là dove la società preferisce non vedere nulla
 
Entrando in un carcere, si avverte un punto esatto in cui il rumore del mondo si spegne e resta solo un battito sordo, come un cuore che fatica a ricordare di essere vivo. E’ da lì che nasce 'Gargoyle', il romanzo d’esordio di Alfredo Vassalluzzo, pubblicato da Sensibili alle foglie nella collana ospiti. Il libro si muove come una lettera mai spedita, scritta di notte, quando la malinconia diventa più sincera e non chiede scuse. Il protagonista è un insegnante precario d’italiano, che attraversa per la prima volta i cancelli di un istituto penitenziario maschile. Porta con sé paure comuni e pregiudizi ereditati, ma soprattutto una domanda silenziosa: "Quanto di me resterà, una volta entrato"? La risposta non arriva subito. Si deposita lentamente, giorno dopo giorno, tra i banchi di una classe che assomiglia più a un acquario opaco che a un’aula scolastica.
Dietro le sbarre, l’insegnante trova uomini "sospesi", non detenuti. Ernesto, boss dal silenzio calibrato e dall’amore ostinato per l’enigmistica, sembra parlare solo quando le parole servono davvero. Ling, giovane rom senza radici, attraversa il carcere come se fosse già un ricordo destinato a svanire appena fuori. Damir, russo taciturno e rassegnato, scrive. Scrive come si respira sott’acqua, solo per sopravvivere.
Il cuore emotivo del romanzo batte proprio attorno al manoscritto di Damir. Quelle pagine fragili, disordinate, diventano più importanti delle chiavi, dei regolamenti, delle sentenze: sono una promessa. Ma in carcere, le promesse sono creature delicate, e basta un timbro, un passaggio di ufficio, per farle sparire. La scomparsa del manoscritto segna una frattura irreversibile: la burocrazia 'cieca' diventa tragedia e il sogno di riscatto si spegne nel gesto estremo del suicidio. Non c’è enfasi, non c’è spettacolo: solo un silenzio che pesa più delle urla.
Il titolo 'GGrata_Carcere.jpgargoyle' non è una metafora, ma non casuale. Come le statue di pietra che osservano le cattedrali dall’alto, l’educatore descritto da Alfredo Vassalluzzo non salva, non redime, non cambia il sistema. Resta. E’ una presenza immobile ma vigile, testimone di una sofferenza che non può correggere. In questo stare, ostinato e malinconico, c’è forse la forma più pura di amore civile.
Lo stile dell’autore alterna ironia lieve e introspezione profonda, senza mai cedere al pietismo. La scrittura accetta il carcere per quello che è: un luogo che infantilizza, che cancella i nomi, che promette rieducazione, ma spesso consegna solo attesa. E proprio per questo, ogni gesto umano è una lezione riuscita, una frase capita, uno sguardo che non giudica, assume un valore quasi romantico, fragile e struggente. L’autenticità del racconto nasce dall’esperienza reale di Vassalluzzo come insegnante in carcere. Ma 'Gargoyle' va oltre il dato autobiografico. E’ un romanzo che chiede al lettore di fermarsi, di guardare senza distogliere lo sguardo, di riconoscere l’umanità proprio là dove la società preferisce non vedere nulla. Offre  una verità sobria: quella di essere visti anche solo per un istante, la stessa che può fare la differenza tra il restare 'pietra' e il sentirsi ancora vivi.
Alfredo Vassalluzzo, classe 1970, nasce in Germania, ma cresce nel Cilento, a pochi passi dall’antica Elea, dove il paesaggio e la memoria della filosofia classica lasciano un’impronta profonda nella sua formazione. Qui, matura la passione per la letteratura e il pensiero filosofico, conseguendo una laurea in Lettere e attraversando diverse esperienze lavorative che ne arricchiscono lo sguardo umano e sociale. Dopo una parentesi imprenditoriale e una seconda laurea in Psicologia, sceglie la strada dell’insegnamento. Per due anni è docente di Italiano e Storia in un carcere maschile della provincia romana: un’esperienza decisiva che segna la sua scrittura e la sua visione del mondo. Oggi, vive e insegna a Roma negli istituti superiori, continuando a muoversi sul fragile confine tra educazione, ascolto e responsabilità civile.

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QUI SOPRA: ALFREDO VASSALLUZZO, INSEGNANTE E SCRITTORE

AL CENTRO: FOTO DI COPERTINA

IN APERTURA: LA COVER DI 'GARGOYLE'

 



Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale