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21 Gennaio 2022

La storia di una squadra e della sua maglia unica

di Giorgio Morino
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La storia di una squadra e della sua maglia unica

La maglia di qualsiasi squadra racconta una storia. Così il giornalista Giovanni Tarantino, con un libro racconta la storia del Palermo attraverso le sue maglie. Un viaggio nella memoria e nella profondità della fede calcistica che lega i tifosi rosanero

Il rapporto tra una squadra di calcio e la propria tifoseria è qualcosa che sfugge alla ferrea logica, rientrando nella sfera dell’inconscio. L’andare la domenica allo stadio regala delle emozioni che difficilmente si possono descrive; sentimenti che vanno dall’euforia allo sconforto e che, mettendo da parte la violenza cui oramai siamo tristemente abituati, dovrebbe sfociare nello star bene insieme e nell’identificazione collettiva.
Ancora più importante è il rapporto di una squadra con la propria città: i colori della maglia e il simbolo del gagliardetto non sono semplici ornamenti o segni distintivi, piuttosto dei veri e propri simboli di identificazione, per una  tifoseria, ma anche per la città e il territorio.Ogni squadra in Italia ha la propria storia, più o meno conosciuta, ma sempre ricca di aneddoti e curiosità.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare Giovanni Tarantino, giornalista presso il Giornale di Sicilia e autore, insieme a Paolo Massimiliano Paterna (giovane artista palermitano che ha contribuito all'opera con le sue splendide illustrazioni), del libro Una storia in rosa e nero - La maglia del Palermo, i colori di una città (edizioni il Palindromo), nel quale la storia della società palermitana viene raccontata attraverso le maglie storiche e i giocatori simboli, in un intreccio affascinante di storia e aneddotica.

Giovanni Tarantino, ci può raccontare da dove nasce l’ispirazione per questa ricerca nella storia dell’Unione Sportiva Città di Palermo?
“L’ispirazione nasce da una passione, una “vocazione”: quella di raccontare il calcio attraverso la storia, spostando per un istante i riflettori non sul presente, sull’attualità, su quello che è giornalisticamente appetibile, ma sul passato. Non necessariamente in senso nostalgico. In questo caso si è voluto rendere omaggio a una storia pluricentenaria - il Palermo è nato nel 1900 - rivisitata e rivissuta attraverso la maglia. Si è così raccontata la storia di una particolarità, di una specificità, poiché i colori rosanero li veste soltanto il Palermo”.

Perché la maglia e i colori della squadra sono così importanti nel caso del Palermo, considerando anche che, a differenza di altre società, non corrispondono ai colori del gonfalone cittadino?
“I colori del gonfalone cittadino del Comune di Palermo sono il giallo e rosso, che fanno da sfondo a un’aquila stilizzata. L’aquila è il simbolo storico anche del Palermo calcio, ma il giallorosso fa parte solo marginalmente della storia della squadra. Il Palermo vestì di giallorosso solo tre anni, dal ’37 al ’40, quando i colori comunali furono imposti dal fascismo. Piuttosto il calcio a Palermo approda sotto le insegne rosso-blu dei pionieri inglesi, che avevano costituito un primo sodalizio calcistico già nel 1898. Successivamente, dal 1907, si passerà definitivamente al rosanero. Il motivo è commerciale: nonostante una leggenda vuole il rosa e il nero come effetto chimico di una scoloritura delle camicie rosse e blu, in realtà bisognava trovare dei colori attraverso i quali si potessero pubblicizzare dei liquori (un rosolio alla cannella “rosa” e un amaro “nero”) prodotti dal barone Florio. Uno scambio epistolare tra dirigenti dell’epoca giustifica l’adozione del rosanero come colori che ben rappresentavano i risultati altalenanti della squadra e l’alternanza costante tra momenti rosa, le vittorie, e momenti neri, le sconfitte”.

Nel libro lei colloca il Palermo tra le società “pioniere” del calcio italiano, nonostante non sia uno dei club più blasonati del paese. Da cosa deriva, secondo lei, questa incongruenza?
“In effetti il Palermo nasce nel 1900, lo stesso anno della Società sportiva Lazio. Poco prima erano nate la Juventus (1897), il Milan (1899), ancor prima il Genoa (1893). A Palermo il calcio si praticava già da qualche anno. È un dato interessante, se si pensa che la costituzione di altri club storici e vincenti in Italia è successiva a quella del Palermo. Si pensi ad esempio all’Inter, nata nel 1908. Le motivazioni di un palmares poverissimo, se non inesistente, sono dovute alla collocazione geografica del club: il campionato italiano, a girone unico dal 1929-30, è una mutuazione dei campionati del Nord. Quando nasce il girone unico, il Genoa, per esempio, aveva già vinto i suoi nove scudetti, la Pro Vercelli aveva scritto la sua storia, come il Casale. Il calcio centro-meridionale subisce sin dalle origini questo vizio di forma, solo parzialmente colmato dai successi del Napoli ai tempi di Maradona, gli unici due scudetti (tre se si considera il Cagliari tra le “meridionali”) vinti al di sotto di Roma nella storia del calcio italiano”.

Quali sono state gli aneddoti più curiosi in cui si è imbattuto nella sua ricerca?
“Il periodo più ricco di curiosità sono i primi anni Ottanta, quando nel calcio fanno irruzione gli sponsor, quelli tecnici prima, quelli commerciali poi. Sono anni in cui non c’è ancora una vera e propria cultura della maglia, il merchandising è ancora una prassi sconosciuta. Così, a stagione in corso, vengono cambiate divise, linee grafiche, stili. Curiosa l’adozione di una maglia realizzata dalla Pouchain, nella stagione 1979-80, che utilizzò la stessa matrice adottata per Roma e Lazio, con colori chiaramente diversi. Particolare anche un completo tutto giallo, con i bordi rosa e nero, realizzato dalla NR – un marchio egemone in tutta Italia in quel periodo – per il campionato di serie C1 del 1984-85”.

Perché la maglia è così importante?
“Perché la maglia di qualsiasi squadra racconta una storia. Rievoca suggestioni, è un qualcosa che resta nella memoria di tifosi e appassionati, forse in maniera più intensa rispetto a quella dei calciatori, degli allenatori, dei presidenti, che sono anch’essi parte di una storia di un club, ma parte mobile, esteriore, di passaggio. La maglia è, invece, un po’ l’anima di una squadra”.

Il libro è accompagnato da delle splendide illustrazioni, realizzate da Paolo Massimiliano Paterna, che dipingono l’evoluzione negli anni della maglia della squadra. Da dove nasce questa collaborazione e perché non basarsi solo sulle immagini d’epoca?
“Sono un appassionato di disegni e fumetti. Paolo Massimiliano Paterna, pur essendo giovanissimo, è uno dei migliori artisti della piazza palermitana. Credo che il disegno abbia una forza evocativa particolare: c’è la suggestione di un gesto atletico, o il particolare di una divisa, interpretato dall’artista. In più c’era la voglia di fare qualcosa di diverso e nuovo”.

Da tifoso del Palermo, a quale maglia della squadra si sente particolarmente legato?
“Alla maglia della stagione 1991-92, sponsorizzata dalla Seleco: mi rimanda ai ricordi delle scuole elementari, agli anni delle figurine Panini, e di un calcio che non era ancora proprietà privata delle televisioni”.

Adesso pensa di proseguire e di dedicare la sua attenzione anche ad altre squadre? 
“Sì, diciamo che quella per le maglie è una passione trasversale, che non si concentra quindi soltanto su margini di ricerca legati alle squadre del territorio in cui vivo, la Sicilia. Mi sono occupato per il Guerin Sportivo di storia dei marchi di club internazionali e della storia degli sponsor delle squadre italiane. Ci sono tante curiosità e aneddoti che potrebbero essere raccontati in prossime pubblicazioni”.

 

IL LIBRO

Una_storia_in_rosa_e_nero.jpgUna storia in rosa e nero - la maglia del Palermo, i colori di una città
Giovanni Tarantino e Paolo Massimiliano Paterna, il Palindromo
pagg 97, €16


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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