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23 Settembre 2018

Hotel della notte

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Hotel della notte

In un metaforico albergo s’incontrano figure familiari e vicende umane passate o presenti, tra dialoghi e silenzi notturni: una dimensione immaginaria dove mantenere vive al ricordo tutte quelle persone che hanno lasciato un segno importante nella vita dell’autore Alessandro Moscè

E’ un luogo ideale senza tempo, o meglio un non-luogo, ‘l’Hotel della notte’ di Alessandro Moscè: una dimensione immaginaria dove poter far esistere e mantenere vive al ricordo tutte le persone che non ci sono più e che hanno lasciato un segno importante nell’esistenza dell’autore. La raccolta di poesie bilingue, italiano-spagnolo, pubblicata dalla casa editrice argentina ‘Buenos Aires Poetry’, ci offre una visione intima e autentica delle cose, in cui la memoria è essenziale per riportare nella realtà emozioni e momenti passati, indelebili al cuore. Grazie alla traduzione in spagnolo di Antonio Nazzaro, il lettore ha la possibilità di ascoltare un canto in due lingue, diverse ma affini, cogliendo la bellezza e la musicalità delle parole. Il poeta riesce a ricreare angoli domestici, in cui i vivi entrano in contatto con i morti. Figure familiari e care a Moscè: nonno Alvaro, nonno Ernesto, zia Mariella. Presenze dominanti in questo particolare hotel, dove si respirano malinconie e confidenze d’infanzia: “La felicità di una stanza/nella casa dei tuoi/ora che non abiti più/da queste parti/sale nel movimento delle dita/invase dall’amore”. Il poeta racconta le proprie esperienze, ci affida la città nella notte, ci parla della vigilia di Natale, del giorno di Santo Stefano, del 31 dicembre, della casa di riposo e di Pierino. Ed è come se ci volesse accompagnare nei luoghi a sentire silenzi, toccare cose, a rivivere quegli attimi. Il ‘mare piatto’ di Ancona, gli archi e gli alberi di Matelica e Senigallia a gennaio diventano gli scenari in cui si muovono senza sosta i ricordi. In un susseguirsi di immagini, la poesia si fa narrazione in versi, che è verità e riflesso di un’identità in cammino. Situazioni autobiografiche vengono affrontate con semplicità e accuratezza: ogni lirica è visione che sconfina e sorpassa la dimensione terrena per intrecciare l’ultraterreno. Gli oggetti si animano, assumono una corporalità. Così come i luoghi e il poeta entra ed esce dal tempo, come se tutto fosse una riscoperta: vita, morte e viceversa. Moscè invita il lettore a meravigliarsi, a tornare nel passato per vivere il presente e il futuro con la consapevolezza che l’uomo è di passaggio sulla Terra. La notte è luogo magico per l’autore, che la riconosce come realtà-simbolo di nascita e morte. L’ambivalenza del suo significato impone un’attenta decodificazione tra creazione e distruzione, gioia e dolore, luce ed ombra: la notte è un segno che rappresenta uno spazio di libertà. Chi non è più fisicamente accanto al poeta, continua ad assisterlo in un’altra dimensione e l’autore avverte e percepisce il contatto con l’altrove. Esiste una sorta di comunione tra le anime, dove i defunti non sono affatto assenza, ma stanno in mezzo a noi. Non è casuale la poesia ‘A Vittorio Sereni’, dove il verso a chiusura è tratto da ‘Le ceneri’: “Troppe ceneri sparge a sé la noia…”. La poesia di Sereni è intima e pragmatica, fondata su un linguaggio semplice: caratteristiche che appartengono anche a Moscè. L’autore di Ancona è molto vicino a Sereni, autore dell’io per eccellenza, in cui la parola è onesta e portatrice di valori universali.

Hotel della Notte
di Alessandro Moscè
Buenos Aires Poetry

Pagg. 80, luglio 2018

L’autore
Alessandro Moscè è nato ad Ancona nel 1969 e vive a Fabriano. Ha pubblicato l’antologia di poeti italiani contemporanei Lirici e visionari (Il lavoro editoriale 2003); i libri di saggi critici Luoghi del Novecento (Marsilio 2004), Tra due secoli (Neftasia 2007) e Galleria del millennio (Raffaelli 2016); l’antologia di poeti italiani del secondo Novecento, tradotta negli Stati Uniti, The new italian poetry (Gradiva 2006). Ha dato alle stampe le raccolte poetiche L’odore dei vicoli (I Quaderni del Battello Ebbro 2004), Stanze all’aperto (Moretti & Vitali 2008), Hotel della notte (Aragno 2013) e la plaquette in e-book Finché l’alba non rischiara le ringhiere (Laboratori Poesia 2017). E’ presente in varie antologie e riviste italiane e straniere. Le sue poesie sono tradotte in Romania, Spagna, Venezuela e Messico. Ha pubblicato il saggio narrato Il viaggiatore residente (Cattedrale 2009) e i romanzi Il talento della malattia (Avagliano 2012) e L’età bianca (Avagliano 2016). Si occupa di critica letteraria su vari giornali, tra cui ‘Il Foglio’. Ha ideato il periodico di arte e letteratura ‘Prospettiva’ e dirige il Premio Nazionale di Narrativa e Poesia ‘Città di Fabriano’. Il suo sito personale è www.alessandromosce.com

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NELLA FOTO: ALESSANDRO MOSCE'


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