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diretto da Vittorio Lussana
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28 Ottobre 2020

Il senno di noi

di Vittorio Lussana
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Un bel libro di Maria Castaldo e Michele Gardoni è diventato un ‘caso’ ancor prima di essere presentato al pubblico, provocando alcune riflessioni importanti negli ambienti della critica letteraria italiana


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E’ uscito in questi giorni, dopo una bella presentazione tenutasi presso la libreria Feltrinelli di Roma, il libro di Maria Castaldo e Michele Gardoni dal titolo ‘Il senno di noi’, edito da David and Matthaus. L’evento era atteso sin da quest’estate, per via del fatto che si tratta dell’ennesima testimonianza autentica di due ragazze, Silvietta e Linda, la cui esistenza viene stravolta da un atto di violenza sessuale che le trasforma in due ‘ragazze-madri’ e, in quanto tali, si ritrovano marginalizzate dalla società. Il vero contenuto di questo lavoro, che proviene da un precedente testo teatrale sempre a firma di questi due autori, è come la nostra società, ancora nel 2016, fatichi moltissimo a comprendere quanto sta emergendo dalla nostra cronaca quotidiana, poiché per troppo tempo la violenza sulle donne è rimasta occultata da una mentalità ipocrita e arretrata. L’opera, infatti, ha aperto un dibattito molto serio in alcuni ambienti della critica letteraria italiana: lo stupro è un reato indubbiamente grave, così come lo sono altri delitti quali l’omicidio, la rapina e la truffa. Perché, dunque, trattarlo specificamente? Siamo certi che parlarne o scriverne non stia diventando una sorta di pretesto per mettere tutto in ‘piazza’ e lanciare una tendenza indirettamente ‘morbosa’, finalizzata a vendere libri o riuscire a farsi notare? La questione in parte è fondata, poiché dati e statistiche ci dicono, per esempio, che l’indole più profonda di questo Paese non è rappresentata solamente dal sessismo maschilista, anche se esso permea la nostra società in quasi tutti i parametri d’imposizione culturale che dominano nel cinema, nella televisione e nella cultura di massa. In effetti, sono riscontrabili anche altre caratteristiche particolarmente odiose degli italiani. Come, per esempio, l’idea che per ottenere risultati concreti si debba ricorrere a furbizie e scorrettezze, ‘calpestando’ tutto e tutti. Il dato d’incremento delle truffe, segnalato di recente dall’Istat, rappresenta una nostra modalità ‘tipica’, che fornisce a questi due reati, il ‘femminicidio’ e la truffa stessa, il medesimo terreno di ‘coltura’ e di diffusione: la mancanza di un’educazione al rispetto, sia nei confronti delle donne, sia del prossimo in generale. Dunque, l’obiezione di alcuni colleghi diviene la seguente: se il ‘tessuto originario’ è identico e il vero problema è l’egoismo di fondo degli italiani, i quali si nascondono dietro il proprio individualismo pragmatico ‘spacciando’ per mentalità ‘elastica’ o ‘creativa’ ciò che, invece, è semplice utilitarismo personale, opportunismo e sopraffazione, perché pubblicare un ennesimo libro che tratta, nello specifico, di violenza sulle donne? Bene: innanzitutto, perché si tratta di un fenomeno in aumento rispetto agli omicidi, i quali sarebbero addirittura in diminuzione in quanto dato ‘non disaggregato’; in secondo luogo, perché la questione che viene sollevata è piuttosto antica e rappresenta un ‘riverbero’ dello scontro filosofico avvenuto tra Giovanni Gentile e Benedetto Croce nel 1925. Un confronto in cui, probabilmente, il primo possedeva alcune ragioni abbastanza consistenti, rispetto al secondo: se non vi è ‘inveramento culturale’ nel singolo individuo di tutto ciò che è Stato e di quello che è pubblico, non vi potrà mai essere, in Italia, alcuna rivoluzione culturale basata su una nuova mentalità di rispetto reciproco tra gli individui. Un ragionamento il quale, se trasferito tra le ‘convenzioni’ attuali significa che di stupri e ‘femminicidi’ se ne parla di più, ma che si tratta di una ‘risposta’ soprattutto quantitativa - e non ‘qualitativa’ - al problema. Insomma, la posizione è parzialmente fondata. Tuttavia, essa si basa su presupposti retorici e ‘moralistici’, come se noi dovessimo tutti quanti trasformarci in magistrati che dibattono perennemente ogni problematica dentro a un’aula di Tribunale. Non c’è comprensione, né amore, né capacità di dialogo o di ascolto nei confronti delle donne che subiscono o hanno subìto violenza: intorno a ciò, gli autori de ‘Il senno di noi’ hanno pienamente ragione a insistere nel ‘merito’ della questione. E’ facile sintetizzare ogni cosa nel giudizio: “Chi commette questi atti infami è una persona riprovevole, esattamente come chi uccide o perpetra altri delitti”. Ma si tratta di una presa di posizione ‘moralista’, poiché confondendo omicidi, rapine e truffe con il ‘femminicidio’ e gli stupri, sostanzialmente si teorizza una ‘risposta retorica’, da Stato di polizia. Cioé l’esatto contrario rispetto a quel che dovrebbe fare una società aperta, libertaria, inclusiva e moderna. Non possiamo mettere ogni cosa nel medesimo ‘calderone’: dobbiamo distinguere le diverse tipologie di abuso o di reato. E quelli contro le donne nascono non soltanto nella ‘serra’ della ‘dissimulazione italiana’, bensì risultano ‘innestati’ da retaggi atavici di inciviltà e di scarsa sensibilità nel considerare l’universo femminile. Noi ‘maschi latini’ non sappiamo dialogare con le donne, se non attraverso forme, spesso apparenti, di ‘paternalismo’. E non crediamo nella loro libertà, nella loro personalità individuale: non nutriamo alcuna fiducia in loro. Al massimo, ci limitiamo a ritenere che esse vedano il mondo da un’angolatura troppo sensibile e particolare per riuscire a incidere veramente nella realtà concreta di tutti i giorni. Ed è esattamente questa la vera questione di fondo: lo ‘schiacciamento’ intorno a un pragmatismo omologativo. Un materialismo ‘spicciolo’ e piccolo borghese divenuto sterile meccanismo di comportamento, incapace di osservare variabili, eccezionalità, anomalìe. E’ chiaro a tutti che col ‘semaforo rosso’ non si possa ingombrare un incrocio stradale, ma se dobbiamo agevolare il passaggio di un’ambulanza a ‘sirene spiegate’, con a bordo una persona in fin di vita, l’urgenza del caso specifico dev’essere calcolata. Dunque, la vera risposta ‘sociale’ da fornire a questo tipo di esperienze ed esistenze ‘laceranti’ diviene quella di una nuova ‘educazione sentimentale’, emotiva e, perché no, anche sessuale. Una questione ormai trasformatasi in un’urgenza pressante, per questo Paese e nelle culture sociali di tutto il pianeta. Ecco, dunque, il contenuto principale sollevato dagli autori de ‘Il senno di noi’: dobbiamo cominciare a pensare qualcosa di realmente diverso e innovativo, per riuscire a cambiare la mentalità collettiva degli italiani. Non basta punire i colpevoli di uno stupro: occorre fare qualcosa ‘a monte’ di tutto questo, al fine d’intervenire preventivamente all’origine del problema, che è poi quello di una donna ancora ‘in catene’, da rinchiudere tra i consueti ‘recinti’ della moglie e madre ‘angelo' del focolare domestico. Infine, una menzione speciale dobbiamo dedicarla all’esordiente Maria Castaldo: una giovane scrittrice che si è esposta con coraggio, linearità ed equilibrio, raccogliendo fatti e descrivendo solitudini in maniera sobria, senza alcun eccesso di ‘sentimentalismo all’italiana’. Il ‘senno di noi’ non è un libro che intende commuovere,scuotere in particolar modo il lettore, bensì una fotografia perfetta, dotata di un’ottima messa a ‘fuoco’ di due realtà che, evidentemente, facciamo fatica a voler vedere nella nostra vita di tutti i giorni. In questa nuova autrice abbiamo notato autenticità e coraggio, maturità e riflessione antropologica, anche rispetto ai limiti culturali della sua stessa terra d’origine: l’orrenda provincia di Napoli, produttrice di delinquenza e di eccessi capaci solamente di far degenerare ogni cosa nel degrado, abituando le sue stesse popolazioni a convivere con esso. La giovane autrice ha saputo distaccarsi da tutto questo, riuscendo a dimostrare come la nostra cultura di ‘contesto’ tenda a ‘deformare’ l'immagine di due ragazze, tutto sommato piuttosto normali, in ‘povere sfigate’ che hanno cominciato malissimo la loro esistenza la quale, in seguito, addirittura peggiora. Ma le cose non stanno affatto così: certe ragazze in difficoltà noi le abbiamo intorno, ma voltiamo quasi sempre il nostro sguardo da un’altra parte per paura e aridità, “per ‘indifferentismo’ cattolico-borghese” avrebbe ‘chiosato’ Alberto Moravia. La giovane Castaldo è una ragazza intelligente, un interessante ‘virgulto’ della nostra letteratura, che ha saputo liberarsi della ‘prolissità verbosa’ della propria regione d’origine, per descrivere fatti gravissimi senza alcuna retorica, senza mettersi in ‘mostra’, senza proporre alcun 'selfie stilistico' funzionale a trasformarla in una ‘paladina’ delle donne. Siamo di fronte a un’autrice di cui sentiremo ancora parlare.

Il senno di noi
Autori: Maria Castaldo e Michele Gardoni
David and Matthaus Edizioni
Pagg. 275
Prezzo di copertina: Euro 16,90


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Nella foto: Maria Castaldo


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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