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28 Ottobre 2020

Lacrime di Apache

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Lacrime di Apache

Un omaggio in poesia agli Indiani d’America, per celebrare la grandezza di un popolo che la Storia ha tentato di cancellare

Parlare oggi di ‘Nativi’ appare come un qualcosa di insolito e lontano. Ma i fatti accaduti a Leap Mountain nel 1870 sono una ferita che va oltre il tempo e non si può dimenticare: alcuni guerrieri Apache si lanciarono con i loro cavalli giù dalla montagna contro la cavalleria americana e andarono incontro alla morte. La leggenda narra che, quando le donne vennero a conoscenza del massacro dei loro uomini, si recarono sul posto e le loro lacrime, una volta cadute a terra, divennero pietre nere. E’ proprio da questo fatto tragico che Domenico Garaffa prende ispirazione per dare il titolo alla raccolta: ‘Lacrime di Apache’, edita da Mohicani Edizioni. L’autore nutre un profondo interesse per il popolo delle Grandi Pianure. E non a caso ha scelto di raccontare in versi la vita delle tribù, nelle loro usanze e consuetudini. Affidandosi agli elementi della natura, il poeta ci proietta in un mondo dove l’uomo della medicina, Alce Nero o Cavallo Pazzo, diventano i protagonisti di un viaggio tra spirito, corpo ed emozioni: un mondo che, purtroppo, non esiste più. II libro raccoglie poesie d’amore, ma anche liriche sulla natura, sul dolore, sulla musica. Se è forte e intensa la parte dedicata agli Indios e agli Inca, non bisogna perdere di vista i testi che affrontano le altre tematiche: alla fine, Garaffa si dimostra un attento esploratore del cosmo, dei sentimenti, di se stesso. Si inizia con un “acero rosso selvatico”, che rappresenta le varie stagioni cosmiche, il collegamento tra cielo e Terra. Ed è così che il concetto stesso di poesia prende forma nell’immagine scelta. Una lirica molto visiva è “allora sì”, in cui vino rosso, jazz alla radio e un mezzo toscano tra le dita fanno intuire al lettore l’atmosfera che l’autore vuole creare attraverso una scrittura fluida e semplice. La musica è una costante e da un’epoca lontana ci riporta nella contemporaneità: si passa dai Doors a Vivaldi, ma ogni parola ha la sua sonorità. “Vivo di flashback/mi nutro di necessarie dimostrazioni/bevo appunti di viaggi”, scrive il poeta. Ed è come se si stabilisse un contatto con altre dimensioni, realtà magiche e avvolgenti. E’ la natura a farsi sentire: le onde ruggiscono, le conchiglie sanguinano. L’autore riesce a descrivere efficacemente ciò che vede intorno a sé. E il lettore si trova al suo fianco come se fosse lì, in quei luoghi. Nel complesso, la raccolta mantiene un buon ritmo: alcune poesie esaltano la sensualità e l’erotismo, ma ciò che colpisce maggiormente è la filosofia dei ‘Nativi’, che nella spiritualità e da tutto ciò che offre la natura manifesta un sacro rispetto per le cose, per gli elementi, che diventano doni messi a disposizione dell’intera umanità: le pietre, per esempio, pulsano di vita e hanno un grande potere. La poesia di Garaffa si nutre dei cicli della Terra e della proprietà delle erbe, in simbiosi con l’universo.

Lacrime di Apache
di Domenico Garaffa
Mohicani Edizioni

Pagg. 68, 10 euro

L’autore
Domenico Garaffa è nato a Palermo l’8 novembre 1960. Ha vissuto gli anni della formazione tra Caltanissetta e Palermo, dove ha frequentato il corso di laurea in Scienze geologiche. Trasferitosi nel 1984 a Roma, dove tuttora risiede, svolge la sua attività lavorativa come ufficiale di Fanteria. Appassionato dei Nativi d’America, ha dedicato parte delle sue opere letterarie alla loro cultura, offrendo una prospettiva poetica su questo grande popolo, nel modesto tentativo di far risaltare la dimensione storica che tale genocidio ha avuto.


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NELLA FOTO: DOMENICO GARAFFA

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