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29 Settembre 2020

Matteo Trevisani: "Roma è una città ancora viva"

di Pietro Pisano
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Matteo Trevisani: "Roma è una città ancora viva"

Intervista all’autore del ‘Libro del Sole’: un romanzo diverso dal solito, tra alchimia, miti, astronomia, culti solari e iniziazione interiore

Matteo Trevisani, con il suo ‘Libro del Sole’ (Atlantide Edizioni), dona al lettore un romanzo diverso, fuori dal coro, simbolico e colto, a partire da una storia d’amore che si rivelerà essere qualcosa di molto più grande. Tra alchimia, miti, astronomia e culti solari, in una Roma teatro di iniziazione interiore, si dipana il mistero di una improvvisa sparizione: quella di Andrea, in seguito a una tempesta solare. A Eva, fidanzata di Andrea, spetterà il compito di ricostruire per i lettori il mosaico di una vicenda che si riverbera fino alle più remote profondità del cosmo, in un romanzo dallo stile saggistico e ricercato: una delle uscite migliori di questo 2019 ormai alla fine. L’autore, nato nel 1986 a San Benedetto del Tronto (Ap), redattore di ‘Nuovi Argomenti’ ed editor di Tlon Edizioni, aveva già dato prova del suo talento con l’ottimo ‘Libro dei Fulmini’ (Atlantide Edizioni), anch’esso ambientato a Roma. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per i lettori di Periodico italiano magazine.

Matteo Trevisani, com’è nato il suo interesse per l’alchimia e in che modo ha influito sulla creazione del suo ultimo romanzo?
“Studio la storia della magia da molti anni, da un punto di vista essenzialmente storico-filosofico. Il mio interesse ha avuto una sistematizzazione durante l’Università, quando cominciai a studiare le fonti ermetiche rinascimentali. Da lì, i miei interessi si allargarono molto e, contemporaneamente, l’ambito si restrinse. L’alchimia era rimasta un po’ da parte, sia perché la complessità delle sue fonti mi spaventava, sia perché sapevo che lo studio della materia sarebbe stato alquanto lungo. Tuttavia, il ‘Libro del Sole’ poteva essere scritto solo studiando. Pertanto, ho letto moltissimi testi, parlato con esperti di esoterismo, visitato posti incredibili. La ‘pietra del sole’ divenne davvero, per me, quella che cresce nell’athanor alchemico: il forno interiore dove brucia il materiale psichico. Scrivere il libro ovviamente non ha significato smettere di studiare: come per tutto il resto, non basterebbe una vita a dominarne tutti gli aspetti. Un po’ come conoscere davvero Roma. Nella storia di Eva c’è anche una trasformazione, perché è di quello che parla l’alchimia, alla fine: come diventare davvero noi stessi, come sacrificare tutto, lasciando però che qualcosa, una traccia sottile ma purissima, rimanga”.  

Nel ‘Libro del Sole’ c’è uRoma_antica.jpgna frase che ci ha colpito: quella in cui lei afferma che “Roma è la città del ‘sole che muore’, per questo è piena di fantasmi”: come definirebbe, oggi, la ‘città eterna’? E quale ruolo ha avuto nelle sue pubblicazioni?
“Roma è un grande amore nato in un momento preciso: una sera ai Musei capitolini. Nel ‘Libro dei fulmini’, la città era l’Urbe sotterranea e archeologica, quella dei mitrei e delle cripte, delle chiese e dei fondaci dei palazzi e delle rovine. Insomma, di tutto quello che si sottraeva alla vista. Roma è un personaggio che ha dei desideri, un’attitudine, che prova delle emozioni e prende delle decisioni. In una parola, anche se è la ‘città del sole che muore’, Roma è una città viva. Morente, forse, ma ancora viva. Nel ‘Libro del Sole’, la tratto come una mappa stellare: i suoi obelischi, le punte delle sue torri e dei suoi campanili diventano puntatori che indicano il cielo, dove accadono davvero le cose. L’incontro con Roma mi ha cambiato davvero la vita: oggi, è qui che vivo. Ed è qui che ho deciso di creare la mia famiglia. Penso che, più di tutto, essa meriti una cosa sola: l’attenzione. Solo facendo attenzione, solo accorgendoci di quello che le succede ‘dentro’, possiamo vederla davvero e salvarla”.

A chi o cosa si è ispirato per la creazione di Eva? Come è nato questo personaggio?
“Eva è un personaggio che mi girava in testa da anni. Forse, più che lei, il suo nome, che come spiego nel libro è un acronimo: vuol dire ‘Extra Vehicular Activity’. Il nome sta a significare le passeggiate spaziali degli astronauti al di fuori delle astronavi o delle stazioni spaziali. Eva è stata, prima di tutto, una voce che ho cercato a lungo e che, alla fine, è esplosa, rivelandomi tutto quello che aveva da dirmi. Eva è un personaggio in bilico, sempre indecisa tra la via dell’amore e quella della conoscenza, ma che alla fine dovrà sacrificare tutta se stessa”.

Mentre scriveva il romanzo, ha avuto l’impressione di vivere e di attraversare anche lei, come Eva, una trasmutazione alchemica?
“Come per il Matteo dei ‘Fulmini’, anche per Eva si apre una stagione iniziatica: alla fine del libro, lei non sarà più quella dell’inizio. E così è stato per me: la scrittura di questo libro ha aperto ferite incredibili e preziose, che hanno mostrato i miei limiti e fatto ragionare sul tipo di uomo che voglio essere nella vita. La trasformazione è sempre spaventosa, perché non sai mai cosa ne sarà di te. Ma, alla fine, è l’unica cosa che ha davvero valore. Quindi, sì: ogni libro è una trasmutazione alchemica. In particolar modo questo, perché è stato lungo e doloroso, ma alla fine mi ha ripagato di tutto”.

Quali sono, in letteratura, i suoi autori prediletti?
“Come ogni scrittore, sono un lettore accanito: durante la mia educazione – che ovviamente continua tutt’ora – ho divorato gli americani, sia del Nord, sia del Sud. E molta, molta poesia. Ho amato Borges, ovviamente, e Juan Rulfo. Ma da qualche tempo, nutro un certo interesse per la narrativa, anche se da qualche anno leggo più saggi che romanzi. Leggo parecchi italiani. Ne dico qualcuno: Landolfi, Campana, Vigolo, Cancogni, Patti”.

Ha in cantiere nuovi progetti di cui si sta già occupando?
“Diciamo solo che mi occuperò del sangue, ma ho promesso di non rivelare di più. Ho appena cominciato a studiare di nuovo, cosa che, per me, è la parte più divertente della scrittura”.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: MATTEO TREVISANI


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