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27 Maggio 2020

Nella 'sub noctem' della coscienza

di Giuseppe Lorin
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Nella 'sub noctem' della coscienza

Il libro proposto da Bartolomeo Smaldone è un vero e proprio ‘saggio apocrifo’ e filosofico sull’esistenza, in cui la riflessione predomina

È attraverso il sogno che, dal profondo dell’inconscio, affiora ciò che pensavamo di aver rimosso per sempre. Tutto resta in agguato, come una ‘pantera dagli occhi fulgidi', protetta dalla notte più nera. È sul fare della notte, preceduta dal vespro, che i sogni ‘veri’ assalgono il protagonista del libro ‘Sub Noctem’ di Bartolomeo Smaldone, edito da il Ciliegio. È un andare a ritroso nel tempo, alla ricerca di sensazioni provate e vissute sulla propria pelle, almeno quelle della fantasia più oscura, dove la fine domina sull’esistenza effimera. Il presente e il futuro appaiono come messaggi, simboli, segni che provengono da una realtà a noi ancora ignota, poiché siamo fatti di materia. Morte come vita, che è morte e poi ancora vita. È l’eterna ruota dell’esistenza o, meglio, della catena di esistenze in cui lo spirito del tempo aleggia e si fa sentire. È l’uomo convinto d’essere morto in un mondo di vivi, i quali si nascondono dietro una presunta vita di gruppo. La religione non è altro che la rappresentazione della ‘triade divina’, incarnata dall’esigenza economica quotidiana. Ci si affanna per raggiungere località assurde, uniche detentrici di un lavoro agognato, ma che si raggiungono rivestendo il ruolo di ‘pendolare’, in cui il treno rappresenta la prima divinità che elargisce ‘coincidenze’, rarefatte, ma utili e salvifiche. Nella casa, nido e rifugio, il primo oggetto che nel suo interno ha di che nutrirci non è altro che una scatola chiamata frigorifero, preservatrice di linfa vitale al pari della ‘dea Madre’ del neolitico. A conclusione della triade divina abbiamo il ‘Teo dei ponti’ - da pontifex maximus - che unisce le volontà, le conoscenze e gli individui. ‘Sub Noctem’ non è un semplice romanzo: il libro proposto da Bartolomeo Smaldone è un vero e proprio ‘saggio apocrifo’ e filosofico sull’esistenza, dove l’abbandono è un’esperienza che fortifica e alla quale, in età adulta, si fa riferimento per comparare le due situazioni, quella attuale e quella d’un tempo, in cui la riflessione predomina. Con un termine 'filmico' potremmo dire che le ‘dissolvenze incrociate’ sdoppiano il protagonista, per poi congiungersi di nuovo in un’unica e comune esperienza. Le citazioni delle sacre scritture segnano, come i rintocchi di un orologio a ‘pendolo’, gli svelamenti dell’essere: “Felice l’uomo che ha messo alla prova se stesso, perché ha trovato la vita” (Vangelo di Tommaso, ndr). La concezione del libro ricorda il Pentateuco, dove l’estratto è la Genesi dei sette giorni, mentre questo è il tempo scandito dal ‘pendolo’ della vita. Un tempo scelto dall’autore per narrare la sua storia, fantastica e vera al contempo. Il simbolo e la sua comprensione si manifesta fin dal prologo, ma è la visione e l’esperienza culturale di ogni singolo lettore, che determina il significato e il ‘significante’ di ogni sfumatura offerta dall’autore, ideatore di passaggi improvvisi dal ‘nero’ alla ‘luce’, rispecchianti in pieno lo spirito del Caravaggio. L’approccio alla lettura avviene un po’ in ‘sordina’, ma ben presto ci si trova immersi in una vicenda multiforme. E, come in un sogno, prendiamo coscienza del commiato finale: “Ora vado, signor Mattìa. Spero che la cena sia di suo gradimento. E mi perdoni se un po’ si sarà raffreddata. Io e questo mio maledetto vizio di cianciare”. 24 aprile ‘14.

’Sub Noctem’
di Bartolomeo Smaldone
il Ciliegio edizioni
pagg. 164 - € 14,00

‘Sub Noctem’, di Bartolomeo Smaldone, ha la dedica: “A mio padre”. L’autore è di Altamura, in Puglia. Poeta, scrittore, autore, organizzatore e performer, Smaldone è il fondatore del movimento culturale ‘Spiragli’, che ha restituito all’umanità come bene storico comune, la più importante zona paleontologica d’Europa, Cava Pontrelli, luogo della concentrazione massima di impronte di dinosauri rinvenute.

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