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28 Ottobre 2020

Nunzia Gionfriddo: "La Storia è la coprotagonista dei miei romanzi"

di Michela Diamanti
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Nunzia Gionfriddo: "La Storia è la coprotagonista dei miei romanzi"

Nelle giornate dedicate alla memoria dell'Olocausto, una grande autrice ci suggerisce, attraverso i suoi libri, alcuni spunti di riflessione contro ogni forma di discriminazione razziale

Il 27 gennaio 1945, le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento nazista di Auschwitz. Nei giorni dedicati alla celebrazione del ‘Giorno della Memoria’ e a seguito degli ultimi indicibili episodi antisemiti di Mondovì e di Torino, riteniamo nostro dovere mantenere alta la 'guardia' contro tutte le forme di discriminazione razziale, al fine di interpretare ogni episodio di intolleranza e contrastarlo con ogni mezzo, per difenderci dalle minacce, troppo spesso sottovalutate. Nel corso della Storia, quasi tutti i conflitti sono degenerati in tragedie, crudeltà e odio incontrollato ai danni delle popolazioni civili, lasciando cicatrici indelebili nella memoria delle vittime. Attraverso la Storia è possibile sensibilizzare, informare, riportare alla memoria e far riflettere sulle vicende del passato. Ed è proprio la Storia, infatti, la coprotagonista dei romanzi di Nunzia Gionfriddo, insegnante di Lettere, saggista e autrice di valore, che attraverso i suoi racconti fornisce un valido  contributo e numerosi spunti di rifessione sulle vicende del passato, in particolare quelle 'dimenticate'. Una donna forte, energica e determinata, che è riuscita egregiamente a coniugare le sue due passioni - la Storia e la scrittura - regalandoci delle opere meritevoli, sia da un punto di vista storiografico, sia letterario, tra le quali cui citiamo: 'Gli angeli del rione Sanità' (Ed. Kairòs) e questo suo ultimo romanzo storico: 'Cioccolata calda per due’ (Pegasus Edition). Da “buona napoletana”, come lei ama sottolineare, ha gentilmente risposto alle nostre domande con schiettezza e un velo di ironia, conquistando la nostra simpatia.

Nunzia Gionfriddo, da insegnante ad autrice affermata: un sogno che si è realizzato?
“Non ho mai smesso di essere un’insegnante, convinta di aver scelto il lavoro più interessante e importante del mondo. Così come sono stata da sempre una scrittrice, anche se ho deciso di cominciare a pubblicare in questi ultimi dieci anni. Le due attività non sono in contrasto, né disgiunte tra loro. E, secondo me, hanno un solo fine: divertire per insegnare, o insegnare per divertire. Questo è il motivo per cui scelgo la Storia come coprotagonista dei miei romanzi. Non tanto la Storia dei manuali, ma quella degli eroi sconosciuti o quella volutamente dimenticata. Ecco come sono arrivata alle foibe, ai civili fatti a pezzi e annientati, ai profughi costretti a lasciare le loro terre per la prepotenza dei vincitori. E questo vale per ieri e per oggi. Sul successo, stendiamo un velo pietoso: per essere conosciuti, oggi, ci vuole fortuna (ho usato un termine corretto, ma avrei detto qualcosa di diverso...), bravura, cultura e, soprattutto, sogni e ideali da comunicare. Non sempre è così, ma io scrivo proprio per questo. Se essere un’autrice ‘di successo’ significa anche guadagnare, non sono di successo, ma sono felice”.

Come è nata l'idea o qual è stato l'episodio che le ha dato l'impulso per scrivere 'Cioccolata calda per due'?
“Nel 2017, quando presentai ‘Gli angeli del rione Sanità’ al ‘Premio Napoli’, dal dibattito che seguì la presentazione, parlando dell’importanza del romanzo storico (non quello ‘manzoniano’, ovviamente...), una persona coinvolta nella discussione accusò gli storici di aver omesso di parlare, nei manuali e non solo, di argomenti come quello delle foibe e dell’esodo degli  istriani, dalmati e fiumani alla fine della seconda guerra mondiale. Un esodo che ha coinvolto un enorme numero di persone, anche se sui numeri non tutti gli studiosi sono d’accordo. Precedentemente, durante una trasmissione su Radio Rai 3, nel corso della rubrica ‘Terza pagina’, Edoardo Camurri riportò un appello fatto dal noto scrittore e regista Alessandro Baricco, che invitava, chi volesse, a scrivere un racconto che girasse intorno alla frase: “Pronto … amore”! Due spunti troppo seducenti per uno scrittore, non vi pare?”

Nel romanzo, i due protagonisti, Giovanni e Florinda, vivono un 'amore' maturo, caratterizzato da sentimenti che vengono 'cumulati' nel tempo, senza la solita fretta tipica dei tempi odierni: un invito alla riflessione?
“Forse. I miei personaggi sono grandi di età, con tanta esperienza alle spalle, quindi capaci di assaporare l’amore con calma e tenerezza. Ma nascosto tra le righe c’è un invito a godere senza fretta degli istanti intensi che la vita ci regala. Assaporare un gelato ‘pian pianino’, direbbe Giovanni, è molto meglio che mangiarlo velocemente, perché il  sapore del buono, del bello o dell’amore deve rimaCopertina_Cioccolata_calda_per_due.jpgnere nel nostro cuore per molto tempo. Ma credo sia difficile capirlo da giovani. Oggi, poi, è ancora più difficile che lo comprendano. Non è, però, del tutto colpa loro...”.

In questo suo ultimo romanzo, tra i luoghi di incontro dei protagonisti, il castello di Santa Severa viene da lei descritto 'magicamente' e  affascina: ha avuto un ruolo particolarmente significativo questo luogo nella sua vita? Ci sono degli spunti ispirati da vicende personali?
“In tutti i libri, un autore, coscientemente o incoscientemente, inocula fatti e sentimenti propri. E ciò vale vale anche per romanzi come quelli di fantascienza o ‘gialli’. Anche in 'Cioccolata calda per due' c’è un po’ di me (come negli altri romanzi, del resto), della mia storia personale celata a tutti e persino a me stessa. Il castello di Santa Severa è magico, perché in quel luogo la mia esistenza è stata, per un attimo, meravigliosa”.

Cosa pensa degli amori 'sbocciati' sui social network?
“Tutto il male possibile”.

Sappiamo che è impegnata nella stesura della seconda parte del romanzo storico 'Gli angeli del rione Sanità': può darci qualche anticipazione in merito?
“Con piacere. Sono molto legata ai miei personaggi del rione Sanità e non riesco a separarmi da loro. Penso che parlare di Napoli negli anni del dopoguerra e della cosiddetta rinascita sia importante.Così come lo è ricordare le migrazioni verso le Americhe, con le stesse sofferenze e umiliazioni degli emigranti di oggi. Lo so, sono dominata sempre dallo stesso ‘tarlo’: quello di fare la professoressa in ogni modo. Ma se riesco a far riflettere una sola persona sulle questioni odierne ho già vinto la mia battaglia”.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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