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22 Agosto 2017

Pietro Ratto: "Il disinteresse dei nostri giovani nei confronti della Storia è appositamente voluto"

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Pietro Ratto: "Il disinteresse dei nostri giovani nei confronti della Storia è appositamente voluto"

In un saggio edito da Bibliotheka Edizioni, una profonda analisi in merito ai tanti punti oscuri della strage di via Mario Fani: una delle ferite ancora aperte dell’Italia repubblicana che stimola riflessioni amare, anche intorno ai metodi didattici per l’apprendimento storico utilizzati nelle nostre scuole, funzionali a creare una memoria lacunosa, superficiale, scarsamente condivisa

Sono passati trentanove anni dalla tragica morte del presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. E sono ancora molteplici le ombre su questa drammatica vicenda, che ha segnato profondamente il nostro Paese. Pietro Ratto, scrittore e giornalista genovese, da anni impegnato in inchieste approfondite e particolari, ha scelto di entrare con competenza nel caso, affrontandolo con uno stile di scrittura semplice, adatto a un’ampia cerchia di lettori. Attraverso la figura dell’ispettore Rossi, l’autore smuove scenari inquietanti, che rivelano il coinvolgimento di servizi segreti deviati, della Cia e della politica americana: insomma, un vero e proprio complotto internazionale. In meno di cento pagine, Ratto ripercorre l’intreccio di uno dei delitti più complessi del nostro tempo. Una lettera anonima, mai protocollata, è la base di partenza per accedere a una fitta trama. L’Honda ‘anomala’ è un ulteriore indizio da non sottovalutare: risulta ancora oggi un mistero la presenza di una motocicletta blu, di grossa cilindrata, in via Mario Fani la mattina dell’agguato del 16 marzo 1978. Ogni capitolo si apre con alcune riflessioni di Aldo Moro. E le sue parole si fanno indelebile ‘traccia’ di una memoria che non può essere dimenticata o ignorata, soprattutto dalle nuove generazioni. Ecco allora un’operazione curiosa di Ratto: inserise nella parte romanzata del libro uno studente alle prese con l’esame di maturità. Porterà, come argomento, proprio il ‘caso Moro’, rispondendo alle domande di un professore molto ferrato sull’intera vicenda. In questo dialogo è possibile farsi un’idea molto chiara dell’agguato, del rapimento, dei cinquantacinque giorni di prigionia, fino all’epilogo drammatico. Ratto compie una ricostruzione notevole, uscendo dai soliti schemi tradizionali, scomponendo un mosaico di segreti e inconfessabili realtà. Restano i dubbi e i tanti interrogativi, nell’attesa di una verità che, forse, non verrà mai alla luce, perché scomoda a molti.

Pietro Ratto, perché ha scelto di occuparsi del rapimento di Aldo Moro in un libro, a quasi quarant’anni dal tragico fatto?
“È stato un caso: un collega aveva conosciuto persone vicine all’ispettore della Digos che ha condotto le indagini su una lettera anonima, giunta a fine 2010 alla redazione de ‘La stampa’ di Torino. Una lettera che rivelava particolari inquietanti sulla strage di via Fani, a Roma. Sapendo che sono uno che le ‘grane’ se le va a cercare - mi riferisco ad una serie di mie inchieste piuttosto ‘urticanti’ come quella sull’organizzazione internazionale che gestisce anche l’Invalsi, il sistema di valutazione degli insegnanti statali italiani, o come quella sull’associazione ‘Treellle’ e i suoi ‘diktat’, scrupolosamente seguiti dalla riforma scolastica in vigore chiamata ‘Buona scuola’, fino ad altri miei libri piuttosto ‘scomodi’ come quello sulla Papessa Giovanna e, soprattutto, sulla famiglia Rothschild – questo amico mi ha girato il contatto. Da lì è nata una serie di incontri e di ricerche sul caso, culminata con la stesura del libro”.

Quali sono gli elementi che fanno pensare che dietro alla strage di via Fani vi fosse un complotto internazionale?
“Molti elementi sono rintracciabili già dalle parole stesse di Aldo Moro, dalle considerazioni contenute nelle sue lettere, nel suo ‘memoriale’. Poi ci sono le circostanze emerse nel corso dei tanti processi, allestiti in questi trentanove anni e le testimonianze, i documenti, gli stessi risultati a cui è pervenuta l’ultima commissione parlamentare di inchiesta, presieduta da Fioroni. In generale, si trattò di una comunione d’intenti tesa a fronteggiare l’avanzata delle sinistre e del Pci, soprattutto, in Italia. Un obiettivo condiviso dagli Usa, in particolare da certe associazioni ‘private’, come le definì Moro, che gestivano - e gestiscono ancora oggi - la politica americana, dall’ala destra della Dc e, più in generale, da quasi tutti i Partiti politici italiani dell’epoca, dalla Chiesa cattolica e dalle stesse Brigate Rosse, che in linea col pensiero marxista rifiutavano l’idea di un Governo di sinistra, tanto più come forma di compromesso  (il noto ‘compromesso storico’, ideato proprio dall’incontro tra Aldo Moro ed Enrico Berlinguer) con l’odiata classe politica borghese e democristiana. Anche se, indubbiamente, contarono moltissimo anche gli ‘appoggi’ assicurati ai brigatisti dal terrorismo di sinistra internazionale, a cominciare da quello tedesco. Senza contare - e questo ci riporta al tema centrale del libro - che la ‘strategia della tensione’, di cui fece le spese anche Aldo Moro, venne attuata tramite l’impiego di servizi segreti deviati e di organismi a essi collegati. Come ‘Gladio’, per esempio, la cui attività di contenimento del comunismo, finanziata dagli Stati Uniti, non è più un segreto per nessuno. Un’organizzazione, quest’ultima, che uomini politici che esercitarono un peso enorme sulla Storia del nostro Paese, come Giulio Andreotti o il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, considerarono sempre in modo riduttivo e superficiale”.

Aldo_Moro.jpgAttraverso l’ispettore Rossi, lei riesce a ripercorrere una delle vicende più complesse e misteriose del nostro Paese negli anni di piombo: com’è riuscito a sviluppare il saggio con una terminologia così chiara e comprensibile a tutti?
“Vi ringrazio: è un po’ il mio lavoro. Sono un insegnante. Dunque, sono abituato a spiegare le cose ponendomi dal punto di vista di chi deve capirle. Il rischio di chi cerca di rendere sempre tutto chiaro, semmai, è quello opposto: semplificare eccessivamente. Ma in questo caso, tutto è davvero molto complicato, estremamente intricato. Inoltre, vi confesso: c’è un problema di fondo, un dilemma in cui, a un certo punto, mi sono imbattuto e che non sono riuscito a risolvere, benché mi abbia aiutato a cogliere ancor più l’enorme e incommensurabile portata di vicende come questa. E cioè: si può davvero capire una cosa del genere? Al di là dei complotti, delle macchinazioni, delle finalità razionali, degli agguati e dei ricatti, qui parliamo di un uomo anziano e indifeso, rapito e tenuto prigioniero per quasi due mesi e, infine, ucciso a sangue freddo. Ecco: da quando mi sono occupato di questa storia, ogni volta che mi capita di ascoltare le lucide e impeccabili analisi dei vari ‘esperti’, di quelli che credono di aver capito tutto sul ‘caso Moro’, mi viene da chiedermi: ma come si può davvero capire? Com’è possibile comprendere realmente un orrore senza fine come questo”?

Nell’ultimo discorso pubblico ai parlamentari democristiani, Aldo Moro dichiarò: “La verità è sempre illuminante: ci aiuta ad essere coraggiosi”. Cosa rappresenta, secondo lei, questa riflessione?
“Tutto: rappresenta tutto. Recentemente, mi ha scritto la figlia di Moro, Maria Fida, confidandomi che fa sempre più fatica ad affrontare il tema della morte di suo padre a causa del terribile dolore che le produce. Ecco, io non ho potuto far altro che risponderle che suo padre, con il suo sacrificio e la sua coerenza, rappresenta un punto fermo, una base stabile su cui ricostruire coraggiosamente una ricerca della verità all’interno della nostra società. Sembra paradossale, ma un uomo che muore in nome della giustizia e della verità, al di là dell’immenso dolore che lascia, semina voglia di lottare, di cambiare le cose, di combattere contro un sistema che, quotidianamente, si rafforza diffondendo dissimulazioni, opportunismi e viltà”.

L’Honda ‘anomala’ e i due agenti segreti, presunti fiancheggiatori delle Br: perché ancora oggi non si riesce ad arrivare a una verità certa?
“Perché ammettere la presenza di apparati dello Stato, che a mio modesto parere potrebbero esser stati molto più che dei semplici fiancheggiatori bensì i veri e propri burattinai dell’intera azione, ben al di sopra degli stessi inconsapevoli terroristi, non fa piacere né a questi ultimi, che non vorrebbero mai ammettere di esser stati utilizzati dai ‘cani da guardia’ del sistema contro cui lottavano, né a chi ha ancora tutto l’interesse a mantenere celato il coinvolgimento dello Stato e della classe dirigente italiana in questa bruttissima vicenda”.

Tra i personaggi, lei utilizza, romanzando la trama, anche un diciannovenne impegnato nella prova orale dell’esame di maturità proprio sul delitto: perché?
“Perché è a loro, agli studenti e ai giovani, che bisogna raccontare queste cose; perché i programmi scolastici di Storia sono fatti apposta per ‘saltare’, per non approfondire vicende come quella del rapimento e della morte di Aldo Moro; perché alla stragrande maggioranza dei nostri giovani, il nome Aldo Moro oggi non dice nulla; perché vanno svegliati, anche con libri ‘incazzati’ come questo”.

Secondo lei, questo ‘saggio-inchiesta’ cosa offre ai lettori di diverso rispetto a ciò che è già stato pubblicato sull’argomento?
“Quello che ho appena detto: questo è un libro arrabbiato. Partendo dalla considerazione che stiamo parlando di una faccenda schifosa, che per giunta ha esercitato un’influenza enorme sui fatti a venire, condizionando massicciamente la situazione in cui viviamo oggi - una situazione che Moro aveva previsto e che, a mio parere, ha fatto di tutto per evitare - l’unica reazione possibile che si può e si deve coltivare, in noi e negli altri, è la rabbia. Noi, oggi, non abbiamo più bisogno di paura, di prudenza, persino di indignazione: noi, oggi, abbiamo bisogno di 'incazzarci'. Di informarci e adirarci”.

L’Honda anomala
di Pietro Ratto
Bibliotheka Edizioni
Pagg. 96, 11 euro

L’autore
Pietro Ratto è saggista, giornalista e scrittore. Laureato in filosofia e informatica, è professore di filosofia, storia e psicologia. Ha vinto diversi premi letterari di narrativa e giornalismo. Oltre a questo libro, ha pubblicato: ‘La passeggiata al tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant’ (2014); ‘Le pagine strappate’ (2014); ‘I Rothschild e gli Altri’ (2015); ‘Il Gioco dell’oca’ (2015) e ‘BoscoCeduo’ (2017).  Da parecchi anni amministra il sito BoscoCeduo.it (www.boscoceduo.it), che raccoglie molte delle sue riflessioni filosofiche, nonché l’archivio di ricerca controstorica: ‘IN-CONTRO/STORIA’.

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NELLA FOTO: PIETRO RATTO

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