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26 Settembre 2020

Tortura: una parola che inficia la libertà

di Giuseppe Lorin
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Tortura: una parola che inficia la libertà

Trent’anni di battaglie politiche e giudiziarie intorno a una questione che ci riguarda assai da vicino, molto più di quanto crediamo

Antonio Marchesi, autore del dossier ‘Contro la Tortura’ (Infinito edizioni), ci presenta un resoconto di trent’anni di battaglie politiche e giudiziarie che affondano le proprie radici in metodi di lotta più che discutibili. Ci riferiamo alla nascita del terrorismo internazionale moderno, che prese il via nel 1968 con l’attacco, nell’aeroporto di Atene, di un aereo della compagnia israeliana ‘El Al’, messo in atto da un commando di Feddayn. L’evento fu clamoroso ed ebbe un'ampia diffusione da parte dell'informazione giornalistica e dagli altri media. Seguirono ulteriori attentati: nel 1970, l’esplosione di un aereo della Swiss air; in seguito, vi fu un massacro di passeggeri durante un volo dell’Air France, nella primavera 1972, da parte di un commando terroristico dell’Armata rossa giapponese; poi, il terrore per l’assassinio degli atleti alle Olimpiadi di Monaco, sempre nel 1972; il bombardamento dei campi profughi in Libano e in Siria da parte di Israele; e ancora: l’Egitto, l’Iraq, l’Algeria, l’Iran, la Libia e di nuovo la Siria. Un cocktail mortale di ambizioni e di potere, di economie e di rivalse, dove la coercizione dell’individuo è risultata essere, per i vari dittatori, l’unica arma per ottenere consensi, informazioni, cambiamenti di opinione e instaurare regimi in cui la tortura ha sempre trionfato. Non a caso, il poeta Mahmoud Darwich così dichiara: “Noi sappiamo in che moLogo_Amnesty_international.jpgdo siamo diventati arabi nelle prigioni di Israele; sappiamo in che modo siamo diventati palestinesi nelle prigioni arabe…”. Nell’attenta prefazione del dossier di Antonio Marchesi, il portavoce italiano di Amnesty International, Riccardo Noury, disserta sulla parola ‘Tortura’ con sottigliezza riflessiva, quasi a evidenziare il fatto che questo termine, nel tempo attuale, è diventato un tabù, il classico coperchio sul ‘vaso di Pandora’ che, specialmente con l’Egitto e nonostante il tragico assassinio, seguito alle torture, del nostro giovane studente, Giulio Regeni, non dev’essere aperto. È anche vero che il giovane, studiando in Inghilterra, è capitato a chiedere una tesi di laurea proprio a chi aveva connivenze con i servizi segreti inglesi. Vista la disponibilità e l’entusiasmo del ragazzo, chi meglio di lui avrebbe potuto indagare sui commerci oscuri del governo egiziano? Regeni si è così ritrovato nelle maglie internazionali dell’intelligence, dove gli Stati Uniti, da lontano, manovrava i suoi ‘burattini’. Un caso che ha posto improvvisamente in evidenza, anche per noi italiani, il fatto che la ‘tortura’ ci riguarda da vicino assai più di quanto crediamo. Interessante la suddivisione dell’indice: da i ‘tre no' di Abu Ghraib al capitolo su innocenza e verità; dalla ‘macelleria messicana’ a il ‘mare contromano’; dal 'giallo' di Giulio Regeni alla legge n. 110 del 2017. Eventi in cui la ‘Tortura’, seppur universalmente vietata, in realtà viene universalmente praticata. Un dossier, questo di Antonio Marchesi, che andrebbe fatto recapitare a tutti gli istituti d’intelligence europei e americani. ‘Contro la Tortura’: un saggio per non dimenticare.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: ANTONIO MARCHESI, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

AL CENTRO: IL LOGO DELL'ORGANIZZAZIONE

IN ALTO A DESTRA: LA COPERTINA DEL DOSSIER 'CONTRO LA TORTURA' (INFINITO EDIZIONI)


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