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8 Dicembre 2021

Lorenzo Zurino: "Questo non è il momento dei protezionismi ottocenteschi"

di Stefania Catallo
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Lorenzo Zurino: "Questo non è il momento dei protezionismi ottocenteschi"

Secondo il presidente del Forum italiano dell’Export presente al G20 di Sorrento dedicato al commercio estero, il nostro Made in Italy sta vivendo una fase di rimbalzo molto positiva, destinata a durare, ma “ci sono problemi di logistica, trasporti, dogane: via i dazi, stop all’embargo contro la Russia e fermiamo la speculazione sui containers”

Lorenzo Zurino è il presidente del Forum italiano dell’Export, fondatore e Ceo di ‘The One Company’, tra le prime aziende italiane specializzate nel commercio estero di imprese Italiane. Ha ricevuto il prestigioso premio, mai dato a una personalità under 35, dalla Fondazione italo-americana ‘Niaf’ - National Italian American Foundation, per i successi conseguiti sul mercato americano, nonché nello Scientific Committee della John Cabot University, prestigiosa Università statunitense in cui ha ideato il Master Export del Made in Italy. Lo abbiamo intervistato a margine del G20 Commercio e Innovation League, tenutosi in questi giorni a Sorrento (Na).

Lorenzo Zurino, l’export è veramente così importante per il nostro Paese?
“Non posso che esprimere, innanzitutto, l’orgoglio che, a fare da cornice per un così importante incontro internazionale, il G20, sia stata scelta la città in cui sono nato: Sorrento, culla della cultura, con una finestra sul mondo. In merito ai dati sviscerati dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha presieduto il summit, posso confermare che essi testimoniano l’uscita dalla crisi post pandemia da Covid 19. Solo nei primi 7 mesi del 2021, infatti, per l’Italia l’export ha raggiunto quota 300 miliardi di euro. Le esportazioni rappresentG20_Sorrento.jpgano la vera ‘chiave di volta’ del Pil italiano, ma è necessario che il suo andamento si attesti a un livello più omogeneo tra le varie regioni, poiché il nord è già ripartito, mentre il sud sta ancora scaldando i motori. Per le esportazioni italiane si prevede una crescita dell’11,3%, che consentirà, entro la fine dell’anno, un pieno ritorno ai livelli ‘pre-pandemia’. Inoltre, le vendite di beni ‘Made in Italy’ si prevede che raggiungano quota 482 miliardi di euro, per poi continuare ad aumentare del 5,4% nel 2022, fino ad assestarsi a un livello di crescita del 4%, in media, nel biennio successivo. Tale ritmo, superiore di quasi un punto percentuale al tasso medio pre-crisi - +3,1% in media annua tra il 2012 e il 2019 - consentirà di raggiungere nel 2024 il valore di 550 miliardi di euro di esportazioni di beni”.

Le tematiche trattate durante il summit soddisfano le richieste del mercato attuale?
“I temi trattati sono sicuramente di rilievo ma, come ho ribadito in più occasioni, il nostro grande compito era quello di porre al centro dell’agenda del summit tre grandi focus: i dazi a zero, la logistica e la cancellazione dell’embargo alla Russia. Bisogna avere infatti il coraggio di avviare le giuste politiche per favorire nuovi scambi commerciali, senza timore di realizzarli anche a dazi zero. È obsoleto e fuori contesto pagare dazi in un mondo, quello nuovo post pandemico, dove ovunque si parla di ripresa, rilancio e ripartenza. Il dazio è una vera e propria tassa, che nasce con l’esigenza, anni addietro, di garantire l’economia interna dei propri Paesi. Ma tutto questo è in palese contraddizione con la nuova economia digitale e la nascita dell’e-commerce, che oramai arrivano ovunque e a chiunque, senza alcun confine. Insomma, in un’economia globale parlare di tasse sull’esportazione è un ossimoro alla parola ‘ripresa’ e sa di economia ottocentesca. Altro tassello importante è la logistica: serve una buona rete di autorità portuali interconnesse e organizzate, congiunte a un buon sistema doganale, che aiuti l’imprenditore nei rapporti oltre confine. Sull’embargo alla Russia, invece, voglio sottolineare che si tratta di una decisione politica, che sta costando miliardi di euro al Made in Italy miliardi. Per non parlare di quanto stanno perdendo altri Paesi, europei e non. È il momento, questo, dove le cose che ci uniscono devono esser più importanti di quelle che ci distinguono: non è il momento dei muri, ma quello dei ponti”.

Il nostro Paese, dal G20 sul commercio, ha portato a casa una vittoria?
“L’Italia, non soltanto con la presidenza del G20 ma anche grazie al Pnrr, potrà dare un sostegno concreto alle imprese che vogliono incrementare la propria capacità di esportazione. Abbiamo pertanto una grande opportunità, che non ci permette di commettere errori. La pandemia ha dimostrato, in tutti i settori, che c’è bisogno di competenza, rappresentata pienamente dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. Anche in materia di commercio estero si deve seguire la stessa direzione, così come già avvenuto con l’accordo siglato tra la Farnesina e il Forum italiano dell’Export, sulla nascita di un vero e proprio gruppo di lavoro per la creazione della figura professionale dell’Export Manager. Attualmente, però, di alcuni dei temi sopra elencati non si è parlato, durante l’incontro di Sorrento. Non sarà, inoltre, sfuggito a un occhio attento e vigile, che il nostro Paese è oggetto di un attacco speculativo che colpisce nel cuore la nostra economia. Risulta quanto meno ‘strano’ che l’Italia, tra i primi Paesi esportatori al mondo, paghi per esempio la ‘rata di noleggio’ di un container dal porto di Napoli al porto di New York 8 mila dollari: quattro volte di più del container che parte da Durban, in Sudafrica, fino a New York, che ne costa soltanto 2500. Quando si parla di commercio estero, bisogna affrontare prima di tutto questi aspetti, perché sono queste le leve che consentono l’aumento delle nostre esportazioni”.

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