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12 Luglio 2020

'City Burials' dei Katatonia

di Pietro Pisano
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'City Burials' dei Katatonia

La band svedese riemerge dopo 4 anni di riflessione con un album versatile, emotivo, ricco di suggestioni, che ha confermato il valore artistico e musicale di un gruppo caratterizzato da un percorso evolutivo di tutto rispetto

Dopo quattro anni dall’uscita di ‘The Fall Of Hearts’ (2016), i Katatonia tornano a sorprendere con ‘City Burials’. Il gruppo svedese si è distinto nel suo percorso musicale per aver spaziato dal ‘doom metal’ degli esordi fino ad arrivare a generi come l’elettronica, l’alternative rock, il ‘gothic’ e il ‘progressive metal’. Il disco ‘City Burials’, uscito lo scorso 24 aprile 2020, presenta al pubblico un nuovo componente nella ‘line up’: il chitarrista Roger Öjersson. Da notare, inoltre, l’assenza in questo lavoro del contributo di Travis Smith, curatore di molti ‘artwork’ della band scandinava, sostituito dal fotografo Lasse Hoile. La copertina dell’album riporta alla memoria il mood di ‘Dead End Kings’, con in primo piano il volto di un uomo tormentato con una coLogo_Katatonia.jpgrona a cingergli il capo: una posa che sembra rievocare l’urlo di Munch. Ad aprire il disco è ‘Heart Set to Divide’, un brano quasi ‘progressive’ nella sua struttura, ma dal forte impatto emotivo. Si passa poi a ‘Behind the Blood’, che in parte si discosta dal resto dell’album, per approdare a lidi più propriamente ‘hard rock/metal’, ricordando in alcuni frangenti i Judas Priest: un singolo easy listening, arricchita dalla bellissima voce di Renske, qui in grande forma. Di tutt’altra natura, invece, ‘Lacquer’: una traccia che gioca con l’elettronica insieme a certe sonorità ‘trip hop’, per certi versi destabilizzante se rapportata alle altre composizioni di ‘City Burials’, ma che nella sua unicità denota ‘picchi emotivi’ difficilmente raggiunti da altri pezzi più concitati. E’ poi il turno di ‘Rein’, la canzone più rappresentativa delle sonorità ‘katatoniane’. Una delle migliori tracce, seguita poi da ‘The Winter of Our Passing’, che non sfigurirebbe in ‘The Fall of Hearts’, ricalcandone in parte le atmosfere. ‘Vanishers’, pezzo raffinato e sognante, che si avvale della partecipazione della cantante svedese Anni Bernhard, è un diamante purissimo, destinato a essere ricordato tra i più commoventi e struggenti della band di Stoccolma. La seconda metà del disco mantiene l’ottimo livello compositivo complessivo con ‘City Glaciers’: un brano che vira nuovamente verso il ‘progressive rock’ insieme a ‘Flicker’. E’ poi la volta di ‘Lachesis’, la traccia più breve, accompagnata da un pianoforte assai funzionale, perfetto nel far risaltare la voce ipnotica di Renske. ‘Neon Epitaph’ prosegue il discorso di ‘City Glaciers’, mentre ‘Untrodden’, una composizione molto evocativa, in grado di creare un’atmosfera sospesa, è impreziosita da un assolo del nuovo chirattista, Roger Öjersson. In definitiva, ‘City Burials’ è un lavoro che ribadisce la versatilità compositiva della band di Renske e Anders Nyström, in grado, oggi, di sperimentare senza snaturare lo stile che li ha fatti conoscere.

Tracklist:
01. Heart Set To Divide
02. Behind The Blood
03. Lacquer
04. Rein
05. The Winter Of Our Passing
06. Vanishers
07. City Glaciers
08. Flicker
09. Lachesis
10. Neon Epitaph
11. Untrodden

Line up:
Jonas Renkse – vocals
Anders Nyström – guitar
Niklas Sandin – bassist
Daniel Moilanen – drummer
Roger Öjersson – guitar

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale