Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
4 Marzo 2021

Dario Vero: "Ecco la prima colonna sonora diretta a distanza"

di Valentina Spagnolo
Condividi
Dario Vero: "Ecco la prima colonna sonora diretta a distanza"

Il giovane compositore italiano protagonista di un’impresa unica e difficilissima: dirigere un’orchestra di 88 elementi via internet per far nascere le 42 tracce di ‘The Inglorious Serf’, la pellicola che ha inaugurato un genere cinematografico totalmente nuovo, il ‘Sushi Spaghetti Western’

L’11 gennaio scorso è uscita la colonna sonora di ‘The Inglorious Serf’, il film di Roman Perfilyev prodotto da Star Media e Krist Film. Si tratta di una pellicola che lancia un nuovo genere: il ‘Sushi Spaghetti Western’, una sorta di melting pot cinematografico e musicale ispirato alla grande tradizione italiana, realizzato tra Europa orientale, Giappone, Medio Oriente e Stati Uniti e firmato dalle musiche del geniale compositore e direttore d’orchestra, Dario Vero. Il quale, in tempo di Covid, è riuscito a coinvolgere 88 musicisti sparsi in tutto il mondo, al fine di dirigerli a distanza nella creazione, esecuzione e registrazione della colonna sonora del film (teaser ‘The Ingloriuos Serf’: https://www.youtube.com/watch?v=pE2xecukTmk). Un modo inusuale e originale di lavorare alla creazione di 42 tracce orchestrali e sinfoniche, in cui il mandolino ha incontrato il koto (un'arpa giapponese, ndr); le chitarre ‘slide’ tipiche del genere western, i tamburi Taiko giapponesi; l’Erhu e lo scacciapensieri di ‘morriconiana’ memoria, in combinazione con la ‘americanissima’ chitarra elettrica col ‘wah wah’ nelle scene ‘action’. Un lavoro realizzato e diretto da Dario Vero e da una squadra di musicisti internazionali composta da: 18 violini primi, 16 secondi, 14 viole, 12 celli, 10 contrabbassi, 3 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 faTablet_spartito.jpggotti, 1 controfagotto, 6 corni, 3 trombe, 3 tromboni, 1 basso tuba, 1 cimbasso, 2 arpe e 5 percussionisti. In aggiunta, il team giapponese, con Koto, Shakuhachi, Taiko, Erhu, temple block, Tsuzumi e altre percussioni, con in più un Hurdy Gurdy Ukraino. Un’impresa titanica, per un totale di 88 musicisti sparsi in ogni angolo del globo. Ricordiamo che Dario Vero è un grande compositore, orchestratore e direttore d’orchestra italiano, che scrive musica per serie tv, film, animazione e video games, diplomatosi e laureatosi in Italia, presso i conservatori di Santa Cecilia e Licino Refice, specializzatosi poi negli Usa e in Austria sotto la guida di Joe Kraemer (Mission: Impossibile; Rogue Nation; Jack Reacher; The Way of Gun) e Conrad Pope (Star Wars; Jurassic Park; Harry Potter; The Matrix; Terminator). Inoltre, Dario Vero vanta collaborazioni con società italiane e internazionali importanti - Discovery Channel; Toon Goggles; FilmUa; Rai; MondoTv; Iberoamerica; Star Media; Casablanca Brazil; Animagrad, AudioWorkshop e Mediaset - per le quali ha curato le colonne di ‘Segreti’; ‘Sulle tracce di Goethe in Sicilia’; ‘Mavka the Forest Song’; ‘2050’; ‘Sissi, la Giovane Imperatrice’; ‘Drowned’; ‘Hello Napoleon’; ‘I Cesaroni’. Disponibile su iTunes e i digital stores, segnaliamo anche che ‘The Inglorious Serfs’ vede come ospite speciale la celebre violoncellista Tina Guo. Entusiasti per una colonna sonora che ha saputo ‘scavalcare’ la pandemia planetaria e ‘far suonare il pianeta’, abbiamo contattato questo geniale direttore d’orchestra per fargli i nostri complimenti e rivolgergli alcune domande.

Dario Vero, con ‘The Inglorious Serfs’, l’Italia ha diretto il resto nel mondo nella realizzazione di un film che richiama alla tradizione degli ‘spaghetti western’: si tratta di un ruolo importante per te?
“Una grande responsabilità, un ruolo importantissimo. Sono molto contento di aver detto la mia e aver portato al cinema, anche in territori lontani dal nostro, un po’ della mia Italia”.


Una platea di 88 musicisti diversi, provenienti da culture distinte, diretti in maniera digitale: è stato un limite?
“No, è stata un’opportunità. Alcune registrazioni le ho dirette e seguite in remoto, comodamente da casa, per mezzo di internet. Certamente, avrei preferito essere lì. Ma questo mi ha messo nella condizione di scrivere partiture più dettagliate. In genere, per questo tipo di esecuzioni, si scrivono partiture abbastanza dettagliate, ma poi si ottengono alcuni dettagli ‘specifici’ tramite il gesto della mano, durante la direzione. Qui, siamo stati costretti a ricorrere a maggiore disciplina. Ho chiesto molto a chi ha suonato, perché ho specificato in partitura ogni minimo dettaglio, perfino i respiri consentiti per gli strumentisti. Ci siamo coordinati bene. E il risultato finale non ha atteso le aspettative”.

Il Covid vi hThe_Inglorious_Serf_WEB.jpga costretti a tempi ristretti per la realizzazione delle musiche: quanto ha influito tutto ciò?
“Molto. Non tanto sulla bontà del risultato, quanto sulla qualità della mia vita: sono stato costretto a dirigere i musicisti, gli ensemble e tutte le sessioni in orari ‘strampalati’, per via dei ‘fusi’. Poi le email, l’organizzazione e le chat con Roman e Dima in orari veramente da manicomio. Però ci siamo anche divertiti molto”.

42 tracce orchestrali della tradizione italiana, ma con sfumature orientali: è questo il futuro del genere?
“Questa è una delle possibili declinazioni di questo genere. Chiaro che, se parliamo di futuro, non possiamo non mettere nell’equazione l’oriente. Stanno crescendo molto. Anche nell’entertainment. Mi aspetto di vedere sempre più spesso, al cinema, in tv e sulle piattaforme, fusioni di questo tipo da qui ai prossimi 10 anni”.

Una storia proveniente dall’Ucraina, nel tentativo di internazionalizzare il genere: quanto è importante la musica in questo processo?
"Tantissimo: vedere il film senza musica, come capita, ovviamente, agli addetti ai lavori come me, fa tutto un altro effetto. Credo di aver apportato qualcosa: la musica ha cambiato radicalmente il ritmo del film e ho “colorato” alcune scene, guidando con la musica, l’occhio dello spettatore. Amo pensare di 'misurare' l’efficacia del mio intervento, rapportandolo ai tanti messaggi di complimenti ricevuti da parte di chi il film lo ha visto al cinema. Persone che non conosco, che però mi hanno cercato su internet per inviarmi una email, un saluto, una parola d'orgoglio: un’aspetto straordinario del mio lavoro. Ma sopratutto - e questo è per me motivo di vanto - ho avuto il più sentito plauso da parte del regista, del produttore, degli attori e della produzione tutta. Ci siamo trovati bene insieme e a breve... Ci saranno novità".

Dario_Vero_3.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale