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2 Ottobre 2020

8° Electric Campfire: un festival che non tradisce mai

di Domenico Briguglio
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8° Electric Campfire: un festival che non tradisce mai

Un concerto stupendo, caratterizzato da una ‘cornice’ splendida, per l’ottima ospitalità riservata a un pubblico di esperti e ‘aficionados’ di un genere divenuto ormai ‘nobile’ non soltanto per i ‘palati’ più sofisticati

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Nello scorso mese di settembre, presso l'Accademia Tedesca di Villa Massimo in Roma, si è tenuta l'ottava edizione dell'Electric Campfire, il festival di musica elettronica organizzato in collaborazione con l'etichetta Raster-Noton, tra le leader del settore in campo internazionale. Anche quest'anno, una partecipazione di nomi di tutto rispetto. A partire dal veterano Anne-James Chaton e proseguendo con Jesse Osborne-Lanthier; Grisha LIchtenberger; Dasha Rush; Kangding Ray e Alva Noto. A scaldare il numeroso pubblico presente ha provveduto Jesse Osborne-Lanthier, con i suoi ritmi intensi, che si fondono con le costruzioni melodiche degli stili più disparati, in un precario equilibrio che non smette di stupire e richiama alla mente suggestioni da colonna sonora cinematografica. Subito dopo, è lui, Anne-James Chaton, a far esplodere l’entusiamo. Nel programma non era citato, ma pare abbia sostituito Byetone, che ha avuto qualche impedimento. Se di sostituzione si è trattato, nessun altro poteva essere più ‘azzeccato’. Chaton, infatti, è un fuoriclasse indiscutibile, con un sound ricco e corposo che si riconoscerebbe fra mille, fatto di continue sovrapposizioni sonore che richiamano alla mente le dissolvenze incrociate del cinema. Non appena ci si abitua a una melodia, ecco che ne sopraggiunge un'altra, che rimescola le immagini che si stavano formando nella mente. Ma nel mentre si rielabora il proprio ascolto connettendolo al pensiero, ecco di nuovo la melodia sparire, sostituita da un'altra di taglio diverso: una ‘confusione controllata’, che suscita una punta di comprensibile destabilizzazione, sopraffatta tuttavia dallo stupore. Uno stupore che invece non suscita Grisha Lichttenberger, che rappresenta la concretezza di suoni e ritmi solidi, collaudati. Grisha non stupisce, è vero, ma rassicura: la sua musica provoa sensazioni di familiarità che procedono su binari certi, i quali conducono a una destinazione conosciuta. Era ormai giunto il momento di Dasha Rush, ovvero dell'alchimia delicata, ma inesorabile, con cui melodie ‘neoromantiche’ si appropriano del ‘cuore elettronico’ della musica: stati d'animo lievi e sottili, che si impregnano di sfumature provenienti dall'underground classico, fornendone una deriva quasi tangibile nella sua concretezza. A tratti, sembra quasi che Dasha metta alla prova se stesso, alla ricerca di ‘vette’ non ancora raggiunte dalla sperimentazione altrui per il semplice gusto di arrivarci per primo. Ma si tratta di un’ansia di novità mai fine a se stessa, che sonda i tratti più profondi e oscuri del proprio animo artistico e privato, al fine di produrre un ‘linguaggio’ adeguato a essere compreso. Non poteva mancare, in seguito, Kanding Ray e la sua ‘cassa’, sempre e dovunque, martellante: un battito sovrano, a cui i ‘sint’ s'inchinano come valletti ossequiosi, un flash di quel che poteva essere e non sarà per il retrogusto amaro di un suono che l'anima vorrebbe si concludesse e, invece, resta sospeso. Kanding Ray, in una scelta che supponiamo voluta e molto sagace, ha gettato un ‘ponte’ attraversato, per l’ultima performance della serata, da Alva Noto. Crsten Nicolai, alias Alva Noto, si è infatti impegnato, con grande professionalità, a trasfondere nella sua musica la propria arte visiva, le sue installazioni la cui capacità dirompente, affidata a un impatto visivo divergente, sono conosciute e apprezzate dappertutto. La musica si contorce, si dispone su piani di realtà sonora inusitati, quasi distorcenti, forzati dalla caparbietà dell'immagine, subito superata di slancio per tornare ancora indietro e reimpossessarsi dell'immagine stessa, fagocitandola e dissolvendola in sonorità sfaccettate. Suoni che dapprima si fatica a individuare, richiedendo uno sforzo notevole di concentrazione, ma che infine, riconosciute e accettate, saziano l'udito e il senso estetico più puro e solenne della musica elettronica. Un concerto stupendo, caratterizzato da una ‘cornice’ splendida per l’ottima ospitalità riservata al pubblico con una sola, piccola, ‘pecca’ da segnalare: l'ingresso, previsto per le 19.30, che ha generato un’attesa forse inutile fino alle 20.15 per un pubblico di esperti e ‘aficionados’ di questo genere musicale, divenuto ormai nobile non soltanto per i ‘palati’ più sofisticati.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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