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30 Novembre 2022

Harold Bradley: l'uomo che cambiò Roma per sempre

di Iulia Greco
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Harold Bradley: l'uomo che cambiò Roma per sempre

Con un ‘concerto-maratona’ al quartiere Testaccio, la capitale d’Italia ha omaggiato il fondatore del ‘Folkstudio’: un personaggio indimenticabile, il vero grande anticipatore di tutta la produzione artistica, interculturale e musicale della ‘piazza romana’

Campione di football americano, per ben due volte vincitore del Superbowl, artista, attore e musicista afroamericano, Harold Bradley è scomparso a Roma il 12 aprile 2021. Negli anni ‘60 del secolo scorso aveva fondato il celebre ‘Folkstudio’: storico locale ‘trasteverino’ frequentato, tra gli altri, da Renzo Arbore, Pippo Franco, Walter Veltroni e Giovanna Marini. Un luogo che ha ospitato artisti internazionali del calibro di Bob Dylan, dove con caparbia determinazione l’artista e cantante statunitense, sposato con una ebrea tedesca di Berlino, ha promosso lo spirito interculturale della nostra ‘città eterna’, favorendo l'incontro tra artisti e intellettuali di ogni parte del mondo, la conoscenza e il confronto tra le diverse culture. La sua creatura ha ospitato quasi tutti i protagonisti del jazz italiano dell'epoca: da Massimo Urbani a Gegè Munari; da Enrico Pierannunzi a Tullio De Piscopo e Maurizio Giammarco. Nello spazio ‘trasteverino’ hanno mosso i loro primi passi molti artisti divenuti famosi, come Rino Gaetano e Sergio Caputo, Stefano Rosso e Mimmo Locasciulli, Gianni Togni, Tony Santagata e Jimmy Fontana. Per non parlare di Francesco De Gregori e Antonello Venditti, che proprio al Folkstudio esordirono con il loro primo gruppo, chiamato per l’appunto ‘I giovani del Folk Studio’: un quartetto completato da Giorgio Lo Cascio ed Ernesto Basignano. Stiamo parlando dei famosi “quattro ragazzi con la chitarra e il pianoforte sulla spalla” finiti nella prima strofa della celebre canzone: ‘Notte prima degli esami’. Nato a Chicago il 13 ottobre 1929, il carissimo Harold Bradley avrebbe compiuto, quest’anno, 93 anni. E la città di Roma è stata proprio quella in cui scelse di tornare ad abitare dopo un ventennio di successi, che negli Stati Uniti lo avevano visto docente universitario e conduttore televisivo di programmi culturali sui canali Cbs e Nbc. Non si poteva perdere l’occasione per rendere un doveroso omaggio a questo importante artista e intellettuale, che ha profondamente inciso nella cultura capitolina più recente: la Roma delle “notti di sogni e di coppe dei Campioni”. L’appuntamento era di quelli da non perdere: lo scorso 14 ottobre, l’ex Mattatoio di Testaccio presso la Città dell’Altra Economia, ha ospitato una ‘jam session’ in sua memoria intitolata: ‘Happy birthday, Harold Bradley’. Con gli interventi dei figli Oliver e Lea Bradley, atterrati a Roma per l’occasione rispettivamente da Berlino e da Chicago, a esibirsi in questo concerto a ingresso gratuito oltre 20 musicisti e artisti internazionali rimasti molto legati ad Harold, coloro che si sono esibiti al suo fianco e che si sono riuniti per celebrarlo con una festa musicale pubblica, che ha lasciato ampio spazio all’improvvisazione. A questa vera e propria maratona musicale hanno partecipato grandi gruppi storici, come la ‘Jona’s Blues Band’, con special guest Fulvio Tomaino e Luca Casagrande; la ‘Mario Donatone Band’, con Gio' Bosco & ‘World Spirit Orchestra’; il trio ‘Dylan Garage’; il quartetto blues ‘Jump Aces’; Vladimiro Marcianó & ‘Unbound Voices’; la ‘Tortuga’ blues band, unitamente a numerosi protagonisti della scena musicale contemporanea, quali: Stefano Carboni (chitarra e voce); Marcello Convertini (cantante, chitarrista e armonicista); Eric Daniel (sassofonista); Piero Fortezza (batterista); Andrea La Malfa (percussionista); Lea Machado (cantante, danzatrice e compositrice); Sandro Oliva (chitarrista e compositore); Francis Kuipers (compositore e chitarrista); Paolo Rainaldi (chitarrista); Marcello Rosa (trombonista e compositore); Gavino ‘Rossovino’ Parretta (armonicista, Harold_verticale.jpgchitarrista e voce); Paolo Strina (chitarrista); Marco Vannozzi (bassista e contrabbassista) e Alberico Di Meo (pianista, compositore e arrangiatore) e molti altri ancora. “Era un qualcosa a metà tra un predicatore e uno storyteller”, ci ricorda il suo grande amico musicista, Mario Donatone, “figlio di quella stagione di grande unità e solidarietà che tutta una parte del mondo fece propria nella direzione dei diritti civili e sociali della gente, un movimento epocale che al di là di differenze e sfumature culturali e politiche mise l’idea della gente oppressa in primo piano. Harold”, ha proseguito l’artista, “aveva un carisma anche tuonante a volte, ma era un uomo di una gentilezza estrema. Il pubblico lo amava e si faceva portare dove lui voleva. E lui lo portava a conoscere luoghi, suoni e forme apparentemente lontani, ma che esprimevano dei sentimenti e un’etica universali, e pedagogizzare il pubblico su questi valori era il suo principale impegno”. Proprio su questo impegno, l’evento del 14 ottobre è stata anche l’occasione per presentare al pubblico capitolino le attività ed i progetti del neonato ‘Harold Bradley Intercultural Department’, promosso dalla Consulta della Cultura del Municipio IX di Roma Eur, che in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ e la statunitense University of Iowa hanno iniziato, proprio in questi giorni, a catalogare e valorizzare il suo importante lascito. Insieme a disegni, dipinti, istallazioni artistiche, dischi, nastri, locandine, fotografie, documenti audiovisivi e cartacei, il cavalletto dove dipingeva, la scrivania dove scriveva, il tavolo e i divani in cui riceveva i suoi ospiti: una mole di ‘memorabilia’ sportivi e culturali, tutti oggetti di grande impatto emotivo, che saranno utilizzati per realizzare delle ‘Stanze-Museo’ in sua memoria a Roma e Chicago. “Attraverso la straordinaria figura di Harold Bradley”, ha sottolineato il presidente della Consulta della Cultura di Roma, Massimo Gazzè, “vogliamo promuovere e diffondere lo spirito interculturale che questo grande uomo ha perfettamente incarnato fin dagli anni ’50 del secolo scorso fino a oggi, continuando a testimoniarlo per tutta la vita. Il Municipio IX di Roma Eur”, ha spiegato, “è stato tra i primi a inserire le ‘attività interculturali’ tra le categorie previste negli Albi municipali delle associazioni culturali. E grazie alla fiducia in noi riposta da Oliver e Lea Bradley e al prezioso e fondamentale contributo di Marilisa Merolla della Università La Sapienza, di Jon Darsee della University of Iowa e di Sandro Bari, direttore di ‘Voce Romana’ e autore, tra l’altro, del volume ‘Folkstudio 1961 -1967: la fondazione’ – tutti intervenuti in occasione della serata celebrativa del 14 ottobre a Testaccio – il nostro nuovo dipartimento sarà un vero e proprio centro internazionale per la ricerca, la promozione e lo studio delle attività interculturali, quali strumenti di libertà e progresso, pace e fratellanza universale. Concetti, valori e fattori che Harold Bradley è stato tra i primi a comprendere e sposare, professandoli in Europa come in America lungo l’intero arco della sua vita”. La serata, con il contributo di Paola Giovannetti Trujillo, è stata inoltre trasmessa in diretta streaming sul canale Youtube di Studios Accademy, con la regia di Furio Capozzi.

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