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25 Settembre 2020

Il surf rock dei Bradipos IV

di Clelia Moscariello
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Il surf rock dei Bradipos IV

La loro musica non può non far ballare. Sono uno dei pochi gruppi rappresentanti del ‘surf rock garage’ sulla scena europea. Li abbiamo incontrati alla vigilia del loro nuovo tour con i 'Monaci del surf', con i quali hanno inciso uno split digitale

I Bradipos IV sono fra le più longeve e importanti formazioni di surf-garage non solo in Italia, ma in Europa. Una band che vanta 15 anni di esperienza e tanti premi. Tutto ha inizio con quattro ragazzi di Caserta che si conoscono negli anni ’80 diventando subito amici. La musica è la loro passione così come suonare il genere che hanno sempre ascoltato, il surf- rock-garage anni ’50 e ’60. I 4 ragazzi in questione sono Ghigo ed Enrico (basso e batteria), Francesco (chitarra e tastiera) e Massimiliano (chitarra). Nel ’94 dopo aver suonato in gruppi differenti, mettono su una band, e diventano i Bradipos IV. Il loro primo demo, ancora in cassetta è  “Sloth's Surfin' Party”. Immediatamente attirano l’attenzioni di pubblico e critica con recensioni positive. Il 1997 è l’anno di  ‘Instromania’, in seguito arriva  ‘Surf Session’.Da allora hanno girato l’italia e poi tutto il mondo. Sono comparsi, suonando dal vivo, nel film di Matteo Garrone “L’imbalsamatore” del 2001. Sempre nel marzo 2001 la band crea la colonna sonora al cortometraggio indipendente “Pantere Blu”,  della regia di Gian Carlo Mazzaro.
Oggi parte il loro tour con i Monaci del Surf (giovane band che si esibisce incappucciata) con i quali hanno inciso uno split digitale, Italian Surf Attack, con 4 brani divisi metaforicamente in Lato A e Lato B, ricco, anzi stracolmo di energia. Intervistiamo Amerigo 'Ghigo' Crispi per comprendere com’è nata questa collaborazione e questo genere di musica alternativo, di cui sono i maggiori esponenti italiani. 

Amerigo Crispi, come si vi siete  appassionati al surf-rock?
“È la musica che abbiamo sempre ascoltato da quando eravamo adolescenti, eravamo anche appassionati e collezionisti del surf rock, quindi arrivare a suonare questo tipo di musica è diventato naturale”.

Vi siete conosciuti negli anni ’80 e abbiamo letto che ci avete messo 3 anni per essere compresi dal pubblico e dalla critica, che poi vi ha osannati.
“Ci abbiamo messo un po’ di tempo, perché il primo lavoro è nato nel ’96, già provavamo da diversi anni, stesso gruppo, stesse persone, però abbiamo attraversato diverse esperienze, altri stili. Ci è sembrato una conseguenza ovvia: per la musica che ci piace ascoltare da sempre, per i suoni (tutta un’estetica che esiste dietro questo genere di musica). Poi abbiamo inciso due LP, abbiamo girato l’Italia, fatto tournée in Europa e, due anni fa, in America”.

Cosa pensate della musica elettronica che, oggi, sembra conquistare il pubblico più giovane?
“Io ascolto di tutto. Ci sono anche delle cose belle nella musica elettronica. È vero che piace ai giovanissimi. Io prediligo la musica strumentale, non cantata. Ma se ci sono delle cose belle nella musica elettronica, ben venga anche questa, soprattutto se riesce a far ballare le persone. Per quanto riguarda la nostra musica, se la gente balla (e questo è successo sempre)  lo troviamo positivo. La musica deve far ballare, se non fa ballare c’è qualcosa che non va.  

Di recente avete dichiarato: “Il surf appunto, a un certo punto ci ha messo tutti d’accordo, sia sul piano strettamente musicale, sia su quello della filosofia che gli sta dietro: leggerezza e ironia… forse l’ultima chance che rimane”. Hai qualcosa da aggiungere in proposito?
“In realtà non l’ho detto, io ma il mio chitarrista. Io sono d’accordo con lui,  noi ci conosciamo da una vita e il ‘surf rock’  ci ha messo d’accordo tutti, ed è quello che ci riusciva meglio (prima facevamo altre cose).Noi puntiamo molto sull’ironia e mischiamo varie culture. Pensa alla colonna sonora  di ‘Pulp fiction’ di Tarantino: viene da mondi balcanici, ma è stata rielaborata come musica elettronica. Questo è affascinante e ci piacerebbe fare la stessa cosa. Noi suoniamo pezzi napoletani come ‘Carmela’ e li trasformiamo in modo strumentale. Prima o poi vorremo prendere la melodia e i pezzi napoletani classici per riproporli in modo strumentale: la trovo una cosa molto interessante”.

Perché l’ironia è l’ultima chance che ci rimane?
“Non bisognerebbe prendersi mai troppo sul serio, come fanno troppi italiani. Fuori dall’Italia per fortuna è diverso”.

Tutti si chiedono perché un gruppo surf sia  nato in Campania…
“Questo genere richiama il sole come la California. Anche se a Caserta  il mare non c’è, la musica napoletana e la nostra tradizione sono molto ricche di solarità. Il nostro obiettivo è fare cover, ma farle ‘nostre’ ispirandoci alla tradizione  napoletana”.

Avete suonato negli Stati Uniti, in Germania, Belgio e Olanda: dove si sentite più a vostro agio?
“Soprattutto amiamo suonare in California, perché lì è nata questa musica, anche se in Italia ci è sempre andata bene".

Abbiamo anche ascoltato i 4 pezzi del nuovo split digitale: come è nata la collaborazione con i 'Monaci del surf'?
“La collaborazione è nata grazie ai rispettivi management. Ci hanno contattato chiedendoci di collaborare. La cosa ci interessava, l’abbiamo già fatto in passato con altre band (anche giapponesi). Ci piace allargare i nostri orizzonti, lo riteniamo sempre positivo. I monaci del surf hanno una sonorità diversa dalla nostra, siamo curiosi di vederli dal vivo, per vedere che tipo di impatto hanno sul palco”.

Quali sono stati i vostri riferimenti iniziali?
“Tutta la musica surf strumentale anni '50-’60 e tutta la musica californiana. Cose belle ma sconosciute qui da noi. Tra i nostri gruppi di riferimento ci sono gli Shadows, degli anni ’80. In Italia c’è stato un grande revival di questo genere dagli anni '90”.

Parliamo della vostra apparizione nel film 'L’imbalsamatore' di  Matteo Garrone, che effetto vi ha fatto? 
“C’è un solo pezzo che abbiamo suonato dal vivo e Garrone ci ha ripresi. In seguito  abbiamo realizzato le musiche di un cortometraggio. Però fare una colonna sonora intera ci attrae molto come idea, è una cosa completamente diversa da quello che facciamo  normalmente”.

Il vostro nome è quello di un mammifero tropicale, ci spiegate il senso?
“È l’animale più pigro e lento per antonomasia. Se la prende comoda, ci è piaciuto per questo”.

Volete aggiungere qualcosa a proposito dello split digitale ‘Italian Surf Attack’?
“Spero che faccia da apripista a nuove collaborazioni. Per il momento rappresenta un'opportunità per portare la musica anche in luoghi sconosciuti”.

Amate qualcos’ altro oltre al alla musica surf?
“Tante cose: tra i nostri sogni c’è quello di vivere in California, anche solo per il clima, oltre alla musica che amiamo da sempre”


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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