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21 Agosto 2019

Francesco Mircoli: “La fatica e l’impegno costante sono il ‘segreto’ della popolarità”

di Clelia Moscariello
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Francesco Mircoli: “La fatica e l’impegno costante sono il ‘segreto’ della popolarità”

Il cantautore marchigiano si racconta e ci confida i suoi progetti artistici, tra i quali un nuovo album che secondo ‘voci’ bene informate confermerà il suo ‘grintoso’ talento

Francesco Mircoli fino a 18 anni giocava a calcio nelle giovanili della Fermana, che ai tempi militava in serie B. Dopo aver lasciato il calcio, ha continuato con la sua chitarra, che aveva iniziato a suonare dall’età di 14 anni. In seguito, ha fondato il suo primo gruppo locale, ‘I cavalli torti’. Infine, si è trasferito a Milano, dove ha incontrato Claudio Morselli, fonico e producer che lo ha aiutato a incidere il suo primo lavoro insieme ad altri musicisti marchigiani. Sul mensile ‘Max’ è giunto primo nella rubrica per giovani emergenti ‘Max Generation’. E finalmente ha visto la luce il suo primo lavoro: ‘Psicofarmaci’. I brani ‘Pioggia acida’ e la traccia che dà il titolo all’intero album, ‘Psicofarmaci’, sono stati pubblicati dalla ‘Gazzetta dello Sport’. Per 2 volte è ospite di Red Ronnie, è stato anche semifinalista nazionale a ‘Rock targato Italia’. I suoi concerti, sempre molto 'grintosi', in genere toccano la gran parte del centro-nord d’Italia. Nel 2014 è giunto in finale al ‘Premio de Andrè’ e l’anno successivo il mensile ‘Classic Rock’ lo ha citato tra gli artisti emergenti più interessanti. Nel maggio scorso, la rivista ha pubblicato  il videoclip del brano ‘Di cognome fa... la vita’, ultimo pezzo del disco ‘Psicofarmaci’. Attualmente, Francesco Mircoli sta ultimando l’incisione del suo nuovo album con il suo produttore artistico, Enrico Tiberi, il bassista Valerio Massetti, il chitarrista Marco Raccichini e il batterista Mattia Cotechini.


Francesco Mircoli, nel 2015 il mensile Classic Rock ti ha segnalato tra gli artisti emergenti più interessanti: quanta gavetta hai fatto? Ci racconti un po’ la tua storia?
“La ‘gavetta’ qua non finisce mai. Sono almeno 5 anni che giro come un forsennato: ho perso dieci chili. Il primo disco è stato ‘Psicofarmaci’. Ora sto terminando il secondo ed è probabile che lo chiamo “Vita, morte e… Mircoli”.

A proposito del tuo album ‘Psicofarmaci’ hai dichiarato: “E’ un disco dedicato a chi ha fatto una mano a ‘Ramino’ con i propri fantasmi, cercando di farli diventare lenzuoli bianchi”. Ci spieghi meglio cosa significa?
“Significa che se non hai almeno preso delle ‘randellate’ in faccia dalle esperienze e dal vissuto, allora le mie canzoni non vi piaceranno, altrimenti potreste anche ritrovarvi nei miei testi e, in quel caso, potrei aver fatto un discreto lavoro”.

Hai dimostrato che si può emergere anche senza un manager e una casa discografica ‘forte’: che consiglio daresti a chi sogna di diventare un musicista famoso?

“Vi ringrazio, si vede che mi seguite. In realtà, la strada è ancora lunga, ma mi sono tolto alcune soddisfazioni impensabili. Consigli non ne posso dare: anche perché servirebbe, invece, chi può darne a me… Inoltre, se uno fa queste cose per ‘diventare famoso’ fa prima a fare il ‘tronista’ o il ‘ladro’: mestieri che in Italia vanno forte. Certo, la popolarità può lusingare, ma si deve insistere e continuare a sperimentare: in altri modi e con altre parole non saprei chiarire la questione”.

Fino ai 18 anni hai giocato a livello agonistico nelle giovanili della Fermana, che ai tempi militava in serie B: ti manca molto il calcio? Tra lo sport e la musica cosa preferisci?
“Non mi manca per niente: seguo solo i mondiali e gli europei, ma più che altro per fare baldoria con gli amici”.

Talvolta i tuoi testi appaiono quasi cinici, come in ‘Eccesso d'anima’, ‘Pioggia acida’ o ‘Fuga dalla civiltà’: qual è il ‘messaggio’ principale che vuoi trasmettere da cantautore?
“Scrivo le cose in base agli ultimi avvenimenti accaduti nel mio vissuto. Per esempio, a capodanno stavo suonando in una località lontana, quindi i miei amici non sono potuti venire a sentirmi. Ma poi ho scoperto, orgogliosamente, che hanno festeggiato l’anno nuovo su una pompa di benzina, in particolare l’Api Nord.  Chiaramente, sto ultimando un brano ispirato da questo episodio, che si chiamerà: ‘Capodanno all’Api’…”.

La tua musica è un mix di generi che vanno dal  blues al punk, alla canzone d’autore: quali sono i tuoi riferimenti?
“Momentaneamente sono tornato a un vecchio amore: gli Oasis. In passato, sono stato influenzato molto dal pop e dal rock, ma ho sempre ascoltato molta musica italiana, soprattutto per l’immediatezza dei testi, che nel ‘solco’ della tradizione neo-melodica italiana, secondo me, sono fondamentali”.

Quanto è stato difficile dalle Marche farsi notare? Se fossi cresciuto in una grande città come Milano avresti fatto meno ‘gavetta’, secondo te?  

“Sono stato a Milano un anno e mezzo, ma poi sono rimasto senza soldi. Dalla ‘cella’ marchigiana vedi il sole a ‘strisce’ ed è dura, obiettivamente. Ma l’importante è riuscire a creare delle canzoni che mi rappresentino: il resto mi interessa molto meno, anche se la lontananza dai circuiti ‘nevralgici’ o dalle ‘piazze’ importanti non è da sottovalutare. Fatico, ma tiro avanti: magari, usciranno ‘pezzi’ migliori. O, almeno, lo spero”.

Nel 2014 hai partecipato alla finale dell’autorevole ‘Premio de Andrè’: quanto è importante per un cantautore?
“Per uno come me, che è sì cantautore, ma con attitudini e influenze più vicine al ‘punk’ che a De Andrè, è stato come dire a un imbianchino che forse, un giorno, potrebbe riuscire a dipingere opere d’arte”.

I tuoi prossimi progetti?  
“Sto ultimando il nuovo disco e, devo dire, senza falsa modestia, che mi sta uscendo bene. Se non dovesse piacere, come disse una volta il grande Gino Paoli, me lo ascolterò da me…”.

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