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25 Settembre 2020

La musica celtica elettronica delle Green Clouds

di Michela Zanarella
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La musica celtica elettronica delle Green Clouds

È una delle band più amate e apprezzate per questo genere musicale, che  ha visto nascere festival dedicati in molte città italiane; cinque ragazze che utilizzano in modo non usuale strumenti appartenenti alla musica classica europea, operando una contaminazione tra culture musicali diverse

La musica celtica è associata ad un insieme di tradizioni musicali e comprende diversi generi che si sono evoluti dalla musica folk dei popoli celtici dell'Europa Occidentale. Una delle caratteristiche dominanti di queste forme musicali è la complessità melodico-ritmica che ne è il fulcro. Ora il termine musica celtica può sembrare molto vago nel suo significato, in quanto si può riferire sia a Paesi di lingua celtica come Irlanda, Galles, Scozia, Galizia in Spagna e Bretagna in Francia, ma anche alla musica di zone geografiche che hanno avuto delle influenze della cultura celtica, come gli Stati Uniti ed alcune parti del Canada. La diffusione in Italia di questa musica nelle sue più svariate sfumature e contaminazioni, vede la nascita e la crescita di festival sparsi su tutto il territorio con la rievocazione musicale delle tradizioni del passato unite alla sperimentazione moderna e innovativa. Citiamo alcuni dei Festival che richiamano l'attenzione di turisti e appasionati del settore da ogni parte del mondo, come Bustofolk, promosso dall’Accademia di Danze Irlandesi Gens d’Ys che ogni anno anima la città di Busto Arsizio, o Montelago Celtic Festival, una manifestazione di respiro internazionale incentrata sulla musica e sulla cultura di tradizione celtica, che si svolge presso l’altopiano di Colfiorito, località Taverne di Serravalle. Ospiti di questi prestigiosi festival sono le Green Clouds, una band tutta al femminile, composta da  cinque elementi: Graziana Giansante (oboe e corno inglese), Marzia Ricciardi (violino), Maurizia Reali (pianoforte e tastiere), Cristina Patrizi (basso) e Valentina Lauri (percussioni e batteria), che si  caratterizza per l’utilizzo non usuale di strumenti appartenenti alla musica classica europea, operando una contaminazione tra culture musicali diverse, ricreando con effetti originali atmosfere e suggestioni musicali proprie della tradizione celtica. Dopo il successo di questa stagione al Teatro Brancaccio di Roma e di ritorno dal tour tedesco, si sono appena esibite con Hevia al Laziowave Festival di Frosinone (25 giugno al 4 luglio 2015). In questa intervista ci raccontano la loro storia.

Una band tutta al femminile di musica celtica elettronica, un bel mix di originalità. Come nasce il vostro gruppo e perchè la scelta di un nome così fantasy: Green Clouds?
"Le Green Clouds sono nate a Teramo nella primavera del 2007 da un’idea di Graziana. Lei, insieme ad altre due ragazze, ha formato questo gruppo che in realtà eseguiva un repertorio misto, intitolato 'Musiche dal mondo'. Tra questi brani i preferiti di Graziana erano proprio quelli a connotazione celtica. Poi l’incontro con il M° Francesco Marchetti, il nostro attuale Dues ex machina (compositore dei brani e ideatore del progetto) è stato decisivo: anche lui appassionato di musica celtica decide di rivoluzionare completamente lo stile delle Green Clouds. E così il gruppo da tre musiciste si è allargato a cinque componenti, mantenendo però la sua caratteristica di band al femminile. Effettivamente l’originalità non ci manca! Perché di gruppi al femminile che fanno musica celtica non ce ne sono moltissimi…che fanno musica cetica/elettronica…sinceramente non ne conosciamo! Rimanendo sul discorso dell’originalità ci teniamo anche molto nel curare la nostra immagine e forse l’essere donna in questo aiuta parecchio! Ecco che la scelta di un certo tipo di costumi e l’utilizzo della maschera ci aiuta ad essere molto più 'fantasy'. Il nome invece è stata un’idea del papà di Graziana e dobbiamo ammettere che ha convinto tutte: il verde dell’Irlanda unito alle nuvole (elementi mutaforma), identificano perfettamente la nostra musica ed il nostro modo di porci. La musica come le nuvole, infatti, si modifica denotando 'atmosfere' differenti."

Avete 'creato' il Keltronic, che cos'è questo genere musicale?
"Non ci sentiamo di poter affermare di essere le fondatrici di un nuovo genere musicale, ma sciuramente amiamo definire la nostra musica 'Keltronic'. Questo perché ci sembrava il termine che maggiormente identifica questo connubio tra la musica celtica e l’elettorinica. Inizialmente il gruppo eseguiva un programma puramente acustico, ma attualmente ci siamo volute differenziare anche in questo. Non esistono tante situazioni simili alla nostra e probabilmente abbiamo percepito una carenza in tal senso. Abbiamo, comunque, deciso di portare avanti anche un repertorio legato alla dimensione acustica, che definiamo 'wirless'."

Una riflessione sulla musica celtica contemporanea nel rispetto della tradizione e nuove sperimentazioni.
"In questo, spesso, ci capita di scontrarci con i tradizionalisti, con coloro che, anche in maniera eccessivamente purista, allontanano tutto ciò che non è tradizionale. Noi amiamo le contaminazioni e lasciamo fare la musica tradizionale agli oriundi, a coloro che ce l’hanno nel sangue da sempre. È come se un gruppo giapponese avesse la pretesa di suonare la pizzica…crediamo che probabilmente sia meglio sentirla suonare da chi ha il Salento nel sangue! Dunque rispettiamo e amiamo la tradizione celtico-irlandese, dalla quale traiamo ispirazione, ma lasciamo che siano gli autoctoni ad eseguirla. Questo perché il rsipetto che abbiamo verso questo genere musicale è enorme! Crediamo che questo sia stato capito ed apprezzato dalla maggioranza delle persone ed, infatti, quando nel 2009 abbiamo aperto il St Patrick’s Day a Dublino, abbiamo riscosso un successo enorme da un pubblico che inizialmente sembrava non predisposto ad ascoltare delle musiciste italiane che suonassero la 'loro musica'. Inoltre con il nostro Keltronic vogliamo anche far capire che la musica celtica non è quel genere musicale a volte anche troppo statico, che si associa spesso e volentieri alle New Age. La musica celtica può rilssare, ma può anche far ballare e far divertire."

Cosa ha significato per voi esibirvi al Teatro Brancaccio con Hevia, il piper internazionale inventore della cornamusa elettronica?
"L'esperienza al Teatro Brancaccio di Roma è stata per noi la realizzazione di un sogno! Esibirsi con un idolo della musica celtica mondiale ha rappresentato una delle più grandi emozioni provate negli ultimi anni. Segno forse che la fatica effettuata in questi anni sta cominciando a rendere i suoi primi frutti.
Ricordiamo che prima di salire sul palco ci guardavamo ancora incredule per quello che stavamo per fare. L’emozione era tanta ma sicuramente la grande umiltà di Hevia ci ha aiutato a sentirci a nostro agio. Il connubio ha funzionato benissimo, questo non solo a detta nostra, ma anche delle oltre 1300 persone presenti. Il primo luglio avremo l'occasione di esibirci ancora una volta con Hevia al Laziowave Festival e siamo felicissime!".

GREEN CLOUDS - Trance Celtica (official videoclip)‬



Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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