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19 Giugno 2019

La scimmia nuda balla

di Dario Cecconi
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La scimmia nuda balla

La proiezione di vuote immagini di ‘intellettualismo astratto’ indebolisce la nostra più autentica identità individuale: questo il contenuto sotteso in ‘Occidentali’s Karma’, il brano vincitore del Festival di Sanremo 2017

I più critici l’hanno definita “la canzone della scimmia”, non senza un velo di pungente disprezzo. Altri sono semplicemente rimasti perplessi di fronte ai giochi di parole che gli autori hanno inserito nel testo, il quale, con una buona dose di ironia, mette alla berlina la nostra ‘fuga’ sconsiderata nelle filosofie orientali. Altri ancora, si sono limitati a cantarla senza dare troppa importanza al significato delle parole. Alla fine, l’importante è divertirsi perché “sono solo canzonette”, come diceva Edoardo Bennato. Grazie a un ritmo coinvolgente e a una coreografia tutta da gustare, con tanto di 'scimmia che balla', la canzone vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo ha da subito conquistato il pubblico. ‘Occidentali’s Karma’ sarà, con tutta probabilità, uno dei ‘tormentoni’ dei prossimi mesi e, forse, dell’estate. Il brano colpisce soprattutto per il mix tra canzone ‘impegnata’ e ‘ballata’, che ha incuriosito anche la giuria tecnica di Sanremo. E’ facile intuire dal titolo l’accostamento tra due culture diverse. Il testo sembra un ‘guazzabuglio’ di parole buttate lì a caso ma, in realtà, offre molti spunti per ironizzare sul mondo di oggi e su quel goffo tentativo di molti di ‘scimmiottare’ abitudini e usanze orientali per cercare di sentirsi meglio e ritrovare l’armonia interiore. Aderire a una filosofia orientale è diventato un vero e proprio fenomeno di costume per l’occidente degli ultimi anni: una vera e propria moda, da seguire senza immaginare nulla di più del fatto che ‘orientale’ equivalga a ‘benessere’, mentre invece si tratta di filosofie morali ‘cumulative’, che dunque indeboliscono l’identità culturale del mondo occidentale, che invece è ‘rivoluzionaria’. O, per lo meno, finisce col ‘dissociarla’ rispetto alle molteplici esigenze pratiche che bisognerebbe, invece, affrontare con coraggio e non certo 'avvinghiandosi' a una vuota immagine ‘iperintellettuale’ di se stessi, da proiettare agli altri per fare i ‘fighetti’. In sostanza, Francesco Gabbani e Fabio Ilacqua, quest'ultimo noto autore di canzoni per Mina e Adriano Celentano, hanno rispolverato un bel po’ di citazioni colte, non si sa se per inconsapevole memoria o per intenzione. E hanno giocato sul fatto che, dietro al nostro modo di essere intellettuali siamo, in verità, tutti delle ‘scimmie vestite’. La canzone vuol essere una presa in giro, una bonaria accusa all’abitudine generalizzata dell’uomo occidentale di cercare rifugio anche in ciò che non conosce, se non in modo spesso frettoloso e superficiale. D’altronde, come ha dichiarato lo stesso Francesco Gabbani in una delle più recenti interviste televisive: “La scimmia è nuda, alla fine di tutto, così come il re era nudo in una famosa fiaba allegorica, in cui solo un bambino aveva avuto il coraggio di dire le cose come stavano”. L’intelligenza, quella vera, è dunque ‘demodè’. E il senso del brano sembra racchiuso in un ‘inciampo’ in cui anche la meditazione rischia di diventare un prodotto di consumo. “Andiamo a fare yoga”, ha specificato il vincitore di Sanremo 2017 in un’altra intervista a ‘Tv, sorrisi e canzoni’, “ma stando attenti all’outfit. È la natura, la nostra natura più vera, quella della ‘scimmia nuda’ che è importante riscoprire..”. Per il momento, possiamo solo ballare, pensare e sperare che la scimmia si rialzi: “Namastè. Alè”.

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